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Daniele Petrollini: una ricciola da brividi

| 10 ottobre 2006 | 1 Comment
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Petrollini porta il pesce in superficie. (foto A.Balbi)

Giovedì 28 settembre, Secca delle Bisce ore 12:30 – Stage di pesca della Effesub.
Arrivato la mattina stessa, ancora un po’ intontito dal viaggio in nave, faccio le mie cose con calma ed entro in acqua per ultimo.
Vedendo che tutti gli atleti si dirigevano a nord al seguito di Pietro Milano, colpevole di aver pubblicizzato troppo il fatto che avrebbe raggiunto una bella tana che conosceva, mi sono diretto verso est alla ricerca di qualche bel sommo -magari un po’ più profondo- ai margini della secca, portando con me il mio Carbon Blade 100 con elastici da 19mm ed asta da 6mm monoaletta ed un sessantino sotto il pallone, per qualsiasi problema di tana sovraffollata.
La situazione era quella dei nostri sogni: mare calmo, acqua come cristallo, assenza di termoclino e corrente quasi nulla, il tutto in una secca in mezzo al mare della Costa Smeralda in Sardegna, nella stagione della Ricciola. Ero già all’interno del mio sogno!
Dopo qualche aspetto infruttuoso su alcuni sommetti di granito in mezzo alla posidonia, il fondale comincia a farsi più interessante: sprofonda di qualche metro ed i sommi iniziano ad essere di più e più pronunciati, infatti, girandomi lentamente durante un aspetto, mi trovo alle spalle una bella orata che, incuriosita, mi scruta. La delicata operazione di girarmi ed allineare il fucile per il tiro non mi riesce (di poco) e lo sparide lentamente si defila ed esce dalla gittata del mio 100. Peccato!
Finalmente, qualche tuffo dopo, dalla mia sinistra si materializzano quattro o cinque splendidi pescioni, dei dentici che stimo tra i 4 ed i 7 chili. Purtroppo, l’orario non è quello giusto e, soprattutto, il filo del pallone che ho collegato alla schiena, nonostante sia di nylon abbastanza sottile, non convince troppo i denticioni, che dopo essere sfilati in bella mostra ad una quindicina di metri dalla mia postazione, lentamente si allargano, niente affatto incuriositi.

 

Un colpo preciso e ragionato ed i pesce non ha avuto scampo. (foto A.Balbi)

A questo punto, assodato che il posto è quello giusto, stacco il pallone dalla cintura e lo pedagno sopra corrente, in modo che la boa stazioni in prossimità della mia zona operativa.
Comincio a fare aspetti un po’ qua ed un po’ là, sopra le varie rimonte rocciose.
Al secondo aspetto, sopra un sommo alla mia destra, le castagnole cominciano ad aprirsi e qualche denticiotto da chilo comincia a farsi avanti. Ho giusto il tempo di scorgerli che ben altro attrae la mia attenzione: da dietro alla risalita si materializza un mostro del mare! La ricciola della vita, enorme e plumbea, mi punta aumentando la sua velocità sempre di più, come per volermi investire.
La prima cosa che ho pensato è stata: ‘E adesso che gli dico a questa con il mio misero cento e asta da 6mm monoaletta?’. Così sono risalito e me ne sono tornato al gommone!
E si lallero! :-)
Ho allineato bene il fucile e prima che avesse il tempo di girarsi ho scoccato un tiro che ha colpito il pesce appena sotto l’occhio.
In quei pochi istanti sono riuscito a pensare che un tiro laterale non mi avrebbe dato possibilità
di cattura, infatti difficilmente avrei passato un pesce così grosso. Soprattutto, l’asta da 6 mm avrebbe subito delle sollecitazioni tali che al 90% si sarebbe rotta sulle tacche… ma questo non lo sapremo mai.
Guardando la scena avevo come la sensazione di aver colpito il pesce con un ago anziché con l’asta!
Mi sono subito reso conto di non essere riuscito a fulminare il pesce, ciò nonostante, il tiro era andato ben a segno ed il pesce lo aveva “sentito” non poco, dato che, arrestata la sua corsa, ha cominciato a scuotere la testa aprendo al bocca. L’asta era entrata per una cinquantina di centimetri ed era perfettamente in linea con il corpo dell’animale, circostanza che mi ha fatto ben sperare.
Dopo gli inutili tentativi di scrollarsi l’asta di dosso, percorsi poco più di 20 metri, il pelagico si è accasciato sulla posidonia, mentre io nel frattempo ero già risalito filando il mulinello.
La prima cosa che ho pensato è stata di cercare di recuperare la boa pedagnata, dove sotto avevo l’altro fucile, ma alzando la testa ho visto che il pallone era a circa 15 metri da me e con il filo che era rimasto nel mulinello non ce l’avrei fatta.
Così mi sono portato sulla verticale del pesce, che era ancora fermo lì sulla posidonia ad una profondità di 24 metri. “Ma non sarà che l’ho fulminato?”, mi sono chiesto, non ho fatto in tempo ad elaborare il pensiero che, come se mi avesse sentito, il pesce mi ha risposto partendo a spron battuto verso il mare aperto, come se niente fosse.
Ed io dietro!

 

Un pesce da sogno coi suoi oltre 39 chilogrammi! (foto A.Balbi)

Per circa venti minuti ho inseguito il pesce in fuga, assecondandone scatti repentini e violenti scrolloni.
Intanto la secca era finita, il pesce era sprofondato nel blu ed io ero in mezzo al mare senza pallone, che tra l’altro non vedevo neanche più. Incoraggiante!
Così, guardandomi intorno, ho visto una barca a vela che si avvicinava ed ho cominciato a sbracciare e ad urlare finché non mi hanno visto e, ammainate le vele, mi hanno raggiunto a motore: erano francesi! Così ho cominciato a cantargli a squarciagola: “po-popopopopo-po campioni del mondo”!!!!!” :-)
Ovviamente scherzo: sono riuscito a comunicare in inglese e a spiegare loro la situazione, chiedendogli di raggiungere il gommone che, essendo di 12 metri, si vedeva perfettamente, per avvertire i miei compagni di Team dell’accaduto.
Solo dopo ho saputo che una volta raggiunto il gommone non sono riusciti a spiegarsi e il mio tentativo non è servito a nulla, infatti il gommone ha continuato il suo giro di raccolta degli atleti ed è arrivato al mio pallone, ovviamente senza trovarmi.
Cosa è successo allora? E’ successo che per una volta nella vita ciò che noi pescatori in apnea odiamo a morte è girato a mio favore!
Un’imbarcazione di trainisti transitava nella mia direzione, mi sarebbe passata sopra se fossi stato fermo.
Attirata la loro attenzione, dopo una decina di improperi ed insulti da parte degli stupefatti pescatori -pienamente giustificati dato che mi trovavo in mezzo al mare senza boa di segnalazione- ho spiegato l’accaduto e mi sono fatto assistere nel recupero del pesce, che nel frattempo aveva esaurito le sue energie.
Caricata a bordo con non poca fatica la ricciola, che risulterà essere poco più di 39 chili, ci siamo diretti verso il gommone che era già in mezzo allarme.
E lì lo stupore e l’entusiasmo hanno preso il posto dell’apprensione e mi hanno sostenuto nelle due ore e mezza successive, trascorse a fare foto in acqua in tutte le pose possibili ed immaginabili!
Che giornata indimenticabile!

 

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