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Daniele Petrollini

| 16 giugno 2001 | 0 Comments
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Daniele Petrollini con una cernia

Daniele Petrollini, classe 1972, è senza dubbio uno tra gli atleti più promettenti della pesca subacquea agonistica. Studente universitario, ha iniziato a prendere parte alle competizioni nel 1994 e dopo soli tre anni ha saputo non solo mettersi in evidenza nelle selettive con brillanti piazzamenti, ma anche conquistare un 4° posto nel Campionato Italiano per Società di Civitavecchia. Nel 1999 sbaraglia le selettive, guadagnandosi la qualificazione al Campionato di seconda Categoria di Follonica. Nei difficili fondali del Golfo del Sole Daniele conquista il sesto posto e strappa il biglietto per gli assoluti di Lecce, dove si piazza 13° confermando di essere un atleta di prima categoria.

AM: Daniele, una domanda obbligata: quando e come ti sei avvicinato alla pesca subacquea?

Daniele Petrollini: Ho cominciato a pescare sin da piccolissimo, le mie prime avventure le ho vissute all’età di otto anni. Nonostante allora vivessi a Terni, con i miei genitori trascorrevo almeno due mesi all’anno in Puglia, a Porto Cesareo, dove mio padre si dedicava alla pescasub, la sua passione preferita. Di conseguenza, per me è stato naturale seguirlo e cominciare a fare esperienza armato di Polpone [N.d.r.: modello di fucile subacqueo a molla]. Fu così che cominciarono ad arrivare le prime soddisfazioni ed i primi pesci: polpi, scorfani e poi saraghi e muggini. Da allora, ho sempre pescato esclusivamente in estate fino a che non mi sono trasferito a Genova per intraprendere la carriera universitaria. Qui ho cominciato a pescare tutto l’anno e a condividere le mie battute con alcuni validi pescatori: confrontando i miei carnieri con i loro che ho capito di avere talento per questa disciplina. Così, ho deciso di avvicinarmi all’agonismo, dando libero sfogo allo spirito di competizione che da sempre mi caratterizza.

Daniele al termine di una pescata

Il mondo delle gare mi ha letteralmente affascinato e il fatto di vivere il mare tutto l’anno mi ha legato in modo incredibile all’elemento liquido, tanto che non riesco più a concepire un mio rientro a Terni al termine degli studi.

AM: Apporti modifiche alle tue attrezzature?

In generale, non apporto modifiche di rilievo. Per quanto riguarda i fucili, utilizzo oleopneumatici armati di fiocina da 40 e 50 cm, mentre per le misure da 75 cm in su preferisco i modelli ad elastico. Gli oleopneumatici li utilizzo così come sono, al massimo posso eliminare la sicura, mentre negli arbaletes monto gomme da 20 imboccolate da 16 e presto moltissima attenzione all’assetto.

Attualmente utilizzo gli MB, che a mio parere non necessitano di alcun intervento, ma ho ancora molti T20, che adattavo alle mie esigenze con due interventi principali: sotituzione della testata da 20 con una più piccola da 16 e carteggio del fusto fino all’ottenimento di un assetto in acqua soddisfacente.

Daniele con uno splendido carniere

AM: Parliamo del panorama agonistico internazionale, in particolare dell’attuale superiorità della squadra spagnola. E’ solo di una questione di maggiore disponibilità di mezzi o pensi che abbia ragione chi sostiene che in Italia non ci sono più i campioni di una volta, come Mazzarri, Toschi o Molteni?

Sono assolutamente convinto che il valore dei nostri campioni di oggi sia perfettamente all’altezza della nostra grande tradizione e che la superiorità degli spagnoli sia dovuta ad una serie di fattori che non esiterei a definire “logistici”.

La pesca subacquea è uno sport molto popolare in Spagna e questo implica una maggiore disponibilità di mezzi da parte della loro nazionale: tempo, soldi, imbarcazioni, tutti elementi essenziali in una competizione, soprattutto se si svolge in un mare sconosciuto. Tanto per fare un esempio, durante gli ultimi mondiali a Bardi è toccata in sorte una barchetta lentissima, che gli ha fatto perdere mezz’ora di pesca: in una gara a questi livelli, mezz’ora di pesca in fa sicuramente la differenza.

Inoltre, gli atleti spagnoli sono dei professionisti che vanno in mare costantemente tutto l’anno e che vivono di pesca. Se i nostri Bardi, Antonini, Ramacciotti – solo per citare i titolari della spedizione a Tahiti – potessero fare altrettanto, credo che per gli spagnoli comincerebbero tempi duri.

Un carniere di saraghi e spigole

AM: Chi sono secondo te i più grandi campioni di pesca subacquea di tutti i tempi?

E’ una domanda veramente difficile, sono troppi i paramentri da prendere in considerazione. Direi che tra gli atleti che ho conosciuto personalmente i più forti sono Mazzarri, Bardi e Antonini. In assoluto, metterei ai primi tre posti Mazzarri, Amengual e Toschi. Vorrei elencarne almeno una decina……ma se posso nominarne solo tre….

AM: Tra pochi giorni inizia il Campionato assoluto di Palermo, dove dovrai confrontarti con i più forti atleti nazionali. Che obiettivo ti poni e chi vedi tra i favoriti?

Riguardo l’obiettivo, credo che per ottenere il massimo si debba puntare al massimo.

Quindi, anche se so perfettamente che tipo di confronto mi attende, non posso che fare la mia pescata al meglio e vedere cosa viene fuori.

Oltretutto, non è che abbia molta scelta: sono un giovane alle sue prime esperienze con la Prima Categoria che va a confrontarsi con tutti i migliori su un campo gara che non conosce. L’alternativa è: partire detrminati a dare il meglio o restarsene a casa!

Per quanto riguarda i fondali di Terrasini, non ho esperienza diretta, ma da quanto mi hanno detto si tratta di una zona caratterizzata da grotto un po’ a tutte le quote. Sicuramente al primo posto dei favoriti vedo Nicola Riolo, che oltre ad essere fortissimo si ritrova a giocare in casa, ma questa tipologia di fondale ben si adatta anche ad atleti come Antonini e Bardi.

Daniele prepara con cura la sacca portafucili

Vedo molto bene anche Maurizio Ramacciotti, un atleta che ha dimostrato di essere completo e maturo e che attualmente si trova al culmine della sua carriera agonistica. Dopo le brillanti prestazioni in ambito internazionale degli ultimi anni, sicuramente farà di tutto per aggiugere al suo palmares quel titolo italiano che ancora gli manca. Tornando a me, devo dire che il grotto è un tipo di fondale che mi piace ed al quale mi adatto abbastanza bene: staremo a vedere.

AM: Con il nuovo regolamento, ogni atleta non potrà catturare più di un serranide a giornata. Come influirà questa modifica sull’impostazione di gara?

Premesso che comunque non è affatto facile vincere un campionato esclusivamente con le cernie, sicuramente questa limitazione porterà gli atleti a concentrare maggiormente la propria attenzione sul pesce bianco, saraghi e corvine in testa.

Alla fine, però, sarà probabilmente la cernia a fare la differenza. In questi fondali i serranidi sono presenti in buona quantità, ma si tratta di prede difficili e molto mobili. Ripeto, non sono un conoscitore dei fondali siciliani, ma a Trapani, dove ho disputato il mio primo campionato di seconda categoria, pur avendo segnato diverse cernie in preparazione… non ne ho ritrovata neanche una durante la gara!!

AM: Un ultima battuta: il campionato in tre giornate ti soddisfa?

Sicuramente le tre prove consentono di delineare una classifica più aderente ai valori espressi in campo e meno influenzabile dai colpi di fortuna. Insomma, al termine delle tre giornate credo proprio che vinca il più forte.

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Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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