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Cernia: il prelievo illuminato

| 3 febbraio 2002 | 0 Comments
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Un giovane esemplare

Danilo Carriglio, già apprezzato dai frequentatori del Forum come Danilo Keolubè, è un naturalista con la professione della ricerca scientifica in biologia marina da cinque anni. Oltre a conseguire vari diplomi post laurea e brevetti per la ricerca subacquea, negli ultimi anni Danilo è stato più volte Educatore ambientale e Guida Naturalistica Marina alle Maldive. Come potete immaginare, pubblicare questo suo primo articolo ci fa un immenso piacere.

In un punto imprecisato del Mediterraneo, un rosso sole d’Agosto cade all’orizzonte, il pescatore raccoglie il suo respiro, l’ultimo, il più lento… solleva di scatto le pinne e punta verso il blu, alla ricerca dell’ennesimo dono del suo mare.
E man mano che si intravede il fondo roccioso, 19 metri più in basso, la folla di pensieri tace e la mano impugna più stretta il fucile…Adesso il pescatore plana con grazia sulle grandi lastre di granito e lentamente s’affaccia ad un ingresso buio, uno stretto spacco tra due roccie… Eccola. Subito, una massa bruna si muove nel buio, la Cernia si sposta verso un tunnel laterale, “sarà almeno 4 Kg”…..
La punta di acciao si allinea verso la testa dell’animale e ne segue lentamente la traiettoria, il dito comincia a contrarsi sul grilletto…….
Ma quel pescatore non spara.

Scegliere di lasciar vivere è la tregua dell’anima con l’istinto ancestrale della caccia, ma soprattutto il manifesto di un’etica di rispetto del mare che molti pescatori in apnea abbracciano con convinzione ed a ragione difendono. Ma questo gesto può non sortire l’effetto di tutela ambientale desiderato se la scelta è basata unicamente su criteri empirici, come la “stazza” della preda.

La reale correttezza del prelievo è invece legata alla conoscenza di particolari riproduttivi, etologici e più generalmente ecologici dei pesci, di cui la taglia è solo in minima parte indicativa.
Il raggiungimento della maturità sessuale, il periodo di riproduzione e lo stato di salute del popolamento di alcuni pesci devono appartenere alla cultura del pescatore in apnea del presente, se quest’ultimo vuole definirsi davvero “diverso” dalla schiera di coloro che dal mare prendono troppo e con ogni mezzo possibile, rischiandone giorno dopo giorno la desertificazione. Magari anche a costo di pagare questa coerenza in moneta di “cappotti”……

Il discorso vale in maniera particolare per una specie di cui i pescatori subacquei hanno abusato sicuramente in misura eccessiva quando era consentito cacciare con l’autorespiratore, ma con esiti comunque allarmanti anche in apnea: la cernia. L’attenuante di come la maggiore quota di reperibilità seguita alla sua rarefazione la renda sempre più preda da campioni (o da “fucilieri” pirati con bombole in spalla) non toglie che la pesca subacquea abbia avuto un ruolo importante nel fare della cernia un blasonato fantasma dei -15 metri di tante zone costiere. Nè può valere, per questa specie e per quelle quote, appellarsi troppo all’overfishing della pesca commerciale, dato che la cernia è preda di tecniche per lo più artigianali (palangari di fondo, bolentino) e che su di essa la pressione della pesca a strascico è del tutto trascurabile.
La scelta di premere o meno il fatidico grilletto deve iniziare, pertanto, dal conoscere più da vicino i ritmi di questo pesce e regolandosi su di essi.

Una grossa cernia

La cernia bruna viene inclusa nella numerosa famiglia dei Serranidi col nome scientifico di Epinephelus marginatus (è ormai in disuso il precedente E. guaza) ed è uno dei predatori più longevi dei nostri mari, riuscendo a sfiorare in casi documentati i 25 anni di età e dimensioni intorno al metro (ma si riportano in letteratura anche catture di esemplari stimati oltre i 40 anni)…..
Per farsene un idea, basta godersi i reportage fotografici apparsi sulle riviste sub a proposito delle cernie del parco di Lavezzi, anche se discutibilmente ammaestrate dal cibo offerto loro attraverso la pratica del feeding subacqueo.

La longevità in natura è caratteristica consentita soprattutto a predatori “efficaci”: e la cernia lo è, come vorace dominatore di fondali rocciosi ed aree limitrofe ai posidonieti, suoi territori di elezione, che perlustra a caccia di molluschi, crostacei e, in età adulta, pesci “da porzione”.
Da qui un primo punto debole: la sua sedentarietà. O meglio, tralasciando una “pigrizia” fisiologica dovuta alla scarsa efficienza della sua vescica natatoria, la sua territorialità, il cui luogo d’espressione è una tana labirintica che può condividere talvolta con altri inquilini, anche della sua stessa specie. Una fedeltà straordinaria al suo territorio che la cernia ha dimostrato nel corso di appositi esperimenti scientifici, essendo in grado di ritornarvi, se prelevata e poi rilasciata in luoghi lontani da quello di cattura. Ma questo comportamento di home fidelity gli è già costato troppo caro: una pressione di pesca esercitata con insistenza in luoghi preferenziali per questo predatore (le tane buone, per intenderci) sortisce l’effetto di eliminarle dal panorama subacqueo di quegli stessi luoghi.
La cernia condivide con tante altre specie il fenomeno dell’inversione sessuale, vivendo una prima esistenza da femmina ed una successiva da maschio (ermafroditismo proteroginico, dal mito classico di Ermafrodito e dai vocaboli greci di prima e femmina). E’ uno dei grandi, fascinosi espedienti che i pesci hanno sviluppato per sopravvivere e perpetuare la propria specie nel mondo sommerso e risponde a precise esigenze fisiologiche e riproduttive (su cui ritorneremo in altre occasioni).
La maturita sessuale femminile è un traguardo che la cernia taglia non prima di aver raggiunto indicativamente i 4-5 kg di peso e che, nella maggior parte dei casi, si protrae fino al raggiungimento dei 9-10 kg di peso; oltre, gli ovari cominciano a degenerare ed a lasciare posto lentamente a testicoli maschili capaci di produrre seme fertile.

 

Una cernia per nulla diffidente

Secondo punto debole: il limite della taglia di prima riproduzione non è così prefissato “bilancia alla mano” nel ciclo vitale di questo come di altri pesci. Ciò vuol dire che, innanzitutto, sparare ad individui di questa specie sotto il limite dei 4 kg è un piccolo grande ecocrimine, e di questo, va detto, i pescasub “veri” sono in minima parte colpevoli (vedi, in Estate, la miriade di lenze e di bagnanti estivi con fuciletto oleopneumatico che abbattono i giovani di cernia per unirli al resto della “zuppa”….).
Ma anche sparare ad un esemplare appena al di sopra del limite inferiore di maturità sessuale risulta sostanzialmente scorretto, perché con molta probabilità quella cernia non si è ancora riprodotta oppure lo ha fatto solo una volta…..e, visti i problemi di ripopolamento della specie, ciò non è sufficiente.

Aggravante al secondo punto debole: il ritmo di crescita delle cernie è alquanto lento, dopo una prima accelerazione in età giovanile. Ad es. dopo 6 anni di vita la taglia media è appena oltre i 40 cm. In soldoni, affinchè una cernia raggiunga i fatidici 5 kg ci vuole un bel pò di tempo.
Restiamo ancora sulla riproduzione. Le cernie, a differenza di quanto avviene per altri pesci, sembra abbiano una sola fase riproduttiva all’anno, in estate, nei mesi di Luglio ed Agosto, che coincide anche con la rimonta verso fondali meno profondi (fino a -15m/-10m) ed origina un raggruppamento di più individui in aree ristrette di preferenza, necessario a far incontrare i riproduttori.

Qui, dopo i rituali di corteggiamento, una cernia maschio ed una femmina nuotano in cerchi concentrici e ravvicinati sino alla liberazione di cellule uovo e spermatiche nell’acqua (fecondazione esterna). I gameti si incontrano, fecondandosi e disperdendosi nella corrente, destinati a generare embrioni da uova pelagiche o a finire in pasto a qualche altra creatura del mare.

Il feeding e’ una pratica discutibile

E’ fin troppo ovvio il terzo punto debole: il periodo estivo coincide, naturalmente, con la massima presenza dell’uomo (munito di fucile o di lenza ed amo) nell’area costiera e le batimetriche scelte per la riproduzione sono anche più alla portata……di apnea.
Chiudo il discorso riportando ancora qualche notizia ed un piccolo parere personale.
Il disequilibrio preoccupante della popolazione di Epinephelus marginatus è un dato oramai acquisito dalla biologia marina, tanto da far includere questa specie in alcuni protocolli di protezione ambientale quali la Convenzione di Berna sulla Conservazione della Fauna Selvatica Europea.
E’ chiaro che la pesca subacquea c’entra fino ad un certo punto e le responsabilità di questo caso vanno giustamente allargate al problema della conservazione degli habitat naturali e della gestione sostenibile delle risorse del mare.

Ma, è bene non nascondersi dietro il classico dito. Ad esempio, il malumore espresso da tanti pescatori subacquei sui vincoli dei parchi marini deve fare i conti con un dato di fatto: per le caratteristiche discusse finora, di territorialità, di preferenza per determinati biotopi, la cernia ha dato grandi prove di recupero in contesti ad alta protezione. E’ semmai ragionevolmente contestabile che, in contemporanea all’assenza dei pescatori in apnea, nelle aree a riserva parziale sia consentito pescare con lenza a mano.
Allora non resta al pescatore subacqueo che la strada dell’informazione e della coscienza, da interrogare con forza se si imbatte in esemplari di certe taglie ed in certi periodi dell’anno. Il mondo dell’agonismo deve riflettere sulla possibilità di optare per segnali ancora più forti della recente riduzione del prelievo ad un esemplare per giornata di gara e valutare seriamente l’esclusione per questa specie, come già realizzato in altri contesti, dal novero delle prede valide nelle competizioni ufficiali [ n.d.r. Nelle more della pubblicazione del contributo di Danilo Carriglio, la F.I.P.S.A.S. ha emesso la Circolare Normativa 2002, che per le competizioni di pesca in apnea prevede l’esclusione della cernia dal novero delle prede valide nelle gare di selezione].

In un punto imprecisato del Mediterraneo, un rosso sole d’Agosto spunta appena dietro l’orizzonte…Il pescatore pinneggia tranquillo verso riva, verso il suo quotidiano di uomo coi piedi per terra, ancora con l’immagine della cernia che lo osserva stupita per un attimo infinito, prima di scomparire per sempre nei meandri della tana.
Quel pescatore può andare orgoglioso di un gesto profondamente giusto, che parla di appartenenza e di rispetto verso il mare.

Nota: Le fonti utilizzate per la stesura di questo articolo si riferiscono a lavori scientifici di non facile reperibilità al pubblico. In questi ultimi anni, significative ricerche su Epinephelus marginatus sono state pubblicate per le coste tunisine da Bruslè, per il parco spagnolo delle Isole Medes da Zabala e per l’Italia dal gruppo di ricerca afferente a COISPA-Tecnologia e ricerca.

Cernia: il prelievo illuminato scritto da Danilo Carriglio media voto 3.5/5 - 2 voti utenti

Category: Articoli, Medicina e biologia, Pesca in Apnea

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