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Carlo Allegrini, un tecnico Mondiale

| 29 aprile 2006 | 0 Comments
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Carlo Allegrini

Buongiorno Carlo, iniziamo un po’ a conoscerti parlando di come sei approdato all’incarico di CT della nazionale di nuoto pinnato, segnatamente del tuo passaggio da atleta a tecnico e poi a dirigente

Provengo dal nuoto, dove sono rimasto in attività come atleta fino al 1981/82, poi sono entrato nel gruppo sportivo della Polizia dove mi hanno offerto la possibilità di fare una gara di nuoto pinnato di fondo in Sardegna. L’esperienza mi è piaciuta, ho visto che il fondo poteva essere una valida alternativa a ciò che avevo fatto nel nuoto e così ho iniziato a dedicarmi al nuoto pinnato.
Da atleta avevo molti difetti, tra i quali anche la scarsa voglia di allenarmi. Nel 1984 ci fu un avvicendamento alla direzione tecnica nel Gruppo Sportivo Fiamme Oro; all’epoca ero l’atleta più anziano, così decisero di farmi diventare allenatore, una grande responsabilità per un ventiquattrenne.
Da allora mi sono trovato subito bene, sia nel rapporto con il gruppo che nell’ottenimento dei risultati, forse anche il fatto di essere giovane e parlare lo stesso linguaggio dei miei atleti mi ha agevolato in questo difficile compito.

Quindi quello che poteva sembrare uno svantaggio nell’avere più o meno la stessa età dei tuoi atleti si è rivelato una carta vincente?

Sicuramente. Nel 1985 sono entrato a far parte dello staff tecnico della nazionale, per approdare nel 2000 al ruolo più ambito, quello di commissario tecnico.
Ecco, questo è in pratica il riassunto, certo nell’arco di questi anni ho avuto moltissimi atleti e conosciuto molte persone che, in un modo o nell’altro, mi hanno sempre insegnato qualcosa e con le quali ho fatto esperienze importanti.

Dal 2000 ad oggi ti sarai creato uno staff di collaboratori

Naturalmente, molti atleti di valore che in questi anni hanno concluso l’attività agonistica oggi fanno parte del mio gruppo e collaborano nella gestione agonistica della nazionale. Ad esempio, Andrea Mangherini e Luca Tonelli. Mi fa ancora un certo effetto pensare che fino a poco tempo fa li allenavo io.

Adesso sei a capo della nazionale e quest’anno avete una grande responsabilità perché ci sono i campionati del mondo proprio qui in Italia.

Quest’anno sento la pressione in modo particolare, potrei definirlo il mio primo campionato del mondo in veste ufficiale, in quanto il precedente (1990 n.d.r.) l’ho vissuto da secondo del DT e la mia sola preoccupazione era la parte tecnica.
Oggi è tutto diverso: sono il CT della nazionale, il mondiale si svolge nel nostro paese e tutti si aspettano grandi risultati dai nostri atleti. Come se ciò non bastasse, dobbiamo dimostrare di essere capaci di un’organizzazione impeccabile e riuscire a realizzare una manifestazione da ricordare. Tengo molto alla riuscita del mondiale perché tutto il mondo ci guarda e si aspetta delle belle cose. Sono sicuro che saremo in grado di soddisfare le aspettative.

Locandina del Mondiale di Torino

Parliamo del futuro, sia di questo campionato del mondo sia del movimento del pinnato in generale e del suo sviluppo

Per quanto riguarda la nazionale, il settore maschile ci può regalare delle grandi soddisfazioni; inutile negare che abbiamo atleti di spicco e dai quali ci si aspetta sicuramente molto come Stefano Figini, che proprio agli ultimi campionati europei ha ottenuto tre record del mondo.
Stefano è giovane, un vero talento che sto tentando di proteggere dall’eccessiva pressione, cercando sempre di tenerlo nella normalità più assoluta, facendogli capire che è molto importante prepararsi per fare il risultato ma che sicuramente non deve partire per vincere. Gli atleti sono tanti… lui è forte ma bisogna lasciargli la giusta tranquillità.
Anche la staffetta maschile, composta dai vari Andrea Nava, Lorenzo Minisola, Cesare Fumarola, Stefano Figini e Riccardo Galli, può veramente contrastare lo strapotere Russo, specialmente nella 4 x 200.
Nel settore femminile è tutto un pochino più difficile; cinesi e russe sono ancora leggermente più avanti di noi, ma in compenso abbiamo due o tre elementi che mi fanno ben sperare, soprattutto nella conquista di qualche finale, e poi… chissà, magari potremo avere qualche gradita sorpresa!
Veronica Pinzuti, Claudia Ammetto, Sara Barbero -alle quali dopo gli ultimi campionati italiani si sono aggiunte le fondiste Selvaggia Caputo e Naomi De Piccoli- possono aspirare alle medaglie.
E poi c’è la parte del fondo nella quale abbiamo una grande tradizione.
Anche per ragioni di scaramanzia non posso dire che siamo i più forti; è vero che negli ultimi anni abbiamo vinto la 4 x 3.000, però sappiamo che ogni anno è sempre più difficile e che tutti ci attendono al varco.
Abbiamo degli atleti validissimi come Fabio Picchi, Davide Manca, lo stesso Figini e Minisola, che sicuramente sono gli uomini da battere. Sappiamo di essere forti ma siamo anche consapevoli delle difficoltà che ci possono attendere; dalle gare della 4 x 3.000, dei 6.000 e dei 20 Km mi aspetto tantissimo, specialmente dal settore maschile.
Nel settore femminile quest’anno abbiamo fatto una preselezione, abbiamo cambiato un po’ il criterio di formazione della nazionale puntando su atlete che sappiano fare i 1.500, e chissà che una 4 x 3.000 non ci possa regalare uno storico bronzo che ci renderebbe felicissimi; per concludere c’è la gara dei 20.000 con Lisa Foa, che di medaglie ne ha già vinte diverse e nella quale confidiamo molto.
Ma oltre all’aspetto puramente agonistico, da questo mondiale ci aspettiamo soprattutto la partecipazione: si parla della presenza di 50 nazioni, con questi numeri mi viene da pensare come uno sport con tanti praticanti possa essere relegato ad interesse sportivo di secondo livello.

Rimanendo sempre a Torino 2006, tu sei impegnato a livello federale anche nell’organizzazione dell’evento; questo ti può distrarre dal tuo ruolo di CT della nazionale e quindi finalizzato alla preparazione tecnica degli atleti per portarli al massimo della condizione al momento giusto?

Penso di no. C’e un gruppo affiatato e preparato che cura l’organizzazione dei mondiali, io mi limito a dare qualche suggerimento, qualche pensiero personale, ma sono altri ad occuparsi dell’organizzazione vera e propria.
Io cerco quest’anno di essere a disposizione degli atleti; fino ad oggi ci sono riuscito grazie anche a tutte le società d’Italia dove nuotano, che mi danno la possibilità e il modo seguirli costantemente, interagendo con i loro preparatori secondo un programma concordato in base alle gare che devono disputare; per questo mi sento abbastanza tranquillo.

Confermi quindi che c’è uno stretto collegamento ed una collaborazione del DT con gli allenatori di questi ragazzi all’interno delle loro società?

Quest’anno mi sono prodigato fin dall’inizio per un dialogo stretto proprio per questo motivo.
E’ chiaro che io sono a disposizione di qualsiasi allenatore, non ho mai chiuso la porta a nessuno quando si trattava di instaurare un dialogo o risolvere dei problemi, almeno credo di essermi comportato così. Allo stato attuale mi sembra che ci sia una situazione abbastanza tranquilla con le società e gli allenatori degli atleti di vertice. Resta inteso che io -come la Federazione- resto a disposizione.

Più ci avvicianiamo a Torino 2006 più crescono attesa ed interesse per questa manifestazione. Vi aspettavate un successo in questo senso?

Aspettarselo? Sarebbe ipocrita non dire di sì, ma tra dire e il fare c’è di mezzo il mare, e più andiamo avanti più ci accorgiamo che se anche l’attesa per questo mondiale da una parte ci inorgoglisce, dall’altra non dico che ci preoccupa ma ci costringe a restare molto concentrati.

Quanto è difficile organizzare un mondiale in casa?

Mah, è molto difficile perché ti aspetti il massimo e la difficoltà è semplicemente quella di trovare l’eccellenza in tutto quello che fai; con l’appuntamento che si avvicina e la tensione crescente si ha sempre l’impressione di non riuscire.
Il mondiale si sarebbe dovuto fare nell’impianto nuovo, ma purtroppo dopo le Olimpiadi ci è stato comunicato che non sarebbe stato pronto; la manifestazione si terrà quindi nell’impianto della FIAT, che rimane sempre una gran bella struttura con due vasche da 50 (esterno e interno) sicuramente all’altezza.
Di fatto, però, i posti in tribuna sono 960 e non credo che siano abbastanza: dovremo creare delle tensostrutture esterne per tenere gli atleti fuori dalla vasca, anche perché abbiamo avuto una richiesta incredibile di biglietti, cosa che ci fa piacere ma che ci crea anche qualche preoccupazione.

Partenza dal blocco

La CMAS ha recentemente approvato la specialità 2 pinne, a quanto ci risulta su proposta della federazione italiana proprio per contribuire ad uno sviluppo di massa, puoi confermare?

Su questo punto mi sento di rettificare: la Federazione Italiana può essere d’accordo ma la spinta maggiore è venuta dai paesi arabi. In tanti hanno richiesto l’uso delle pinne di gomma, sia per il costo minore, sia per espandere in modo inverosimile questo sport. Purtroppo, sappiamo tutti che a livello internazionale alcune porte sono chiuse, anzi forse è meglio dire socchiuse, visto che si sta lavorando per i giochi del Mediterraneo.
Il treno delle Olimpiadi non mi sento di dire che sia ormai perso. In Grecia eravamo dentro con lo sci nautico, purtroppo poi c’è stato il cambio al vertice del CIO e il nuovo presidente Roche ha deciso di non immettere più sport nuovi ma, al contrario, di eliminarne qualcuno.
In ogni caso dal Mondiale di Torino ci aspettiamo anche un ritorno di immagine, che è quello che serve; ci attendiamo che i quotidiani più importanti siano interessati a questo mondiale, la cui importanza va aldilà dei risultati: dopo Torino molte più persone conosceranno il Nuoto Pinnato, un fatto importante.

Tornando alla specialità delle ‘due pinne’, ci risulta che l’Italia fosse favorevole alle pinne monofuse, mentre la Federazione russa spingeva per quelle in VTR. Pare che la CMAS abbia fornito una lunghezza massima di 65 centimetri ma non si è capito chi possa ritenersi più soddisfatto.

Riguardo la lunghezza dei 65cm è stata una mia interpretazione data a livello nazionale. In sede di riunione avevo capito che il regolamento della specialità ‘due pinne’ si avvicinasse a quello italiano; sicuramente la misura non si discosterà di molto dai 65 cm.
La pinna sarà quella commerciale, di qualsiasi ditta subacquea, proprio per eliminare il problema del reperimento del materiale ed evitare un mercato monolaterale come quello che c’è oggi nel NP, dove siamo costretti ad acquistare materiale russo o ungherese.

Quindi la Federazione russa ha perso questa battaglia?

Sicuramente la Federazione russa ha provato a proporre un regolamento che riguardasse le pinne in fibra, fortunatamente la CMAS non ha intenzione di dirigere il mercato verso poche nazioni che poi possono fare il prezzo, non sarebbe giusto.

Questa novità, dicevi, sarà di aiuto allo sviluppo della disciplina.

Sicuramente! Ci sono già molte società di nuoto che si sono affacciate al NP, con le pinne di gomma l’incremento sarà notevole. Se -come penso- questa semplificazione porta al risultato sperato, il comitato di settore potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di staccare il campionato italiano con pinne, perché effettivamente i numeri giustificherebbero questa operazione.

Prima di entrare nello specifico e parlare di NP e apnea, ci pare di vedere pochi atleti di velosub e orientamento, cosa pensi del futuro di queste specialità?

Io distinguerei le due cose. Sicuramente in campo nazionale la velosub è poco praticata, ma in campo mondiale la situazione non è così compromessa, in fondo uno o due rappresentanti per nazione ci sono; noi in questo siamo un po’ indietro, salvo Roberto Fiorucci, che è al vertice della specialità.
C’è un problema di bombole e di allenamenti; se uno si allena per il pinnato riesce ancora ad avere orari accettabili; invece quando si usano le bombole si va verso un mondo di sub con orari sicuramente più difficili.
Per l’orientamento c’è poco da dire, è il sacrificio del NP; probabilmente se inserito in un contesto di gare di NP potrebbe avere un successo maggiore; ad esempio, se durante un Campionato italiano di fondo si organizzasse anche quello di orientamento, forse si potrebbe ottenere una maggiore diffusione di questa specialità.

Quindi il futuro come lo vedi?

La velosub per ora c’è e non vedo problemi. L’orientamento, invece, dovrà prendere degli accorgimenti diversi.

Spettacolare tuffo

Ritieni che l’unione di apnea e NP potrebbe portare dei vantaggi alle discipline? In caso positivo, quale disciplina beneficerebbe di più dell’unione?

Mah, io credo di sì. L’apnea oggi viene fatta con la monopinna e quando si comincia a parlare di monopinna è naturale che si parli di pinnato.
Per quanto riguarda i vantaggi reciproci, sicuramente a livello di sponsorizzazioni l’apnea comporta movimenti più importanti e potrebbe portare al pinnato più conoscenza a livello mediatico, acquisendo dei numeri che oggi non ha. Fermo restando che, a mio avviso, prima l’apnea dovrebbe adottare qualche accorgimento.

Tu hai avuto modo di vedere una gara di apnea ultimamente?

No ma mi riservo di farlo molto presto.
Dal 27 al 30 aprile sarò a Lignano Sabbiadoro per la Mediterranean Cup, una manifestazione internazionale che vede diverse nazioni impegnate nel pinnato.
Negli stessi giorni e nello stesso impianto ci sarà una gara selettiva nazionale di apnea dinamica. Sono molto curioso, anche se ho qualche dubbio sui regolamenti, che per le attività internazionali dovrebbero essere un po’ più severi. Credo che sia spettacolare vedere uno che fa tanti metri sott’acqua, ma che non sia bellissimo vedere uno che dopo averli fatti si sente male.

Questo è uno dei problemi dell’apnea agonistica degli ultimi anni, quando le prestazioni hanno iniziato a diventare importanti, pensi si possa trovare una strada alternativa?

Non saprei, probabilmente si potrebbe fare una misura fissa e giocarsela sul tempo; vedere uno che si sente male anche se ha effettuato una performance importante non è ne bello né positivo per il movimento. Non è il massimo a livello mediatico ed è improponibile a livello giovanile, anche se poi ultimamente in TV fa più scena quello che si sente male che la prestazione sportiva; da uomo di sport, però, non credo che sia una strada percorribile a lungo.

Una ipotetica unione tra NP e apnea, sotto quale “casa” dovrebbe avvenire?

Unione è una parola grossa, adesso appartengono a due settori distinti…. appartengono ambedue alla stessa Federazione; io credo che, pur mantenendo la propria autonomia, potrebbero collaborare in alcune manifestazioni: questo potrebbe essere il primo passo.
Sul fatto dell’unione sarei un pochino più cauto, anche perché parlare di unione di discipline è un problema più ampio che non riguarda più soltanto la parte tecnica, ma coinvolge quella politica.
Io credo che pur appartenendo a due settori diversi non dobbiamo dimenticare di far parte della stessa federazione.

Atleta in gara

Per l’apnea accodarsi al pinnato potrebbe essere l’unica strada percorribile per approdare alle Olimpiadi?

Aumentando i numeri sicuramente la manifestazione si può presentare più bella, però ci vuole una regola che tuteli lo svolgimento, ripeto non è mai bello vedere gente che si sente male.
Capisco che l’apnea è nata come una cosa estrema però se la vuoi inserire in un contesto sportivo questo deve poter essere praticato da tutti, non mi pare che oggi ci siano questi presupposti.

Sambe e sincopi sono un problema per le manifestazioni in piscina, noi ci siamo tristemente abituati, ma a chi assiste ad una gara per la prima volta questi spettacoli non fanno certo una bella impressione…

A me le hanno raccontate le storie di gente che arriva con gli occhi girati, uno come fa ad essere contento? Io capisco che per gli addetti ai lavori è normale, ma forse l’abitudine ha fatto perdere il senso della normalità, non ti pare?

Anche promuovere un settore giovanile diventa impossibile

Impossibile?” Io penso proprio zero, un genitore che assiste ad una gara per la prima volta, non penso spinga il figlio a fare questo sport.

I regolamenti, quest’anno un po’ sono cambiati cercando di penalizzare gli atleti che sbagliano, fino ad ora però i risultati non sono stati incoraggianti, ed anche a livello internazionale non c’e regola che impedisca tutto ciò. Pensi che una disciplina sportiva possa crescere con questi presupposti?

Difficile dirlo, penso che alla base ci voglia sempre il dialogo e la collaborazione per risolvere le situazioni difficili; il movimento dell’apnea secondo me è ampio, il fatto che sia divisa in due fazioni è assolutamente deleterio, bisogna capire che si deve riunire tutto il potenziale dei numeri sotto un’unica bandiera riconosciuta internazionalmente dal movimento sportivo, più sono grandi i numeri più si può essere ascoltati.
Un esempio banale, il karate non è mai andato alle Olimpiadi proprio perché è diviso in fazioni.

E quindi i numeri non giustificano?

Prova a pensare quanta gente fa’ il karate, e non riescono comunque ad andare alle Olimpiadi.
Loro hanno molte categorie, hanno i loro riconoscimenti, hanno le loro federazioni internazionali, riconosciute e non, in questo modo non ce la faranno mai. Se per qualche caso fortuito dovessero riuscire, inizierebbero subito le guerre interne, una situazione insostenibile nel mondo sportivo.

Nell’apnea manca anche un po’ di cultura sportiva, soprattutto sul come funzionano le federazioni e lo sport universalmente riconosciuto, è difficile ancora oggi fare capire che lo sport agonistico è radunato sotto un’unica bandiera.

Bravo! E’ assolutamente così, è l’unica strada percorribile!

Io seguo ormai da molti anni l’apnea e ne ho osservato tutte le evoluzioni, compreso il passaggio dalle due pinne alla monopinna. Il problema principale tra gli apneisti è la completa mancanza del gesto atletico, la maggior parte di loro utilizza la monopinna da autodidatta e pur avendo incrementi delle prestazioni lo spettacolo è desolante. Pensi che un contributo dei tecnici del pinnato sia auspicabile?

Penso che sia una cosa fattibile e importante per entrambi gli sport; il Comitato di Settore della subacquea dovrebbe, in Consiglio Federale, richiedere la partecipazione dei tecnici di pinnato e il problema è politicamente risolto; anzi penso che sia importante scambiare le proprie conoscenze.
E’ implicito che per imparare ad usare la monopinna ci voglia un tecnico di pinnato che, credimi, non si forma in due giorni; gli apneisti, dal canto loro, potrebbero insegnarci qualcosa sulle tecniche del respiro, utili ad alcune nostre specialità.

Ti ringrazio molto per la disponibilità e rinnovo la possibilità di risentirci non appena avrai avuto occasione di presenziare a qualche gara di apnea, evito di tirare in ballo lupi e balene per i mondiali, sono certo che non ne avrai bisogno!

————- Chi è Carlo Allegrini ——————-

Nato a Roma il 17 Giugno 1960

Dal 1980 Arruolato nella Polizia di Stato Reparto Gruppi Sportivi con qualifica di Atleta Settore Nuoto Pinnato;

Dal 1984 Responsabile Tecnico Nuoto Pinnato del C. N. Fiamme Oro Polizia di Stato;

Dal 1986 Docente Nazionale Nuoto Pinnato;

Vice Direttore Tecnico S.I.T. N.P. F.I.P.S.A.S. (Staff Tecnico Nazionale ‘ Settore di Istruzione Tecnica Nuoto Pinnato);

Vice Direttore Tecnico Squadre Nazionali;

Dal 1988 diplomato I.U.S.M- (ex I.S.E.F.)

Dal 2000 Direttore Tecnico S.I.T. N.P. F.I.P.S.A.S.
(Staff Tecnico Nazionale ‘ Settore di Istruzione Tecnica Nuoto Pinnato);

Direttore Tecnico Squadre Nazionali

Titoli conquistati dagli Atleti allenati dal sopracitato Direttore Tecnico:

Titoli Italiani individuali: 229

Titoli Italiani Assoluti di Staffetta: 59

Campionati Europei assoluti:31 Medaglie (5 ORO, 14 ARGENTO, 12 BRONZO)

Campionati Mondiali assoluti:30 Medaglie (8 ORO, 13 ARGENTO, 9 BRONZO)

Giochi del Mediterraneo (Gran Gala): 5 Medaglie (2 ORO, 2 ARGENTO, 1 BRONZO)

World Games: 4 Medaglie (1 ORO, 2 ARGENTO, 1 BRONZO)

Medaglie al Valore Sportivo C.O.N.I.: 72 Medaglie (6 ORO, 15 ARGENTO, 51 BRONZO)

Carlo Allegrini, un tecnico Mondiale scritto da Alberto Balbi media voto 1/5 - 1 voti utenti

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