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Campionati Italiani Individuali Acque Interne 2009

| 14 ottobre 2009 | 0 Comments
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Preparativi (Foto E. Cinelli)

Non sempre le cose sono prevedibili e talvolta le situazioni si presentano molto diverse da quello che ci si aspettava, così sorpresa, improvvisazioni e mobilità sono state le parole chiave, i leitmotiv di questa gara, di questo Campionato Italiano Individuale Acque Interne, organizzato dall’ASD Pro Desenzano – Tritone Sub.

Il campo di gara, sullo sfondo (Foto E. Cinelli)

Il campo gara è uno dei più classici del Lago di Garda, il grande golfo che si estende tra Desenzano e Sirmione, quindi stiamo parlando del basso lago, di fango e di alga, di acque aperte e solari, di anguille e tinche come obiettivi primari.
Anguille e tinche due pesci che solitamente non tendono a muoversi molto, non almeno nel breve periodo. Invece in questa occasione ecco che il diverso numero di tinche viste nei giorni di preparazione, la domenica della gara erano sparite, volatizzate, costringendo gli atleti ad andare più al largo, a gettarsi negli abissi del lago per cercare le anguille, peraltro viste in numero esiguo anche nei giorni precedenti la gara.

Ingresso al porticciolo (Foto E. Cinelli)

La partenza della gara avviene proprio davanti al porticciolo della Zattera, in quel di Rivoltella del Garda. Al puntuale suono della sirena, i gommoni partono veloci, in buona parte in direzione di Desenzano, alcuni vanno dal lato opposto, ovvero verso Sirmione, ma ‘ tre restano fermi ! Che fanno? Problemi? No, nessun problema, solo tattica: sono gli atleti di casa, quelli del Tritone Sub di Desenzano, e in quanto tali rischiando di fare da lepri hanno lasciato partire gli altri per poi portarsi con più tranquillità sui loro punti di partenza.
Tutti si portano nelle zone relativamente sottocosta alla ricerca delle tinche che, come già detto, durante la preparazione sono state viste numerose, sebbene piuttosto mobili e diffidenti. Dopo un’ora di tuffi, però, le catture sono veramente esigue, molti atleti sono ancora a secco e gli altri hanno in gommone uno o due pesci al massimo.

Gli atleti rientrano in porto (Foto E. Cinelli)

La decisione è quasi unanime e all’unisono i gommoni si portano al largo. Qui i tuffi si fanno impegnativi, le profondità vanno dai 20 ai 30 metri e sebbene la giornata sia serena, la visibilità in acqua a quelle profondità non è certamente il massimo. Si cercano le anguille, ma anche queste si fanno desiderare e verso metà gara molti atleti ritornano verso la costa nella speranza che le tinche, visto anche il rialzo della temperatura esterna, siano tornate a farsi vive.
In effetti qualche tinca ora gira e le catture iniziano a farsi, per alcuni, decisamente più frequenti e regolari.
Verso la fine della gara si notano ancora alcuni spostamenti e qualcuno (Pedersoli ad esempio) forse sentendo troppo la gara, innervosito da troppi errori di tiro, commette l’errore di abbandonare una zona con pesce codato nella speranza di chiudere il numero di anguille, che invece restano scarse e difficili.

Alle ore 13 gli atleti rientrano al porto e consegnano i loro sacchetti. I primi che arrivano fanno pensare ad una giornata veramente scarsa di catture: un pesce o due per sacchetto. Poi, però, arrivano sacchetti più carichi e alla fine il conto delle catture, seppur non eguagli i ricordi di un non lontano passato, si fa comunque corposo. Oltre a tinche e anguille si vedono anche in buon numero di persici, alcuni cavedani e un bel luccio, l’unico della giornata, catturato dal sempre presente Marenco.

Si consegna il pescato (Foto E. Cinelli)

Verso le 14 inizia la pesatura; i pesci si alternano veloci sulla bilancia elettronica e pian piano si delinea quella che sarà poi la classifica finale della competizione: Villani vince di poco su Migliorati, più distanziato ma pur sempre ottimo terzo è Jori, seguono Lorenzi e Ferrari, infine a scalare e man mano sempre più distanti dai primi tutti gli altri atleti, tra i quali delusissimi Marenco e Pedersoli.

Chiacchiere post gara (Foto E. Cinelli)

Terminata la pesata, velocemente viene smontato il gazebo e ci si sposta al Ristorante per un meritato pranzo e la debita premiazione.

A pranzo le recriminazioni degli atleti e le discussioni tengono banco, soprattutto l’episodio di una boa (quella di centro campo) male ancorata e ballerina, che ha reso complicato il mantenimento dei limiti del campo di gara; poi la boa di Desenzano che è stata fatta spostare dalla Guardia di Finanza in quanto troppo vicina alla rotta del traghetto (invero è stato il traghetto a tenere una rotta diversa dal solito e finire in pieno campo gara), spostamento che ha fatto finire fuori campo gara un bel numero di atleti e una zona che si presentava abbastanza buona; infine la squalifica di Rizzi perché trovato, a meno di due ore dall’inizio, fuori campo gara.
Come sempre anche le discussioni più accese pian piano scemano e arriva l’ora della premiazione. Ci si sposta all’esterno del Ristorante dove un tavolo coperto di ricchi premi fa bella mostra di se stesso; vengono ringraziati gli sponsor che hanno fornito i detti premi ovvero Aquatica, Best Diver, Parisi e Seatec. Ospite d’onore arriva a premiare gli atleti Barteloni, atleta del prestigioso Team Mares, ottimo secondo posto ai recentissimi Campionati Italiani di pesca in apnea in mare.

Pian piano il tavolo dei premi si svuota, resta solo da assolvere la tradizione del podio con le foto di rito. Dopo di che gli atleti si salutano e pian piano anche questa competizione passa alla storia e ai ricordi di atleti, organizzatori e pubblico.

Il tavolo della premiazione, a destra Barteloni (Foto E. Cinelli)

La parola agli atleti

Franco Villani (Apnea Club Brescia – Team Seatec)

Franco Villani (Foto F. Pedersoli)

Purtroppo ho potuto preparare solo dal venerdì, una brutta influenza mi ha tenuto a letto fino a mercoledì sera e il giovedì non me la sono sentita di entrare in acqua. Per come mi sentivo avevo anche messo in dubbio la partecipazione al campionato!
Conosco quel campo gara abbastanza bene, ma a seconda della stagione il pesce si sposta molto, soprattutto di batimetrica. Le anguille erano nei soliti posti ma in numero molto ridotto rispetto a quanto mi aspettassi. Sono quindi andato alla ricerca di zone in poca acqua con tante scardole ma ho trovato soltanto alcuni punti ricchi di “alghe” stranamente deserti. L’unica alternativa erano le tinche e qualche persico in punti nevralgici, come relitti o sassoni. Oltre a cercare senza successo zone fonde dove poter trovare un luccio “jolly”, ho dedicato il sabato a verificare i segnali trovati negli orari nei quali prevedevo di andarci durante la gara.
Sembrerà una congiura ma, immancabilmente, la mattina della gara il pesce era praticamente scomparso! Visto che l’acqua era ancora intorno ai 20° e in preparazione le tinche sembravano girare già dalla mattina presto, ho deciso di partirvi, lasciando le zone da anguille verso la fine gara. Eravamo almeno in 10 atleti ad aver fatto la stessa scelta, segno che non avevo avuto un miraggio!

Dopo quasi un’ora, nonostante qualche rapido spostamento cercando su batimetriche diverse il mio carniere era desolatamente vuoto. Non perdendomi d’animo, cosa non semplice vista la situazione, ho iniziato a seguire la mia tabella di marcia andando sui punti da persici prima che fosse troppo tardi. Scelta rischiosa ma che mi ha permesso di arpionarne 5 in ben quattro posti diversi chiudendo così la specie e assicurandomi un bonus. Ad un’ora e mezza dalla fine una mossa incauta di un altro gommone ha fatto insospettire il mio barcaiolo, il quale avvisatomi all’istante che si trattava di tinche mi ha spostato immediatamente in quella zona. Visto il peso medio di questi ciprinidi ho pensato fosse l’unica possibilità per recuperare, ho modificato quindi il mio programma di gara tralasciando le anguille per tentare il tutto per tutto. Il ritmo delle catture è stato alto fin da subito e, malgrado la stanchezza si facesse sentire, in poco più di un’ora oltre ad un corpulento cavedano ne ho catturate 7. Ho temuto fino all’ultimo non potessero bastare, invece…
Ringrazio di cuore il mio barcaiolo Stefano che è stato grandioso, oltre ad essere attento e preciso nel momento di difficoltà ha sempre la parola giusta che non ti fa calare la tensione.

Marco Migliorati (Pro Desenzano Tritone Sub – Team Best Divers)

Marco Migliorati (Foto E. Cinelli)

I giorni di preparazione si sono succeduti in tranquillità e regolarità, lago calmo e tempo buono mi hanno lasciato perlustrare per bene il campo di gara e le osservazioni sono state precise e puntigliose.
Ho trovato diverse tinche che stazionavano attorno agli otto-nove metri di profondità, ma ne ho avvistate anche di più profonde, sui sedici metri. Tutte però molto mobili, le vedevo un giorno e il giorno dopo erano sparite, per poi rifarsi vive il giorno ancora seguente. Inoltre risultavano alquanto diffidenti e gli aspetti per farle avvicinare spesso non davano frutto. Anguille se ne vedevano poche e tutte molto fonde, oltre i venti metri.
Sabato, improvvisamente, le tinche erano aumentate di numero e si riusciva ad avvicinarle più facilmente: buon presagio per la gara, anche se, visto quanto avvenuto nei giorni precedenti, non mi sono comunque lasciato andare ai facili entusiasmi, vedremo domani.
Infatti il giorno della gara, causa probabilmente un repentino calo di temperatura, le tinche non si fanno vedere e dopo un’ora di gara ne avevo a pagliolo una sola, così dopo un’altra mezz’ora di aspetti infruttuosi decido di spostarmi al largo per andare a cercare le anguille, che riesco ad individuare e prendere, pur senza riuscire a chiudere il numero massimo, con diversi tuffi a ventidue metri.
A tre quarti di gara mi sposto nuovamente verso costa per cercare i persici ed aumentare così il numero di specie. Ne trovo alcuni e catturo ancora qualche tinca. Per chiudere mi sposto nuovamente in fuori nel tentativo di chiudere il numero delle anguille.

Claudio Jori (Pro Desenzano Tritone Sub)

Claudio Jori (Foto F. Pedersoli)

In preparazione venerdì ho visto parecchie tinche, alcuni grossi cavedani e diversi persici, mentre delle anguille mi sono giunte voci che le davano presenti ma molto fonde, sui venti, ventidue metri.
Sabato la sorpresa, il motore del gommone non ne vuole sapere di partire. Ne trovo in prestito un altro e posso così quantomeno sfruttare la mattina per andare a verificare la situazione delle anguille, che effettivamente riesco ad individuare, verificandone l’esattezza delle voci sentite il giorno prima.
Il pomeriggio porto il gommone in riparazione, purtroppo non fanno a tempo e devo cercarne ancora uno in prestito, che fortunatamente trovo. Nel frattempo sento che le tinche sono letteralmente sparite e devo reinventarmi la tattica di gara.
Domenica mattina, dicendomi ‘sarranno pure finite da qualche parte queste tinche!’ parto dal sottocosta su una profondità di 5 metri e pian piano mi sposto verso il largo in acque sempre più fonde, ma nel torbido riesco a vedere solo diverse fumate. Dopo un’ora e un quarto di gara mi trovo con un solo persico a pagliolo. Stimolato dalle diverse fumate che indicano la sicura presenza delle tinche, continuo nella loro ricerca e, finalmente, sui 12 metri riesco a vederle e portarle a tiro, in un’ora ne catturo diverse e alle 11 e mezza raggiungo il loro numero massimo concesso dal regolamento.
Mi sposto così alla ricerca dei persici che però, probabilmente a seguito del passaggio di altri concorrenti, sono spariti. Dalle voci di gara risulta che mi sto giocando la vittoria con Migliorati, non mi resta che andare a cercare le anguille, ma anche qui i buchi sono vuoti, arriva così la fine della gara.

Stefano Marenco (Sub Club Brescia – Team Seatec)

Stefano Marenco (Foto E. Cinelli)

Innanzi tutto sono molto deluso della mia gara, soprattutto per non aver saputo trovare in gara le tinche, pesce che ha fatto la differenza.
Le avevo trovate in preparazione, ma a parte un posto dove all’inizio della gara nella prima ora ne ho prese due, quando in preparazione ce ne erano molte, non ne ho piu’ viste. E dire che non ero molto lontano da Jori e Villani. Ma, non essendo mia abitudine stare troppo sotto agli altri concorrenti, non ho potuto “beneficiare” delle tinche trovate da Jori.
Il luccio lo avevo trovato in preparazione in una macchia di alga in 5 m, alghe molto fitte che arrivavano in superficie. La macchia di alghe era piena di migliaia di pesciolini. Stavo facendo l’aspetto vicino alle alghe, ma non era venuto niente. Dando un’occhiata dentro le alghe ho visto due pinne arancioni: la prima impressione e’ stata di una carpa, poi ho visto che era un luccio, non dei nostri, ma la specie alloctona svedese, caratterizzata appunto dalle pinne arancioni e dalle macchie bianche su fondo grigio verde.
Il giorno della gara ci sono partito sopra, ma non l’ho visto. Ci sono ritornato dopo un’ora di gara e ho intravvisto qualcosa di chiaro in mezzo alle alghe. Non ci si vedeva molto a causa delle alghe fitte e dei pesciolini, cosi ho sparato a quello che vedevo senza capire a cosa avevo sparato. Era un luccio, ma l’ho preso male e si e’ strappato! Ti lascio immaginare lo stato d’animo.
Dopo un’altra oretta, trascorsa senza vedere un pesce, ormai abbastanza disperato, sono tornato sperando di trovare il luccio ferito in mezzo alla macchia di alga. Invece ho trovato il luccio che ho preso (che era quello visto in preparazione ). Decisamente un po’ di fortuna, anche se non e’ servita a molto.

Paolo Pedersoli (Apnea Club Brescia)

Paolo Pedersoli (Foto F. Pedersoli)

Dopo un’ottima preparazione del campo, durante la quale ho potuto individuare alcune zone molto buone, il giorno della gara sono purtroppo incappato nello spostamento di una boa che ha messo fuori campo una delle mie zone migliori, anzi la migliore in assoluto.
Inutili le chiamate di mio fratello alla giuria, che solo ad un’ora dall fine della gara si rendeva effettivamente conto dell’errato posizionamento della boa e ne ripristinava l’esatta collocazione: ormai era troppo tardi per rimediare.
Avevo altre zone, non così buone, ma comunque valide, però il nervosismo era ormai alle stelle e gli errori di tiro si ripetevano oltre misura, ho così deciso di mollare le tinche e spostarmi sulle anguille, finendo col vagare inutilmente sul fango a cercare pesci che ormai erano spariti.

La classifica

La classifica

Album fotografico

Vista del porticciolo (Foto di E. Cinelli)

Ci si prepara alla competizione (Foto di E. Cinelli)

In partenza (Foto di E. Cinelli)

Raduno a centro campo (Foto di E. Cinelli)

Ci si stringe attorno all’imbarcazione della giuria (Foto F. Pedersoli)

Si parte: sfrecciano i gommoni verso le zone di pesca (Foto di E. Cinelli)

Dettagli del porto della Zattera (Foto di E. Cinelli)

Il barcaiolo di Villani in azione (Foto M. Sanvito)

Villani in azione (Foto M. Sanvito)

Ancora dettagli del porto (Foto E. Cinelli)

Consegna del pescato (Foto di E. Cinelli)

Ancora consegna del pescato (Foto di E. Cinelli)

Pesatura e pubblico (Foto di E. Cinelli)

Segretarie e pesatori al lavoro (Foto di E. Cinelli)

Anguille, persici reali e cavedani (Foto di E. Cinelli)

Il bellissimo luccio di Marenco (Foto di E. Cinelli)

Lavoro nelle retrovie (Foto di E. Cinelli)

La premiazione di Villani (Foto di E. Cinelli)

La premiazione di Migliorati (Foto di E. Cinelli)

La premiazione di Jori (Foto di F. Pedersoli)

Il podio: Migliorati, Villani, Jori (Foto di M. Sanvito)

Foto di gruppo: organizzatori e vincitori (Foto F. Pedersoli)

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