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Campionati italiani acque interne 2010: il racconto

| 6 ottobre 2010 | 0 Comments

Nel gioco del calcio sussiste l’evidenza oggettiva delle reti, nel tennis quella dei punti, nella corsa o nel nuoto quella del cronometro, nelle gare d’apnea c’è l’evidenza oggettiva dei metri; insomma, ci sono sport in cui il risultato di una gara, in quanto definito da parametri oggettivamente rilevabili dal pubblico stesso, risulta facilmente definibile man mano che si procede nella competizione.

Nelle gare di pesca in apnea detti parametri, seppur presenti nel numero di pesci catturati, vengono in buona parte resi meno oggettivi da un altro parametro che, a vista, non è facile da definire e, comunque, mai lo si può interpretare con assoluta correttezza e certezza: il peso dei pesci.

Grande pesce, grande vittoria? No, non è detto! (Foto E. Cinelli)

Pesca in apnea (Foto E. Cinelli)

Certo a volte, in presenza di notevoli differenze tra il pescato di un concorrente e quello di tutti gli altri, può essere facile decretare a priori chi è il vincitore, ma sono evenienze non comuni e il più delle volte è necessario attendere il responso della bilancia. Ovvio che, per mantenere alta la tensione e l’attenzione, gli organizzatori delle gare di pesca in apnea, attraverso l’opportuna posticipazione dei carnieri più corposi, facciano in modo che il responso risulti chiarificatore e definitivo solo al termine di tutte le pesate o quasi.

Così è stato anche in questo Campionato, gara che doveva decretare e ha decretato il Campione Italiano di Pesca in Apnea nelle Acque Interne del 2010; ma non sveliamo tutto subito e ripartiamo dall’inizio.

Un Campionato Italiano è la massima espressione agonistica per la Pesca in Apnea nelle Acque Interne, non esistono, in tale ambito, gare ad un livello superiore. Al Campionato Italiano Acque Interne accedono i migliori venti atleti della pesca in apnea nei laghi: tre sono il podio del precedente Campionato Italiano e diciassette sono gli atleti che hanno ottenuto il miglior punteggio nell’ambito delle quattro selettive svolte tra la primavera e l’estate che precedono il campionato stesso.

Organizzare un Campionato Italiano è, quindi, certamente un compito impegnativo, ma nel contempo altamente remunerativo per la soddisfazione di vedere i venti migliori pescatori sfidarsi a fondo e con tutte le loro energie, vederli competere al meglio delle loro possibilità, vederli alla fine, seppur magari delusi della loro posizione in classifica, comunque gratificati dall’organizzazione e dalle sensazioni vissute nell’ambito della competizione.

L’Apnea Club Brescia, grazie anche al contributo degli sponsor Aquatica, Parisi Sub, Sporasub e Seatec, ha, per l’occasione, pienamente ottemperato a questo impegno e messo in piedi una macchina organizzativa di tutto rispetto.

Campo di gara (Foto E. Cinelli)

Un Campionato Italiano richiede un campo di gara, cioè una zona di lago, che possa mettere tutti e venti gli atleti in grado di esprimersi al massimo livello e alla pari, che possa dare l’opportunità di trovare in qualsiasi situazione un numero adeguato di pesci e di specie, che possa mettere al riparo da eventuali cattive condizioni atmosferiche e, soprattutto, del lago. Serve, pertanto, un campo che presenti la maggior varietà possibile di fondali, che permetta la pesca a profondità differenti, che sia almeno in parte ridossato ai venti predominanti nella stagione. La zona scelta per questo Campionato è senz’altro una delle più opportune per un tale evento e anche quest’anno non ha mancato alle aspettative. Parliamo un poco di questo tratto di lago.

Il confine esterno unisce idealmente la punta est dell’isola del Garda (anche nota come isola Borghese, dalla stupenda e antica villa privata che vi sorge) con l’estremo nord del cosiddetto spiaggione della Rocca di Manerba, passando, così, a est di un lungo arco di secche e dell’isola di San Biagio (spesso erroneamente chiamata isola dei Conigli, che è invece un più piccolo isolotto, interamente ricoperto da un fitto canneto, appena a nord di questa).

All’interno di questa linea si trovano l’ampio Golfo di San Felice, la cui parte centrale è costituita da un’unica grande secca, e la più piccola ma più romantica Baia di Pisenze. Unica interruzione all’esteso campo di gara è il canale di passaggio per le imbarcazioni di linea, situato tra l’isola del Garda e la prospicente Punta di San Fermo e delimitato sulle secche esterne da due ben visibili piloni.

Un campo così ampio non può che presentare tutti i tipi di fondale tipici del Lago di Garda: i grandi massi e i canaloni rocciosi della Rocca di Manerba; le distese ciottolose della Baia di Pisenze; il fango del Golfo di San Felice; le pareti rocciose sommerse dell’isola di San Biagio e delle secche esterne; le franate e le alghe dell’isola del Garda. Anche in merito alle profondità operative le proposte coprono il massimo delle possibilità: dai pochi centimetri di acqua della Baia di Pisenze e della Punta di San Fermo ai 30 e più metri delle secche esterne, dove, invero, la parete sprofonda direttamente sugli abissi lacustri con un muro continuo e impressionante alto 100 e più metri.

Pilone sulle secche (Foto E. Cinelli)

Punta est dell'isola del Garda (Foto E. Cinelli)

Logica conseguenza è che, grazie all’appoggio logistico dell’imbarcazione che ogni atleta deve obbligatoriamente disporre per partecipare ad un Campionato Italiano, di pesce se ne può trovare pressoché sempre: anguille sulle distese fangose a 20 metri e passa metri o nelle crepe delle pareti; lucci sulle fasce rocciose delle secche esterne; tinche un poco ovunque, in particolare alla Punta di San Fermo e sulla grande secca interna del Golfo di San Felice; cavedani sempre sulle secche esterne, nella Baia di Pisenze e alla Rocca di Manerba.

Infine la protezione dai venti: se la Baia di Pisenze e la Rocca di Manerba sono esposte al Pelèr, il tipico vento del Garda che spira tutte le mattine da giugno a settembre scendendo dal Monte Baldo e alzando le acque in onde anche non indifferenti, il Golfo di San Felice ne risulta protetto dalla corona di secche e comunque presenta il suo lato occidentale completamente ridossato; in caso di vento da est o sudest quasi l’intero campo è coperto dalla Rocca di Manerba, dalla Punta di Belvedere e dalla prospicente isola di San Biagio; il vento da ovest, infine, scavalca completamente il golfo di San Felice per la vicina presenza di alte colline e dei primi monti delle Prealpi Bresciane.

Quale campo migliore per una gara così importante?

La corona di secche (Foto E. Cinelli)

Su e giù dal gommone (Foto E. Cinelli)

Torniamo alla gara vera e propria, anzi no, prima dobbiamo accennare alla dura preparazione fatta dagli atleti: quattro giorni di esplorazione del campo di gara, su e giù alla ricerca del pesce, prendendo i punti GPS o, per i meno tecnologici, le mire delle zone migliori, talvolta anche di singoli pesci.

Sulla base delle osservazioni fatte in questi quattro giorni si può alla fine definire la tattica di gara, sempre tenendo conto che si ha a che fare con i pesci, pesci che possono anche decidere di spostarsi non facendosi ritrovare il quinto giorno, quello della gara.

Difficile spiegare quanto immane sia la fatica di questa preparazione; non è facile immaginarla per chi non abbia mai provato a farsi quattro giorni di seguito in acqua, salendo e scendendo ripetutamente dal gommone (senza scaletta), nuotando e tuffandosi ripetutamente in apnea a quindici, venti e anche trenta metri di profondità, esplorando la massima estensione possibile di fondale, memorizzando tutti i segnali che possano far pensare alla presenza del pesce e tutti i riferimenti necessari a ritrovare le zone interessanti.

Grandi atleti questi pescatori in apnea, preparati fisicamente ma ancor più, dotati di una grande forza psicologica, di una ferrea volontà che li porta ad affrontare e superare col sorriso sulle labbra una fatica così grande.

Sabato 2 ottobre, alle ore 14 termina la preparazione del campo.

Dopo l’ultima importantissima

esplorazione gli atleti hanno qualche ora di tempo per cambiarsi, rifocillarsi e definire la

Si analizza il campo di gara (Foto E. Cinelli)

tattica di gara, poi … riunione!

Si ritrovano tutti presso la Pizzeria Rio Verde in prossimità del Porto di San Felice, sede logistica del Campionato; qui il Giudice di Gara, Pierangelo Robba, dopo aver raccolto i documenti degli atleti, ricorda le varie disposizioni per il rispetto delle distanze da pontili, boe d’ormeggio, porticcioli e quant’altro preveda una distanza di rispetto, poi, con l’ausilio di una grande mappa, effettua una puntuale definizione del campo di gara.

Seguono, su domanda degli stessi atleti, tutti i chiarimenti necessari, dopo di che ci si saluta dandosi appuntamento alla mattina di domenica.

Felice inizia ad animarsi, i primi atleti arrivano, varano e ormeggiano le loro imbarcazioni nelle vicinanze del pontile. La giornata è calma, il cielo presenta vari tratti sereni e alcuni punti nuvolosi ma non minacciosi. Non c’è vento e la superficie del lago è assolutamente piatta. Temperatura dell’aria 13 gradi centigradi: non fa caldo, ma nemmeno così freddo da impensierire più di tanto ne gli atleti ne i barcaioli o l’altro personale di assistenza e vigilanza; d’altra parte le previsioni meteorologiche sono discrete, non si prevedono piogge e la temperatura dovrebbe salire di un quatto o cinque gradi. L’acqua è limpidissima, molto più limpida di tutti i giorni precedenti, perfino all’interno del piccolo porticciolo, sebbene lo strato d’acqua non sia di spessore irrilevante, si vede distintamente il fondo.

Pian piano la fila di gommoni ormeggiati aumenta e alle 8 viene dato l’ordine di portarsi al punto di partenza, posto un duecento metri fuori dal molo. Velocemente i gommoni si radunano attorno all’imbarcazione della giuria, ultime veloci raccomandazioni da parte del Direttore di gara, Renato Cescatti, e … pehhhhhhhh, pehhhhhh … suona la tromba che da il via alla gara. Come al solito questo è un momento di grande emozione: i motori rombano e i gommoni partono veloci sotto la guida attenta e precisa dei barcaioli, le imbarcazioni sfrecciano in piena planata passando a pochi metri le une dalle altre, talvolta pochi centimetri , eppure senza collisioni, ciascuno nel rispetto degli altri anche se fortemente intenzionato a non cedere il passo agli avversari visto che potrebbero portarsi nella sua stessa zona e catturare il pesce migliore. Sono in tutto pochi minuti, ma che spettacolo!

Ci si prepara alla partenza (Foto E. Cinelli)

Prime catture (Foto E. Cinelli)

La maggior parte degli atleti ha deciso di partire sulle secche esterne, sono di certo il punto più favorevole per la cattura dei pesci più rilevanti, i lucci, e vi si possono portare a pagliolo anche bei persici reali, oltre a tinche, cavedani e qualche anguilla. Alcuni si tengono invece all’interno del golfo, puntando all’altro pesce di maggior mole, le tinche. Un atleta si allontana deciso per aggirare l’isola di San Biagio e portarsi nella Baia di Pisenze, si tratta di Mario Manera che preferisce iniziare tranquillo pescando, in piena solitudine, sul fango, alla ricerca dei forami delle anguille.
Dopo un’ora circa di gara incominciano a squillare i cellulari dei barcaioli, sono i loro colleghi compagni di società che si informano su come vanno le cose, ed è così che iniziano a girare le prime indiscrezioni: le tinche pare abbiano deciso di non farsi vedere e pochissime sono le loro catture; lucci ancora pochi ma ci sono; anguille sparite; persici per ora visti e presi solo da Franco Villani, almeno stando alle indiscrezioni. Nel frattempo il cielo si è annuvolato completamente, pur restando non minaccioso, e sui monti s’è alzata la foschia andando a coprire le mire (riferimenti a terra) prese dagli atleti per ritrovare i punti in cui pescare; inizia a formarsi anche un fresco venticello da nordovest e qualche onda agita la superficie dell’acqua, niente di preoccupante comunque. Le due ore successive passano con le sconfortanti notizie di un quasi generale fermo nelle catture, solo verso mezzogiorno la situazione si sblocca e riprendono le indiscrezioni sulle catture di cavedani, tinche e anche un poco di anguille.

Manca poco all’una e gli atleti risalgono definitivamente sulle loro imbarcazioni d’appoggio per rientrare

Consegna del pescato (Foto E. Cinelli)

e in porto e consegnare il pescato. Le voci danno per vincente Franco Villani che al momento è quello con il numero maggiore dipesci, ma nessuno ha notizie precise sul pescato di Marco Migliorati, l’altro maggior pretendente al titolo. Alla consegna del bottino di Migliorati le certezze si fanno molto vaghe: i suoi pesci sono numericamente maggiori di quelli presi da Villani, ma forse il loro peso è tale da livellare il vantaggio numerico: bisogna aspettare il responso della bilancia. A rendere ancora più aleatorie le cose, tra i due litiganti s’infila l’incognita di un enorme luccio, quasi 9 chili, preso da Ruggero Pigozzi: il numero totale delle sue prede è nettamente inferiore, ma … se non proprio il primo posto, quel gigantesco pesce potrebbe valergli il podio.

Terminata la consegna del pescato, la carovana si sposta alla Pizzeria Rio Verde. Nel giardinetto sul lato della pizzeria sono stati allestiti i gazebi per la pesatura e la premiazione, su due tavoli fanno bella mostra di se delle gigantesche e splendenti coppe, altri trofei e l’immancabile ricca dotazione di premi in attrezzature subacquee messi a disposizione dai già citati sponsor: Aquatica, Parisi Sub, Sporasub e Seatec. Poco distante il tavolo con la bilancia elettronica e, intorno ad essa, i bidoncini con il pesce pescato, ben coperti da un telo per evitare che il sole, finalmente comparso a riscaldare il Campionato, possa togliere freschezza, e peso al pescato.

Zona pesatura (Foto E. Cinelli)

L'enorme luccio di Pigozzi (Foto E. Cinelli)

Verso le 14 e 30 inizia la pesata; i pesci, sotto la vigile attenzione di giuria e atleti, si alternano sul piatto della bilancia, mentre poco distante qualcuno si occupa di riportare a computer i numeri e i pesi gridati dal Giudice di Gara, Pierangelo Robba. Un proiettore collegato al computer permette agli atleti di seguire in tempo reale l’evolversi della pesata e lo svilupparsi della classifica, che resta comunque a lungo incerta e sono molti gli atleti che man mano vedono sfumare la loro momentanea leadership : emozione, pura emozione e grande pathos, ottima idea questa del proiettore!

Un boato s’alza dalla folla, si è arrivati a pesare il magnifico ed enorme luccio preso da Ruggero Pigozzi; bellissimo, lungo quasi quanto è alta la persona che lo porta al peso, una livrea argentea cosparsa delle caratteristiche strisce maculate, il dorso spesso e scuro, la bocca talmente grande da poter contenere la testa di un bambino. Bello, bellissimo, fa impressione pensare a quanto grande debba essere sembrato in acqua.

Al termine della pesata il risultato di questo Campionato Italiano di Pesca in Apnea nella Acque Interne è finalmente ben definito e certo: il nuovo Campione Italiano Acque Interne è Marco Migliorati, forte atleta dell’ASD Pro Desenzano – Tritone Sub, i suoi avversari sportivamente si scorticano le mani per applaudirlo, mentre il suo viso s’arrossa per l’emozione e la bocca si apre in un largo sorriso di gioia. Sul podio lo seguono il nazionale Franco Villani (Apnea Club Brescia – Team Seatec), ancora caldo per la recente esperienza nel Campionato Mondiale di Pesca in Apnea a Lussino (Croazia), e un raggiante Paolo Pedersoli (Sub Club Brescia), che con un’annata di tutto rispetto finalmente cattura il tanto sospirato e meritato posto sul podio in questa gara di forte rilevanza.

Il podio: Villani, Migliorati, Pedersoli (Foto E. Cinelli)

Con il solito rituale della foto sul podio, la manifestazione va chiudendosi e, mentre il sole inizia ad abbassarsi dietro le fronde degli alberi che circondalo il piazzale, anche i rumori di questa gara pian piano scemano finché non resta che il silenzio, un silenzio carico di ricordi, un silenzio quasi palpabile e decisamente toccante. Bravi ragazzi e arrivederci al prossimo anno.

Scende la sera, sul porto di San Felice! (Foto E. Cinelli)

ALBUM FOTOGRAFICO

Primi arrivi al Porto di San Felice (Foto E. Cinelli)

Porto di San Felice (Foto E. Cinelli)

Sullo sfondo la Rocca di Manerba (Foto E. Cinelli)

Il porto si popola! (Foto E. Cinelli)

Paolo Lo Biondo - Giuseppe Meduri (Foto E. Cinelli)

Matteo Ferrari - Stefano Marenco (Foto E. Cinelli)

Si abbandona il porto (Foto E. Cinelli)

Prima cattura per Manera (Foto E. Cinelli)

Roberto Palazzo, un barcaiolo d'eccezione (Foto E. Cinelli)

Altra cattura per Manera (Foto E. Cinelli)

Isola del Garda (Foto E. Cinelli)

Villa Borghese (Foto E. Cinelli)

Punta di San Fermo (Foto E. Cinelli)

Si studia l'ecoscandaglio (Foto E. Cinelli)

In azione sulle secche (Foto E. Cinelli)

Azione di gara (Foto E. Cinelli)

Anguilla (Foto E. Cinelli)

Rientro al porto (Foto E. Cinelli)

Zona premiazione (Foto E. Cinelli)

Coppe e trofei (Foto E. Cinelli)

Zona pesatura (Foto E. Cinelli)

Pesatura (Foto E. Cinelli)

Due bei lucci (Foto E. Cinelli)

I bellissimi persici di Villani (Foto E. Cinelli)

Il magnifico luccio di Pigozzi (Foto E. Cinelli)

Una grossa anguilla (Foto E. Cinelli)

Paolo Pedersoli, terzo classificato (Foto E. Cinelli)

Franco Villani, secondo classificato (Foto E. Cinelli)

Il nuovo Campione Italiano, Marco Migliorati (Foto E. Cinelli)

Il podio: Villani, Migliorati, Pedersoli (Foto E. Cinelli)

Il gruppo degli atleti (Foto E. Cinelli)

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