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Campionati di Seconda Categoria 2006: interviste

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Daniele Petrollini: il Campione è lui! – Foto: Gionni Marti

Daniele Petrollini:

‘Nella prima frazione ho fatto la partenza su un bel ciglio sui 18/20 metri di profondità. La zona era conosciuta da molti, ma appena più fuori dal ciglio avevo trovato piccole porzioni di grotto sulla sabbia con dei bei saraghi che, nonostante girassero al libero, in preparazione mi erano parsi più tranquilli e stabili. Pescando in questa zona un po’ a scorrere con un arbalete da 68 armato con 5 punte e qualche incursione in tana col il 60 e fiocinella, nelle prime due ore ho catturato 5 bei saragoni.
Il più grosso, di oltre 1,3 kg, l’ho trovato appoggiato sotto un ciglietto pronto alla fuga, ma sono riuscito ad anticiparlo.
Dopo la pausa sono rimasto in zona ed ho continuato nella mia azione, catturando altri 5 pesci di cui solo 4 validi (uno scorfano mi è stato scartato). Ho concluso al secondo posto di giornata dietro ad un grande D’Onofrio.
Nella seconda manche ero sicuro di fare una grande gara. Avevo posti bellissimi, sia zone che vere e proprie tane ricche di pesci.
Purtroppo il marcamento asfissiante cui sono stato sottoposto mi ha impedito di visitare tutti i miei segnali più belli.
Ho pescato su alcune zone di grotto in mezzo a sei o sette concorrenti, e prendendo solo due pesci nelle prime due ore.
Dopo la pausa ho provato a fare delle finte per depistare gli avversari, ma senza successo: soprattutto Riggio mi ha marcato strettissimo. Allora mi sono buttato su una bella zona di grotto con fasciati e maggiori e, con l’arba da 60 e la fiocinella, passando buco per buco, sono riuscito a catturare 5 bei pesci, compreso un pizzuto in una tana difficile.
Ho concluso con 7 prede valide che mi hanno dato la vittoria finale. Una gran gioia davvero.
Peccato per tutti quei segnali che non ho potuto visitare. Sono quasi certo che potendoli sfruttare tutti avrei vinto questa seconda frazione’ ma’ coi ‘Se’ ed i ‘Ma’ non si va da nessuna parte. Sono felicissimo a prescindere. E’ una vittoria che mi ripaga di tanti sacrifici.’

Igor Bisulli mostra il carniere della seconda frazione. – Foto Andrea Joly

Igor Bisulli:

“La prima giornata ho fatto la partenza su una zona di grotto conosciuta da diversi concorrenti.
Io, però, avevo un segnale più in terra sui 17 metri, dove in un buchetto piccolissimo avevo visto tre bei saraghi.
Mi sono tuffato con ministen e fiocina ed in rapida sequenza li ho catturati tutti e tre. Nello stesso buco ho fiocinato pure una salpa (risultata poi 380gr e quindi non valida).
La zona mi piaceva ed ho deciso di continuare a pescarci, andando a visitare i buchetti più difficili. La tattica mi ha ripagato con altri 3 bei saragoni.
L’utimo, prima della sosta, l’ho fiocinato in un taglietto mentre era in compagnia di altri tre. Ho pensato che dopo la pausa avrei potuto catturare gli altri, ma poi non li ho più ritrovati.
Mi sono allora spostato su una bella porzione di grotto dove, razzolando qua e là, ho preso altri 4 pesci di cui uno solo valido. Ho pescato con un arbalete da 75 e ministen con 5 punte. Un episodio curioso: durante la perlustrazione di una zona era sceso con i due fucili. Ho sparato al volo un sarago di coda con l’arbalete prendendolo sottopelle ed in un attimo l’ho doppiato col ministen prima che si liberasse.
La seconda frazione sono partito fuori dal porto dove avevo un paio di spacchi buoni.
Ho catturato subito un bel sarago sui 20 metri, poi non ho trovato più nulla.
Mi sono diretto più al largo dove avevo una lastrina difficilissima da trovare e nella quale avevo segnato diversi saraghi di grosse dimensioni. Era un posto sui 22 metri, ma purtroppo anche lì non ho trovato nulla.
Dopo la pausa mi sono portato molto in terra. Era un posto con tante lastre e buchi difficili. C’era già Gabrscek che aveva preso diversi pesci.
Razzolando intorno sono riuscito ad estrarre un sarago da una serie di lastrette labirintiche.
Durante alcune planate ho scorto con la coda dell’occhio un cefalo intanarsi.
Ho fatto diversi aspetti e ricognizioni, ma quel pesce sembrava essersi volatilizzato, allora mi sono armato di pazienza ed ho cominciato a scorrere diverse tane, finchè non sono capitato in un canalone dentro il quale vi era una piccola tettoia invisibile dall’alto che finiva sulla sabbia.
Sotto questa col ministen ed all’aspetto ho catturato 4 cefali in peso sbagliando il più grosso. Con sei pesci validi ho terminato secondo in classifica finale. Che dire: un’annata coi fiocchi.’

Volpe con il carniere della prima frazione – Foto: Gionni Marti

Massimiliano Volpe, 7° classificato

In preparazione abbiamo lavorato sodo io e Marco (Bardi), eravamo tra i primi a uscire e quasi sempre gli ultimi a rientrare. Abbiamo capito che la batimetrica da battere era quella dai 18 ai 22, ma nel campo di gara della prima giornata non abbiamo avuto fortuna, trovando solo zone da razzolare e non tane vere e proprie. Nel campo di gara della seconda frazione, invece, abbiamo individuato tre belle tane; sebbene sicuri che che anche altri le avessero trovate, ci chiedevamo quanti concorrenti ci avremmo ritrovato in gara…. la risposta è stata “molti”!
Nella prima giornata mi ero risolto a partire in una zona dove avevo visto tanto pesce, ma che non faceva tana. Avevo ovviamente dei dubbi, però da 3 tre giorni diversi saragoni stazionavano in questa zona di grottarello insignificante, così ho pensato che in gara si sarebbero accostati a questi grottini, e che risultassero relativamente facili da prendere. Invece alla partenza li ho trovati lì, ma non si sono appiattiti sul fondo… sono schizzati via in tutte le direzioni senza darmi il tempo di sparare! E pensare che ero sceso con un lungo da 90 proprio per fronteggiare una simile eventualità. Dopo mi sono spostato su due segnali vicini dove altri avevano già pescato, infine sono tornato in zona e sono riuscito a prendere un sarago prima della pausa.
Dopo l’ interruzione mi sono spostato su una zona dove avevo visto diversi fasciati e maggiori che si appoggiavano su un fondale di grotto decisamente bello. Appena sono arrivato i fasciati erano spariti, segno che altri ci erano già passati, ma razzolando sono riuscito a prendere due grossi saraghi, che mi hanno permesso di piazzarmi 20° di giornata.
La seconda frazione sono l’ho iniziata su una delle tre tane scovate in preparazione, certo di pescare nella folla. Ho scelto la tana che presentava più aperture proprio perché ci avrei potuto pescare anche in compagnia. Mi sono ritrovato addosso Santoro, che forse conosceva il segnale ma che si era tuffato, penso per errore, 50 metri più in là. Ho preso 4 pesci di cui uno al primo tuffo, ma poi mi sono innervosito per la compagnia ed ho fatto l’errore di spostarmi. Dopo la pausa ho concluso la gara con altri due grossi saraghi presi razzolando qua e là. Sono moderatamente soddisfatto di questo risultato, perché ho commesso qualche errore di troppo.”

Angelo D’Onofrio mostra il gran carniere della prima giornata – Foto: Gionni Marti)

Angelo D’Onofrio, 9° classificato

‘La prima frazione avevo zone discrete ma nulla di veramente importante. Infatti sono partito su una vecchia mira che risaliva al Campionato del 2004 e con me pure Paggini, Ghini e Grisetti. Era una porzione di grotto molto spaccato sulla quale avevo visto parecchi saraghi.
Purtroppo ce n’era solo uno che ho prontamente fiocinato.
Passato lo sparide al mio secondo, con una pinneggiata di 800 metri mi sono portato su un secondo segnale, un’altra zona di grotto in mezzo alla posidonia che avevo trovato ben popolata.
Con calma ed in solitudine, girandola palmo a palmo sono riuscito a catturarci un cappone e tre bei saraghi.
Mi sono ancora spostato su un’altra mira che avevo lì vicino.
Era una piccola strisciata di grotto e lastrine dove contavo di prendere qualche altro sarago, ma non ho visto nulla.
Dopo la pausa non avevo zone franche.
Conoscevo un buco abitato da una corvina, ma si trovava in una zona di grotto dove avevano già pescato in tanti. Ho deciso di provare e con sorpresa ho ritrovato la corvina nel suo rifugio, un taglietto nel grotto piuttosto piccolo ed insignificante. Mi sono affacciato e me la sono trovata davanti fiocinandola con un tiro istintivo.
A questo punto ho cominciato a battere tutta la zona, veramente bella, convinto di poter recuperare qualche preda nonostante fosse stata visitata da più atleti nel corso delle prime due ore di gara.
Con buon ritmo ed un tuffo dopo l’altro sul filo dei 24 metri, in un’ora e mezza ho catturato altri 6 bei saraghi, che mi hanno regalato la prima piazza di giornata.
La seconda frazione ero piuttosto tranquillo.
Avevo molte mire con diversi pesci segnati ed alcune tane ricche di sparidi.
Sono così partito su una lastra in mezzo alla posidonia insiema a Congedo. In preparazione ci avevo segnato dieci saragoni ma non ho visto un pesce.
Allora mi sono spostato più a nord su una tana con due saraghi, trovando anche questa deserta.
La terza mira era un ciglio di grotto con pesce vagante e bei saraghi in un taglietto alla base. Ho fiocinato 2 pesci al limite e non ho visto nient’altro.
Subito dopo la pausa obbligatoria ho deciso di buttarmi in una bella zona di grotto, mettendomi a razzolare di buona lena.
Non ho visto nulla, il pesce sembrava sparito. Ho catturato un altro sarago al limite e poi è finito il Campionato.
I tre saraghi mi sono stati scartati ed ho terminato con un cappotto. Grazie alla vittoria della prima frazione sono arrivato nono finale, guadagnando la qualificazione per la finale 2007.
Alla fine era questo il mio principale obiettivo.
Ho pescato sempre con un arbalete da 55 centimetri e fiocinella.’

Nilo Mazzarri con il carniere della seconda giornata – Foto: Andrea Joly

Nilo Mazzarri, 10° classificato

‘Sulla prima giornata c’è ben poco da dire. In preparazione non avevo trovato nulla di interessante, né a fondo, né a terra.
Sono partito su una zona in 20 metri di fondo dove avevo scovato una piccola porzione di grotto spaccato nei cui pressi vagava qualche piccolo sarago.
Durante la discesa ne ho visto uno bello ma isterico, al punto che, quando gli sono arrivato ad una decina di metri, è fuggito in un buchetto inespugnabile.
Durante lo spostamento verso una seconda zona, ho trovato Limongi in un punto interessante, un bel panettone di grotto spaccato.
Mi sono fermato ed ho iniziato ad effettuare un po’ di tuffi. Ad un certo punto, mentre stavo ispezionando un buco, nella tana accanto ho visto con la coda dell’occhio la coda di un saragone.
Ho spostato il fucile e l’ho infilato nel buco sparando alla cieca, ma senza esito.
Al termine delle prime due ore avevo visto solo due pesci. Dalla ripresa fino al temine della frazione ho pescato su una strisciata di grotto ricca di piccole tane, in circa 20 metri di fondo.
Per due ore l’ho ispezionata palmo a palmo con un ritmo decisamente alto, al punto che alla fina ho iniziato ad accusare un principio di crampi.
Non ho visto una coda ed ho terminato a quota zero.
Sconsolato ma deciso a giocare tutte le mie carte fino in fondo, ho affrontato la seconda giornata partendo su un bellissimo segnale su un fondale di 22/24 metri, un ciglio di grotto che in preparazione era pieno di saraghi.
Naturalmente ho ritrovato solo uno sparide nervosissimo, che mi ha fatto penare ben mezz’ora prima di farsi catturare con un lungo agguato seguito da un bel tiro al volo.
Poi mi sono spostato per andare verso terra, dove avevo notato un bel gruppo di gommoni che, fortunatamente, si trovavano vicino ad una zona scovata dal mio secondo che avrei dovuto visitare. Si tratta di un posto molto spaccato sui 17/18 metri. Nonostante i molti tuffi non riuscivo ad avvistare alcuna preda, così ho chiesto al mio secondo di passarmi le mire bei piccoli buchi trovati un po’ più avanti.
Prima della pausa di metà gara in quei buchetti sono riuscito a catturare due bellissimi saraghi.
Alla ripresa sono tornato nuovamente sulla zona. Al primo tuffo, dopo aver tergiversato parecchio prima di sparare, ho catturato un sarago al limite del peso (fortunatamente risulterà valido, 418 grammi).
Successivamente, dopo un inseguimento da cardiopalmo, sono riuscito a far intanare un altro bello sparide e a fiocinarlo.
A sei minuti dalla fine, mentre stavo esplorando una serie di tanette, ho scorto in un buco la pinnetta di un grosso sarago, che sono riuscito a fiocinare dopo qualche peripezia.
Ho concluso con 6 grosse prede risultando primo di giornata e riuscendo ad acciuffare la qualificazione in zona Cesarini. Sono contento della mia prova, soprattutto per il fatto di non aver perso la testa dopo la prima manche, ma di essermi concentrato ed aver dato tutto senza sbagliare nulla.
Ho pescato sempre con l’excalibur cave 75 e la prima frazione pure con un Tempest 40. Tutti con fiocina.’

Luca Limongi col carniere della prima giornata – Foto: Rosario Brunetti

Luca Limongi, 11° classificato

“Nella prima manche sono partito con molta calma e su una strisciata di grotto sui 20/22 metri, parallela a quella su cui si è tuffato Petrollini.
Visitando alcune tane interessanti sono riuscito a catturare due bei sparidi.
Poco più avanti, durante una planata ho visto una corvina di 7/8 etti che si stava dileguando in un taglio. Ho sparato al volo da dietro, colpendola bassa, e la reazione del pesce lo ha portato a strapparsi.
Ho insistito sulla zona e dopo poco mi sono affacciato sotto ad una lastra impugnando il 75 centrimetri. Mi sono coordinato male, purtroppo, e una bella corvina mi è sfilata dalla parte opposta a dove tenevo puntata l’arma.
Il pesce di circa 1,5 chili si è allungato verso la zona più profonda e, nonostante il tentativo di tiro, s’è dileguato.
Dopo la pausa ho deciso di andare velocemente a terra in una bella zona scovata in preparazione, dove al libero giravano muggini, saraghi e vedevo sempre due orate di 4 chili.
Mi sono trovato da solo e al primo tuffo ho fiocinato un cefalo. Poi mi sono fatto passare il 100 e mi sono buttato all’aspetto nella zona delle orate.
Le ho riviste ma sono passate lunghe, senza darmi alcuna possibilità di avvicinarle, allora ho tentato l’aspetto ad alcuni saraghi, ma anche questi non si avvicinavano. Ho provato a spaventarli sparando a vuoto e la manovra è riuscita. Rapidamente mi sono fatto passare il corto e ne ho catturato uno di generose dimensioni. Razzolando intorno alla zona ne ho incontrati altri due, ma li ho sbagliati entrambi, terminando la frazione con 4 prede valide.
Per la seconda manche avevo diversi segnali a fondo, porzioni di grotto nella sabbia con qualche sarago ed una cernia.
Ho fatto il primo tuffo su una tana dove avevo segnato due saraghi e ne ho preso uno. Ho continuato su altri segnali fino allo scadere della seconda ora, ma senza vedere nulla.
Dopo la pausa sono andato verso terra in una zona di cefali e mormore. Non c’erano né i primi né le seconde, ma razzolando lì intorno in buchi piccolissimi con un oleo da 40 e fiocina, sono riuscito a prendere tre bei saraghi.
Durante queste esplorazioni mi sono imbattuto in una tana col pavimento in sabbia e piuttosto profonda, trovando due saraghi da chilo tranquilli e di piatto.
Mi sono infilato, ho allungato il braccio più che potevo ed ho sparato. La fiocina del quarantino si è fermata a tre dita dal più grosso. Poi la gara è finita ed io sono rimasto il primo degli esclusi, ossia all’undicesimo posto. Pazienza.
Ho pescato all’aspetto con un excalibur 3000 da 100cm, al razzolo con un 75 ed un 55 cave ed in certi buchetti con un oleo da 40cm.’

Una bella prima manche per Di Fede – Foto: Gionni Marti

Salvo Di Fede, 12° classificato

“In preparazione avevo notato sensibili differenze fra i due campi gara, per presenza ittica più che per tipologia di fondale, e tale sensazione risultava diffusa fra gli altri concorrenti, anche se non comune a tutti.
Il primo giorno si svolgeva lì dove ero riuscito a trovare maggiore concentrazioni di pesce, a quote abbastanza tranquille e con buone probabilità di pescare senza sgomitare.
Effettivamente è andato tutto liscio, ho potuto battere il grotto praticamente da solo, tranne che per una mezz’oretta in cui Pietro Cascione, non lontano da lì, è venuto a fiutarmi le tane; ne è nato un bellissimo confronto il cui ricordo mi dà, ancora oggi, carica e voglia di allenarmi.
La seconda partenza è andata altrettanto bene, peccato soltanto che i pinnuti fossero notevolmente diminuiti e spaventati. Ho fatto tutto ciò che ho potuto, non ho sbagliato un pesce e non ne ho visti.
Ho chiuso la giornata con 6 saraghi in peso, presi tutti nella prima frazione di gara.
L’altro campo gara era ben più problematico, il pesce lo avevo trovato soltanto da un lato e a batimetriche piuttosto impegnative, oppure a quote medie, dove però sapevo già che avrei dovuto scontrarmi con tanti altri atleti.
E così è stato: dopo una prima falsa partenza, che ci ha fatto sudare dentro le mute attendendo che i concorrenti tornassero al via, sono volato come un razzo su una zonetta piena di saraghi di buone dimensioni.
In un turbinìo di eliche, palloni e concorrenti ho avuto giusto il tempo di caricare l’arbalete e scendere; ero il primo ma di pesce non ne vedevo, una volta sul fondo con un aspetto poco convinto ho scorto in lontananza un paio di saraghi. Continuando all’agguato, a fine fiato ho centrato un sarago che alla bilancia è poi risultato valido per soli 4 grammi!
Sono risalito con il pesce quando ancora alcuni concorrenti si stavano ventilando: anche queste sono soddisfazioni.
Poco lontano da lì ho poi -in ritardo, purtroppo- scoperto l’esistenza di una tana molto bella, conosciuta soltanto da altri due concorrenti… un mio brutto errore di preparazione. Per paura che i concorrenti scoprissero la zona non ho approfondito le ricerche e son partito con una conoscenza assolutamente parziale e sommaria.
Mi è mancata anche la cattiveria agonistica: il buon Carlo Santoro mi aveva confidato, a metà frazione, di avere lì una spacca piena di pesce e non ho avuto la forza di andarglieli a fregare! Lo so, sono stato stupido, ma preferisco che una buona amicizia venga consolidata da queste piccole cose, piuttosto che scalfita!
Il resto della gara l’ho fatto in parte su una spacca isolata, che mi ha regalato 2 grossi saraghi, ed in parte al razzolo sul grotto, dove però le speranze di successo erano scarsissime, sia per l’assenza di pesce dei giorni precedenti sia per la calca di concorrenti.
Ho perso gli ultimi 15 minuti a tentare di far uscire un sarago, sicuramente in peso, da un buchetto impolveratissimo, strappandolo ben due volte e buttando così una qualificazione giocata sulle virgole delle percentuali. Spero di avere altre occasioni e di potermi rifare.
In entrambe le giornata ho pescato prevalentemente con un 85 con tahitiana, più raramente con un 55 e fiocina 4 punte.
Da questa esperienza ho imparato che oltre al pesce bisogna saper fiutare i barcaioli! Tutti mi dicevano: portari qualcuno bravo, fidato e provato, che sappia aiutarti a trovare pesce e che non ti faccia stressare, anzi capace di darti la carica. Impresa quasi proibitiva: è difficile trovare gente libera, disposta a sacrificarsi per l’altrui onore, figuriamoci trovare un barcaiolo addirittura bravo e grintoso.
Ed è stato così che ho coinvolto un ragazzo con 2 lauree, campione di scacchi con all’attivo soltanto un paio d’anni di pesca… ed ho fatto benissimo. E’ stato assolutamente un grande: stratega di gran classe, instancabile preparatore, assistente severo ed attento, io ed i compagni siciliani siamo rimasti tutti assolutamente stupefatti, anzi mi hanno più volte tacciato di schiavismo.
Credetemi, la mancata promozione mi dispiace più per i suoi sacrifici che per i miei.
Grazie VALERIO, sei stato davvero un tesoro!”

Diversi bei saraghi per Santoro – Foto: Rosario Brunetti

Carlo Santoro, 13° qualificato

‘La prima manche ho fatto la partenza su una lastra dove avevo visto girare parecchi grossi cefali.
Purtroppo non ero il solo a conoscere il posto ed ho dovuto dividere la zona insieme ad altri. Il primo tuffo lo ha fatto Cascione e ne ha preso uno. Poco dopo sono sceso io, ma i cefali non c’erano più, né in tana né al libero.
Così mi sono spostato un po’ più in fuori, in una zona di grotto molto bello, dove in preparazione avevo trovato saraghi, corvine e due belle cernie di 4/5kg.
Contavo molto su questo posto, proprio perché difficile da trovare ed anche per il fatto che le cernie ‘tengono’ il pesce.
Sfortunatamente c’era solo un bel sarago che ho strappato ben due volte, perdendo circa un’ora nel vano tentativo di ritrovarlo.
A quel punto c’è stata la pausa. Alla ripartenza mi sono diretto in un punto in cui avevo trovato diversi fasciati in peso. Ci sono arrivato da solo ma ho trovato solamente pesci piccoli. Ne ho catturato uno al limite che poi mi è stato scartato ed ho chiuso la frazione con un cappotto.
La seconda giornata ero fiducioso: avevo dei bei posti e speravo di poter recuperare, quindi sono partito deciso per una gara all’attacco.
Mi sono trovato sul primo segnale insieme a Massimiliano Volpe, una bella lastra traforata sui 20/21 metri, ricca di saragoni.
Scendo per primo e sbaglio un fasciato, mentre Volpe cattura un maggiore da chilo. Non demordo e a ritmo forsennato tra quelle mille fenditure fiocino 6 bei saraghi in due ore.
All’ultimo tuffo durante l’ispezione di un buco ed a fine apnea, trovo una nicchia con dentro 3 bei sparidi. Non sparo e risalgo pensando di tornarci alla ripresa dopo la pausa obbligatoria.
Quando si riprendono le ostilità torno nel buco ma non c’è più nulla.
Insisto per una quarantina di minuti e strappo un bel saragone (peraltro già ferito) colpito in pancia e lacerato. Mi sposto su una risalita di grotto tutto traforato sui 25/27 metri ma non trovo nulla. Concludo la gara con un bel piazzamento di giornata, ma insufficiente per qualificarmi. Peccato. Ho pescato con un arba da 75 con tahitiana ed un oleo da 70 con fiocina.’

Grisetti al rientro in porto – Foto: Gionni Marti

Gabriele Grisetti, 21° classificato

‘Sono partito su una tana che ospitava diversi saraghi, trovata nel grotto. Sul segnale sono arrivato con l’amico D’Onofrio, che ne ha subito catturato uno dicendomi che non ce n’erano altri.
Allora sono andato su un’altra mira lì vicino e nel percorso ho incontrato il laziale Giordano che stava pescando su una porzione di grotto ed aveva due sparidi. Arrivato sulla mira ho trovato un bel sarago molto nervoso. Ho tentato più volte di avvicinarlo per sparargli, ma senza successo.
Mi sono spostato ancora per raggiungere un punto dove avevo dei saraghi intanati. Durante una planata ho catturato un bel pizzuto rompendo il ghiaccio, come si dice in gergo.
Raggiunta l’ennesima mira ho trovato il deserto, ma razzolando attorno sono riuscito a catturare una murena che poi risulterà fuori peso.
Allora sono tornato indietro e mi sono affiancato a Giordano su quella bella zona di grotto.
Il posto era attorno ai 20 metri e c’erano molti sparidi molto nervosi,ma sono riuscito a catturarne uno bello subito prima della pausa.
Quando è ripresa la seconda frazione tutti sono partiti per altre zone, ma io ho deciso di rimanere sul posto per batterlo palmo a palmo.
Dopo qualche tuffo ho catturato un bel sarago.
Il grotto era basso e pulito ed il pesce non stava fermo un attimo. Si appoggiava ai ciiglietti, pronto a fuggire al primo segno di pericolo.
In sequenza ho sbagliato tre saraghi, per finire la giornata con tre prede valide.
Nella seconda giornata avevo belle zone con tane ricche di pesce, ma al primo spostamento mi sono accorto che le condizioni erano cambiate ed il pesce sparito.
Comunque la zona era bella, così ho iniziato un saliscendi sui 20 metri, esplorando il maggior numero possibile di anfratti e catturando due bei saragoni appena prima della pausa.
Nella seconda parte della gara ho provato ad insistere in zona, ma senza vedere una coda. Solo a venti minuti dalla fine sono riuscito a fiocinare un bel sarago in una spaccatura stretta e buia.
Al penultimo tuffo ho trovato un taglio a mezza luna su un agglomerato di grotto molto piccolo con dentro tre bei saraghi. Al tuffo seguente ho strappato il più grosso, poi la gara è terminata.
Ho pescato con due arbalete da 60 e da 75 con fiocinella.’

Felice ed il carniere che gli ha regalato il 10° posto nella prima giornata – Foto: Gionni Marti

Concetto Felice, 27° classificato

‘Alla partenza della prima giornata ho cominciato a visitare i segnali scovati in preparazione.
Non erano vere e proprie tane, ma zone interessanti sui 22/23m dove avevo visto girare diversi saraghi di taglia. Ho cominciato a sommozzare con buon ritmo ma non ho trovato un solo pesce di taglia.
I saraghi che incontravo erano fuori peso ed un paio belli grossi non si sono fatti avvicinare. Dopo la sosta ho ricominciato su una zona di cigli tra i 18 ed i 23 metri di fondo, deciso comunque a spostarmi anche su altri segnali vicini, così mi sono messo a scorrere tra catini e lastre davvero interessanti.
Per un’ora buona non ho visto un pesce, ma ad un certo punto, verso la fine di un bel catino, sono riuscito a catturare un saragone che mi è venuto all’aspetto uscendo da una porzione di grotto.
A quel punto ho iniziato a razzolare alternando aspetti a veloci puntate nelle tane lungo i cigli più belli, riuscendo ad arpionare altri tre bei saraghi ed un’occhiata fuori peso.
Con quattro bei pesci ho chiuso al decimo posto di giornata.
La seconda frazione ero carico perché avevo diversi bei segnali d visitare, comprese un paio di tane con alcuni grossi saraghi.
Al primo tuffo, nonostante la compagnia di altri tre concorrenti, riesco a prendere un bel sarago che mi carica non poco. Purtroppo, però, sarà l’ultima preda della gara. Difatti nelle tre ore successive mi sono trovato a vagare nel deserto.
Tutti i segnali e le zone che avevo marcato e sui quali contavo, sono risulati privi di vita.
Ho trovato solo una bella murena che ho colpito e strappato per ben due volte, per poi perderla definitivamente in un buchetto difficile. In ogni caso, la murena non avrebbe cambiato nulla ai fini della classifica: sono rammaricato ma sereno e consapevole d’aver dato il massimo.
Ho pescato sempre con un arbalete da 60 e tahitiana. Non ho usato la fiocina perché c’era molto pesce al libero e pensavo che avrei potuto catturane qualcuno anche all’agguato.’

Il bel carniere di Paolo Catania – Foto: Gionni Marti

Paolo Catania, 29° classificato

‘Sul primo campo di gara avevo diversi segnali buoni. Alla partenza ho visto D’Onofrio dirigersi deciso su una zona molto vicina a quella dove avevo pensato di iniziare la gara, così l’ho seguito per poi spostarmi sui miei segnali.
Dopo i primi tuffi anche lui si è diretto verso le stesse zone su cui avevo pensato di pescare e la gara è stata un bel duello dal quale sono uscito con sei saraghi, cinque dei quali davvero grossi, che mi hanno consentito il sesto posto di giornata.
Ero molto soddisfatto e fiducioso. Mi sentivo in forma ed avevo una seconda giornata che mi lasciava diverse chance.
Sul secondo campo avevo tanti segnali, ma nessuno era davvero affidabile; ho fatto il grosso sbaglio di non fidarmi delle mie possibilità e, visto come era andata la prima giornata, mi sono rimesso a marcare D’Onofrio. Errore madornale!
A metà gara mi sono spostato sulle zone che avevo segnato in preparazione ma ci avevano già pescato altri concorrenti, e ho concluso con tre pesci, tutti fuori peso.
In entrambe le giornate ho pescato con un 60 con fiocinella a quattro punte.
Mi dispiace davvero perché per la seconda volta consecutiva faccio un’ottima prima frazione e una seconda disastrosa, evidentemente ho ancora molto da imparare nella gestione della gara.
Peccato, perché ero davvero in forma e ho pescato per tutte e due le giornate con un ritmo infernale.’

Nicola Fusi con la moglie Elisabetta, barcaiola e abile pescasub agonista – Foto: Gionni Marti

Nicola Fusi, 39° classificato

“Era la prima partecipazione ad un campionato di seconda categoria, confesso di essere nuovo a questo tipo di competizioni e di aver sempre preso parte a manifestazioni a carattere locale, in luoghi che conosco abbastanza bene. Ho commesso molte ingenuità da principiante, scontandole tutte durante la gara.
In preparazione mi sono trovato su una tipologia di fondale a base di grotto molto basso, un tipo di fondale molto diverso da quello che frequento abiltualmente. Non avendo mai fatto paperino, mi sono arrangiato a preparare a zone, tuffo dopo tuffo, lottando nel frattempo con una fastidiosa infiammazione che mi ha costretto ad assumere medicinali per tutta la settimana. Nonostante tutto ho trovato qualche posto buono, ma da bravo principiante non sapevo che il GPS fosse ammesso e così mi sono messo a prendere le classiche mire. Ovviamente, alla partenza della prima prova c’era foschia ed io non sono riuscito a ritrovare il punto esatto finché il sole non si è alzato un po’ ed ha schiarito l’orizzonte. Quando sono riuscito a riconoscere le mire, mi sono reso conto che molti altri concorrenti avevano scovato la stessa zonetta, perché c’era una discreta folla. Portandomi in zona sono comunque riuscito a catturare tre saraghi ed una murena, che mi hanno permesso di non arretrare troppo in classifica.
Nella seconda giornata avevo delle tane abitate da grossi saraghi che però ho ritrovato deserte, così mi sono messo a scorrere rimediando l’unica lappara (tordo pavone) a peso del campionato. In ogni caso, questa esperienza mi ha illuminato e sono convinto che alla prossima occasione potrò fare di meglio.”

Un Covato soddisfatto nella prima manche – Foto: Gionni Marti

Giuseppe Covato, 40° classificato:

‘La prima giornata sono partito sull’unico segnale che avevo trovato in preparazione, una tana con diversi saraghi. Ne ho catturati tre lasciandone altri due ormai troppo nervosi per farsi prendere; poco dopo ho catturato il quarto sarago.
A quel punto ho cominciato a razzolare cercando, senza fortuna, qualche altra preda; all’intervallo sono tornato sul primo segnale sperando di trovare più tranquilli i pesci che avevo lasciato, ma la tana era vuota, così ho continuato a pescare senza però riuscire ad aumentare il mio carniere.
Tutta la gara l’ho fatta pescando poco oltre i 20 metri.
Nella seconda giornata ero indeciso se partire sulla sinistra del porto o marcare Massimiliano Volpe scegliendo la parte del campo gara sulla destra; ho scelto la prima e purtroppo ho sbagliato.
Carlo Santoro, che ha marcato Volpe, ha fatto un carniere che gli ha permesso un -purtroppo inutile- quarto posto di giornata, mentre a me sarebbero bastati forse due pesci per farcela.
Ho pescato due ore sul filo dei 20 metri poi, dopo la pausa, ho avuto problemi di compensazione ed ho dovuto abbandonare con oltre un’ora di anticipo.
Ho utilizzato degli arbalete corti, tra 50 e 65 cm.
L’episodio che ha condizionato la mia gara è stato sicuramente il problema di compensazione, senza il quale avrei avuto la possibilità di giocare le mie carte fino all’ultimo.’

Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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