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Attrezzature per l’apnea: le pinne

| 8 aprile 2001 | 0 Comments
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Le pinne sono utilizzate in molte discipline dell’apnea

Prima di iniziare a parlare di attrezzature, vorrei fare una premessa: quelle che scriverò sono le mie opinioni personali e non sono certo verità assolute, perciò vi prego di leggere queste pagine con spirito critico e, anzi, vorrei che mi scriveste per dirmi anche il vostro punto di vista.

I buoni consigli non si rifiutano mai.

E poi, ovviamente, quando si parla di attrezzature ognuno ha le sue preferenze, le sue marche, le sue “fissazioni”, perciò spero che questo possa servire solo da spunto per eventuali discussioni (non troppo animate, per favore !) tra voi e con me. Bene, andiamo avanti . . . .

Inauguriamo la sezione “Tecnica” parlando di attrezzature, ed in particolare di pinne per l’apnea.

Vorrei iniziare il discorso dicendo che le pinne sono il motore dell’apneista, ma questo, per quanto si senta dire spesso, è falso. Le pinne non sono affatto il motore, perché il motore è rappresentato dalle gambe. Le pinne servono solo per convertire il moto delle gambe, proprio come l’elica di un motoscafo o quella di un aereo convertono l’energia del motore in energia cinetica che fa avanzare il mezzo. Quindi non esistono pinne più o meno potenti, ma pinne più o meno efficienti.

Una buona pinna è quella che riesce a disperdere meno energia, ovvero quella che a parità di sforzo ci fa avanzare più velocemente.

Le pinne di cui parlerò sono esclusivamente quelle da apnea, perciò con pala lunga e con la scarpetta chiusa (non con il cinghiolo).

Analizziamo la pinna nelle sue parti: la pala e la scarpetta.

LA PALA

Un modello con pala in carbonio

Dimensioni – La lunghezza e la larghezza vanno scelte con cura e tali scelte sono molto soggettive. Pale lunghe probabilmente rendono meglio, ma possono essere d’impaccio e perciò bisogna imparare a gestirle bene.

Possono essere sconsigliate, per esempio, per fare apnea dinamica in piscina, dove gli svantaggi degli ingombri superano i benefici, mentre possono andare bene nel caso di una discesa in assetto costante, dove oltre al cavo non c’è altro. Una larghezza superiore permette di “lavorare” più acqua a parità di lunghezza, perciò permette di realizzare pinne corte con buona spinta.

I pescatori subacquei, che hanno bisogno di spingere bene, ma che non vogliono cose troppo ingombranti, si orienteranno verso questi modelli. Gli apneisti puri sceglieranno pale più strette che permettano di pinneggiare con le gambe (ed i piedi) vicini, ottenendo una posizione favorevole dal punto di vista idrodinamico e tecnico.

Durezza – Molti pensano che le pinne più dure spingano di più, ma in realtà non è sempre vero, anzi, in generale è falso.

Infatti, utilizzando pinne più dure avremo l’impressione di spingere di più perché sentiamo maggiore resistenza nella pinneggiata, ma questa resistenza è dovuta principalmente all’opposizione che le pinne offrono all’acqua in senso verticale e che non viene convertita in energia d’avanzamento.

D’altronde, se fosse vero questo concetto, basterebbe mettersi ai piedi due tavole per ottenere la pinna migliore. Con questo non voglio dire che utilizzare pinne dure sia sbagliato, tanto più che ci sono grandi campioni che utilizzano pinne abbastanza dure. La durezza va quindi adattata alla struttura muscolare dell’apneista ed al suo modo di pinneggiare, oltre che alla situazione in cui si deve operare.

Per realizzare pinne a costi contenuti, ci si è orientati verso alcuni particolari tecnopolimeri (volgarmente detti “plastica”), che però hanno basso modulo elastico.

Così, per realizzare pale da maggior rendimento, ovvero che assorbano meno energia, è stato necessario aumentare la durezza delle stesse, in modo da raggiungere un buon compromesso.

In questo caso, può darsi che una pinna leggermente più dura e quindi più elastica, funzioni meglio di quella morbida ma “gommosa”.

Il top che possiamo avere e che viene usato da tutti i campioni, è la pala in materiale composito di fibra di carbonio. Le caratteristiche delle buone pale in carbonio è di avere un’elevata elasticità, così che tutta la forza che impieghiamo nel piegare la pala per farla andare in presa, ci verrà restituita; come direbbero i tecnici, le pale in carbonio hanno bassissimo ciclo di isteresi.

Altro modello con pala in carbonio

Da non trascurare anche il vantaggio in termini di peso: la pala in carbonio è molto più sottile di quelle in “plastica” ed è quindi molto più leggera.

Tutti questi vantaggi si notano se andiamo a ricercare la prestazione, in termini di profondità, di distanza o di tempo passato in acqua. Per chi è alle prime armi, invece, direi che la fibra di carbonio, per quanti vantaggi possa avere, è forse esagerata. Questo anche perché la pala in carbonio è più delicata rispetto a quelle in plastica: risente degli urti e rischia di rompersi se la spingiamo malamente su uno scoglio, perciò bisogna farci un po’ di attenzione.

Nell’uso accorto, invece, è molto difficile danneggiarle e pinneggiando nel blu, per quanta forza possiamo metterci, credo che non si possano assolutamente rovinare. D’altronde le pinne servono per pinneggiare e non per dare calci agli scogli o per camminarci sopra. Altro “svantaggio” delle pinne in materiale composito è il prezzo: infatti costano da 4 a 6 volte di più rispetto a quelle in plastica; ma d’altronde dietro c’è un materiale molto pregiato e una lavorazione molto delicata che richiede attrezzature e conoscenze specifiche.

Attenzione, però! Non tutte le pale in carbonio sono uguali; ci sono in giro pale che vengono vendute come carbonio, che sembrano carbonio, che costano quanto il carbonio, ma che hanno poco a che vedere con i materiali migliori. Quindi occhio! Quando acquistate delle pinne da cui volete ottenere il massimo, prestate attenzione anche al bordino di gomma ai lati della pala. Questo serve per proteggerle dagli urti, ma soprattutto deve servire per canalizzare l’acqua in senso longitudinale, evitando che scappi dai lati della pala. Perciò dovrebbe essere sottile, per non appesantire, ma alto, per essere efficace.

LA SCARPETTA

La scarpetta è un elemento fondamentale che però viene spesso trascurato; è l’unione delle pale alle nostre gambe e da esse passa tutta la spinta che vogliamo mandare alle pale, perciò non ci devono essere perdite di energia. Deve essere comoda, senza costringere troppo il piede, ma deve anche essere aderente, per essere efficiente. Deve essere morbida nel contorno delle dita e del collo del piede e deve essere rigida nella parte dove forziamo per spingere, nella suola e nella parte centrale superiore. Poiché in commercio la numerazione delle scarpette abbraccia 2 o 3 misure alla volta, è necessario trovare un compromesso ponendo cura nello scegliere il calzare che utilizzeremo. Esso deve servire, oltre che a tenere caldo il piede, anche ad adattare perfettamente il piede alla scarpetta. Ricordate che può non essere sufficiente provare nei negozi l’accoppiata calzare-scarpetta per vedere se ci stiamo bene, perché spesso cominciano a dare fastidio dopo alcuni minuti o anche mezz’ora, quando magari stiamo pinneggiando in acqua fredda.

Per quanto riguarda i longheroni, che sono la parte della scarpetta che avvolge la pala fino a circa metà della lunghezza, personalmente sono dell’idea che non debbano essere troppo pesanti ed ingombranti, perché ostacolano il lavoro della pala e assorbono energia senza restituirla.

 

Lo stand C4 all’Eudi Show

CONNESSIONE PALA- SCARPETTA

Per i modelli con pala intercambiabile verificate la compatibilità tra pala e scarpetta, se le acquistate di marche differenti. Se vi si presentasse la necessità di attaccare una pala con due fori per le viti, ed una scarpetta con un solo foro, o viceversa, ricordate che non dovete mai forare le pale in carbonio; forate piuttosto la scarpetta: costa meno e rischia meno di rompersi. Qualcuno mette tra le viti e la pala in carbonio, un piccolo spessore di teflon, per sollecitare meno la pala. Può essere un’idea valida, io comunque non lo faccio e non ho mai avuto problemi. Può essere utile, invece, siliconare la scarpetta alla pala in composito, per evitare che quest’ultima esca dalle sedi nei longheroni.

Generalmente le scarpette sono fatte per montare le pale in plastica, che sono più spesse di quelle in carbonio, perciò la pala in composito non aderisce bene alla scarpetta; il silicone serve, più che per incollare, per riempire questi spazi vuoti che rimangono.

Così la pala risulta più ferma e, probabilmente, fa anche meno rumore in acqua (come dicono alcuni pescatori).

In ogni caso, alcuni dei grandi apneisti non siliconano le pale, spinti anche dalla necessità di smontarle frequentemente per viaggiare in aereo e custodirle gelosamente nel bagaglio a mano.

La cosa migliore sarebbe, prima di procedere all’acquisto, trovare un amico che ci faccia provare le sue pinne, così possiamo essere sicuri di non sbagliare. Se frequentate un circolo con molti soci, avrete la possibilità di vedere e provare più modelli, fino a trovare quello adatto a voi. Ascoltate quello che sentite dire in giro, documentatevi e approfondite e poi scegliete con la vostra testa, sapendo che quello che è ottimo per un altro, potrebbe essere pessimo per voi. Molte volte ho dato retta a chi mi consigliava insistentemente alcuni articoli, per poi accorgermi che avevo buttato via soldi inutilmente.

Ahimè!

 

Attrezzature per l’apnea: le pinne scritto da Salvatore Rovella media voto 3.4/5 - 18 voti utenti

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