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Assoluto a Coppie: la Replica della coppia Squalificata Amico – Ruisi

| 21 ottobre 2016 | 0 Comments

A seguito della richiesta perentoria da parte di Amico Fabio e Ruisi Dario, di esercitare il Diritto di Replica e di Rettifica ai sensi della legge sulla stampa 47/1948 e della legge 69/1963 (e successive modifiche e integrazioni), si pubblica versione integrale del testo inviatoci, mantenendo inalterata la distribuzione di grassetti e colori del testo. In calce si riportano i 5 allegati ricevuti.

La redazione di Apnea Magazine, in merito all’articolo pubblicato in data 16 ottobre 2016, riguardante lo svolgimento del “Campionato Italiano Assoluto a Coppie di Pesca in Apnea 2016”, e a materiali pubblicati ad esso riferibili, ritiene anche di dover precisare:

1 – di aver respinto la richiesta di rettifica dell’espressione “evidente stato di mal conservazione”

2 – di avere, in data odierna, anteposto alla frase “…uno dei componenti la coppia si era letteralmente precipitato a mettere i pesci nel ghiaccio del cesto comune…” la locuzione “alcuni di loro ci riferiscono”

3 – di aver aggiunto, in data odierna, in calce un link cliccabile attraverso il quale dall’articolo oggetto della contestazione si direttamente accessibile lo scritto di replica inviatoci.

4 – di aver respinto la richiesta di censura del post di accompagnamento all’articolo sopra richiamato, pubblicato sulla nostra pagina Facebook Ufficiale

Le motivazioni delle 4 decisioni sopra elencate sono state dettagliatamente comunicate ai reclamanti e la redazione, se necessario, si riserva di pubblicarle quando e come dovesse ritenerlo opportuno.

REPLICA AMICO – RUISI

Ad Apnea Magazine, P.IVA e CF 01328970536

OGGETTO: Diritto di Replica e di Rettifica ai sensi della legge sulla stampa 47/1948 e della legge 69/1963 (e successive modifiche e integrazioni)

A seguito delle accese polemiche scaturite durante e dopo la gara del Campionato italiano a coppie svoltasi il 15 Ottobre scorso in località Pizzolungo e Bonagia (erano previste due diverse partenze) – polemiche pesantemente continuate con gravi accuse sui social network e altri mezzi di informazione – con la presente lettera gli scriventi Fabio Amico e Ruisi Dario vogliono replicare a quanti hanno gettato discredito, in alcuni casi anche gratuito. A tal proposito si chiarisce sin d’ora che al fine di tutelare l’immagine e la reputazione dei sottoscritti non si esclude l’avvio di azioni giudiziarie, per i reati di ingiuria e diffamazione, nei confronti di quanti si sono resi protagonisti di commenti e pubblicazioni lesive, in diversi casi contenenti infondate, gravi e non provate accuse. Respingendo fermamente ognuna delle accuse a noi mosse, riteniamo utile prima di tutto, per onor del vero, riportare dettagliatamente come si è svolta la gara.

Ore 8:00, controllo degli Atleti da parte dei Giudici di gara, inizio vestizione e controllo della plancetta.Ore 08:15. Dopo un minuto di silenzio per Pippo Nicolicchia, ha inizio il Campionato italiano a coppie, i sottoscritti Ruisi Dario e Amico Fabio si dirigono subito su alcuni segnali dove durante la preparazione della gara avevano visto del pesce. Subito sul primo spot, spariamo il primo sarago. Ci dirigiamo poi su altri spot a seguire, dove non abbiamo trovato pesce. Decidiamo di fare uno spostamento su un punto più isolato con delle corvine, un po’ prima di arrivare spariamo una murena, vista mettere nel carniere dal Giudice di gara, e poco dopo spariamo un sarago preso sulla posidonia. Arrivati sul posto verso cui ci stavamo spostando, avvistiamo da sopra un branco di corvine formato da sette-otto pesci di vario peso: una sparata in caduta da Ruisi, la seconda da Amico, dopo avere ricaricato il fucile. Mentre Ruisi sta sistemando i pesci dentro la plancetta, vediamo dirigere verso di noi una coppia avversaria composta da Giugno Edoardo e Giudice Vincenzo, i quali ci vedono prendere pesci. Quindi ci affrettiamo a sparare corvine che avevamo visto dirigersi verso una tana con gli altri esemplari, riuscendo a prenderne due.

Intorno alle ore 10:00 avviene il controllo del pescato da parte del Giudice di gara Rubera Salvo, il quale chiede il numero di prede fino a quel momento catturate, che sono state poi visionate all’interno della plancetta. Le prede dichiarate in quel momento erano sette: murena, due saraghi e quattro corvine. Continuiamo al razzolo la pescata in una zona di grotto qualche tordo e qualche sarago, prendendo altri quattro pesci per un totale di undici prede. In questo lasso di tempo i Giudici di gara ci controllano diverse volte, chiedendoci puntualmente il numero di prede catturate.

Alle ore 11:45 ci troviamo sulla secca di Bonagia e ci accingiamo a tornare: durante lo spostamento notiamo che la plancetta è particolarmente pesante e attiriamo l’attenzione di un gommone di assistenza con bordo due Atleti, Guddo Roberto e Spedale Ernesto, i quali stavano per essere accompagnati a terra, dandoci una mano a svuotare la plancetta dal tappo di svuotamento. È a questo punto che ci accorgiamo che il colore dell’acqua è giallo scuro e che l’odore non è dei migliori. Tempo prima, evidentemente, la plancetta era stata inavvertitamente chiusa malamente, imbarcando dell’acqua e facendo sì che con il passare del tempo e vista l’esposizione al sole si creasse quella spiacevole situazione. Risolto questo inconveniente, il gommone con i due Atleti si allontana verso terra, Amico risistema la plancetta passando il fucile a Ruisi che in una lastra spara altri due saraghi, che vengono riposti all’interno. Aiutati dalla corrente di tramontana ci dirigiamo verso l’uscita e con un’andatura sostenuta arriviamo a terra appena in tempo per sistemare il pescato nell’apposito carniere, molto velocemente ci accorgiamo che due corvine hanno gli occhi velati ma di livrea e aspetto vivaci, ovvia conseguenza dell’”incidente” capitato in precedenza. Siamo particolarmente provati e stanchi per la lunga nuotata, Ruisi si precipita con il carniere seguito da Amico con la plancetta appena in tempo per consegnare il pescato al Giudice di gara, che lo ripone in un frigo piccolo ‘’Giostyle’’ di colore blu senza apposito ghiaccio.

Dopo esserci cambiati e riposati per circa mezzora, raggiungiamo il luogo per il pranzo, per poi iniziare la pesatura alle 16:00 circa.

Il nostro carniere viene pesato alle ore 17:00 circa e quindi tenuto per circa 5 ore da parte dell’organizzazione sprovvisto del ghiaccio. A quel punto durante la pesatura alcuni Atleti fanno notare ai Giudici che due corvine sono mal conservate, mentre noi diamo spiegazione di quanto avvenuto in acqua; dopo segue un’accurata visione da parte del Giudice di gara Rubera Salvo, Direttore di gara Aruta Antonio e Vice direttore di gara Tripi Antonio e anche la visione di una biologa marina, Salone Sara, la quale si è trovata per caso alla manifestazione e ha preso parte in maniera ufficiosa all’eviscerazione del pesce, dichiarandone la freschezza. Il verdetto finale al termine dei riscontri è positivo e viene quindi stilata la classifica finale e resa pubblica.

Alle 18:30 viene presentato un ricorso da parte di Cuccaro Rocco e Losito Valerio, sottoscritto da 40 atleti circa. Molte persone si sono allontanate mettendosi in disparte facendo firmare atleti che a loro stesso dire non avevano preso visione del pesce. Al raggiungimento di circa 35 firme qualcuno ha cercato disperatamente il raggiungimento di almeno 40 firme. Poco dopo tempo, viene accettato il ricorso e stilata la nuova classifica che ci vede squalificati per pesce mal conservato.

Veniamo adesso alle considerazioni ed entriamo nel merito di tutta la vicenda. Sia chiaro, non sosteniamo né abbiamo mai sostenuto che il pesce contestato fosse perfetto. Ma la velatura negli occhi era dovuta a quello sfortunato incidente, di cui, lo ripetiamo, il Giudice di gara è stato subito informato. Questo, riteniamo, è un fatto non di poco conto. Proprio la consapevolezza di quanto era accaduto, subito messo alla luce del sole, insieme all’assoluta buona fede ci ha portato a consegnare ugualmente tutto il pesce. Infatti i giudici non hanno rilevato stranezze e in seguito la freschezza del pesce è stata accertata persino da una biologa marina, quindi non una persona qualunque.

Ci chiediamo se in una gara così importante come il Campionato Italiano a coppie, il fatto che il nostro pesce sia stato conservato senza ghiaccio per circa 5 ore in un piccolo frigo abbia influito ulteriormente al suo deterioramento. Nel rispetto del regolamento ci assumiamo le nostre responsabilità ma ciò dovrebbe anche far riflettere sulla possibilità che da parte degli organizzatori ci sia stata un parte di colpa sull’accaduto; di certo per noi non è ammissibile in una gara del genere che il nostro pesce sia stato conservato in questo modo.

Come si può arrivare a pensare che quei pesci “incriminati” fossero stati lasciati sul fondo, pescati di notte, portati o passati da altri durante la gara (grave ipotesi fatta da alcuni e qui totalmente smentita)? I nostri valori, di vita prima ancora che di sport, non ci farebbero mai commettere una tale scorrettezza. A detta di qualcuno nel pre-gara circolavano voci circa l’essere favoriti insieme ad altri locali che sarebbero stati disposti a vincere anche in modo scorretto. L’unico modo scorretto, invece, è stato quello di farci squalificare (ricordiamo che c’è chi ha firmato il ricorso senza nemmeno aver visto il pesce!), forse perché invidioso del nostro abbondante carniere, ottenuto pesce dopo pesce in modo del tutto lecito e corretto.

Come sappiamo l’ambiente non è dei migliori ma al di là dei sospetti che possono derivare pensiamo di conoscere il tratto di mare di nostra competenza meglio di chiunque altro. Qualcuno ha scritto che si è insospettito anche alla nostra consegna del carniere perché fatta frettolosamente e senza fare la foto, senza però pensare alla nostra stanchezza e all’esser provati dopo avere dato tutto in una competizione in cui credevamo enormemente. Questo ci ha fatto riflettere molto su quello che è accaduto e sul clima che si respirava. Ci teniamo a ribadire che noi abbiamo la coscienza pulita e chi va a mare sa bene che gli incidenti, soprattutto in una gara, possono capitare a chiunque e che certi pesci, in casi come il nostro, essendo particolarmente delicati sono maggiormente soggetti al deterioramento fisico. Non si può però dire che quel pesce è stato portato, dato o nascosto etc, e c’è differenza tra imbrogliare e avere delle circostanze negative che deteriorano il pescato.

In questi giorni è stata messa in atto una vera e propria “macchina del fango”, un ingiustificato accanimento nei nostri confronti che ci porta a valutare l’ipotesi di adire le vie legali per i reati di ingiuria e diffamazione. Inutile scrivere “sentenze” su Facebook e poi cancellarle per evitare conseguenze: il danno ormai è fatto ed è risaputo che in casi di denuncia è possibile risalire anche a quello che sui social network è stato rimosso. A chi si è scatenato a offenderci e accusarci sui social network, forse pensando che nel virtuale si possa scrivere quel che si vuole, ricordiamo una recente sentenza della Corte di Cassazione (Cassazione penale, sez. I, sentenza n° 24431/2015) che ha stabilito che scrivere un commento offensivo su Facebook integra il reato di diffamazione a mezzo stampa.

Per completezza, alleghiamo alla presente:
– Foto prima classifica;
– Foto del frigo portatile;
– Foto immediatamente dopo la consegna del carniere;

Trapani, li 19-10-2016
Amico Fabio e Ruisi Dario

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