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Assoluto 2014: le interviste ai protagonisti (1/11)

| 22 ottobre 2014 | 0 Comments

Apnea Magazine ha intervistato i protagonisti dell’Assoluto 2014 appena disputato. In considerazione delle discussioni pre e post gara che questa edizione ha scatenato, per la prima volta, la redazione ha deciso di intervistare tutti i partecipanti senza distinzione tra vincitori, qualificati e retrocessi. Agli atleti abbiamo lasciato campo libero nel raccontarci le loro impressioni della preparazione, come si sono svolte le due giornate di gara (tecnica, profondità, attrezzature, pesci presi ed eventuali errori fatti) e una valutazione sul risultato finale.

Buona lettura!

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Bruno Desilvestri con il carniere della prima giornata (foto C.Corrado)

Bruno Desilvestri – 1° Classificato

Prima di tutto vorrei chiarire alcune questioni sulle polemiche che si sono sentite e lette prima della disputa del campionato. Innanzi tutto io non sono tesserato con l’Albatros (circolo organizzatore, n.d.r.) e non parlo con Giorgio Sanna per cui non ho avuto nessun ruolo sulla scelta della località e dei campi gara. Anche l’ipotesi di presunte pressioni fatte da parte mia, direttamente alla Federazione, non sono assolutamente vere; al contrario avrei di gran lunga preferito che il campionato si fosse disputato a Costa Rei, località che avrebbe consentito a tutti di esprimere pienamente le proprie potenzialità. Inoltre la Federazione ha imposto un limite di 4 miglia di distanza massima tra la base logistica e i campi gara e inoltre l’organizzazione aveva già preso accordi per lo svolgimento a Muravera.

Devo però anche dire che i campi gara erano molto validi e che purtroppo la mareggiata che ha preceduto la gara ha reso le zone di fondale più basso impraticabili costringendo tutti a pescare nelle zone più profonde. Voglio anche smentire categoricamente chi ha detto che avrei preparato i campi gara in periodi non consentiti; la verità è che essendo la zona ad un’ora di distanza da Cagliari, in oltre 25 anni di carriera, mi è capitato di andarci a pescare moltissime volte e conoscevo talmente bene il campo dove si è disputata la prima giornata che non ho preparato nemmeno un giorno, limitandomi ad una verifica dei punti che ritenevo più affidabili solo la vigilia della gara.

Piuttosto ho puntato fortemente su questo campionato italiano considerato che sarebbe stato il mio ultimo impegno agonistico nazionale, avendo deciso già di abbandonare questo tipo di competizioni dopo il prossimo Mondiale in Perù. Ho quindi impostato la preparazione estiva in funzione di quella che pensavo avrebbe potuta essere la migliore strategia di gara, per cui al termine di ognuna delle mie pescate ho dedicato un po’ di tempo a fare qualche tuffo intorno ai 40 metri sganciando la zavorra perché, a dispetto di quanto si crede nell’ambiente, io non sono un profondista, riesco a pescare bene tra i 27 e i 32 metri ma preferisco razzolare a profondità inferiori.

Questo tipo di allenamento mi ha permesso di arrivare al massimo della condizione nel momento della gara; credo di non essere mai arrivato ad un campionato allo stesso livello di forma di ques’anno. Durante il periodo di preparazione mi sono concentrato sul campo a sud che ho ispezionato solo a pinne, senza fare traino lungo.

Nella prima giornata, che immaginavo sarebbe stata molto più combattuta di quanto alla fine non si sia rivelata, la mareggiata ha stravolto il programma che mi ero fatto e ho trovato molti dei segnali che avevo controllato il giorno prima vuoti per cui, dopo aver catturato 6 pesci, ho deciso di provare la pesca fonda alla ricerca di una preda di prestigio e sono stato premiato dalla cattura della ricciola. Se avessi insistito su un fondale più basso avrei comunque avuto la possibilità di catturare almeno altri due pesci, forse avrei rischiato di non vincere la giornata ma avrei comunque fatto un ottimo risultato.

Nella seconda giornata ho scelto di non partire sulla secca fonda perché pensavo che non ci sarebbe andata molta gente ad inizio gara così ho cominciato intorno ai 30 metri per spezzare il fiato. Quando mi sono spostato ho trovato nell’ordine, prima Corrias, poi Moscon e sul terzo punto dove sono arrivato erano già passati Natoli e Claut. Dopo un’ora avevo solo la mostella e avevo pescato accanto a Roccaforte che urlava di aver preso il ricciolone.

Sono riuscito a mantenere la calma anche se c’era altra gente nelle zone nelle quali avrei voluto pescare e in 10 tuffi sono riuscito a catturare 11 pesci, facendo una coppiola di corvine in una zona dove era già stato Corrias senza però trovare i pesci che si erano spostati di poco per poi tornare nella tana dopo le prime fucilate. L’unica tana che avevo sicura era quella dove ho preso 5 scorfani, in preparazione ne avevo segnati 4 ma, insistendo, sono riuscito a scovarne un altro.

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Bruno Desilvestri con il carniere della seconda giornata (foto C.Corrado)

Ho pescato in prevalenza con il 120 doppio elastico, vista la profondità avevo bisogno di un fucile che mi permettesse di effettuare tiri lunghi. Malgrado il risultato raggiunto qualche errore, essenzialmente di strategia, l’ho commesso.
Nella prima giornata avrei dovuto rivedere il percorso che avevo pianificato perché la mareggiata aveva cambiato le condizioni ma avevo già caricato sul GPS che ho usato in gara solo i vari punti che avrei ispezionato e sarebbe stato troppo complicato utilizzare l’altro GPS dovendo selezionare tra tutti i waypoint marcati.

Nella seconda giornata sarei dovuto partire subito sulla secca più fonda invece di cominciare più basso, ma pensavo che ad inizio gara non ci sarebbero andati in tanti. Comunque tutto è andato per il verso giusto, anche quel pizzico di fortuna che nelle gare serve sempre per vincere anche perché gli imprevisti sono sempre in agguato; dovendo pescare molto fondo sarebbe bastato un piccolo problema di compensazione per pregiudicare tutta la gara.

Per il futuro adesso mi aspetta il Campionato Mondiale, poi chiuderò la carriera per quanto riguarda campionati italiani ed internazionali. Ho deciso di lasciare con una vittoria anche perché ho ormai 45 anni e per affrontare un campionato ci vuole un impegno fisico e mentale veramente elevato. Potrei continuare ancora per un paio d’anni ma alla possibilità di lasciare dopo un lento (o rapido) declino preferisco smettere da campione in carica. Comunque rimarrò nell’ambiente, magari facendo da barcaiolo a qualche amico o partecipando a gare come il Campionato per Società nelle quali il divertimento prevale ancora sullo stress agonistico.

Vincenzo Valenti – 12° Classificato

Diciamo subito che la preparazione si è svolta con condizioni ottimali: mare calmo e acqua limpida, ma purtroppo è stata resa molto difficile dalla pressoché totale mancanza di roccia, specie nel campo di gara sud, almeno a profondità “umane”. In pratica solo distese infinite di posidonia che ogni tanto facevano un ciglio (denominato dai locali barranco) che raramente nascondeva una o due pietre che, comunque, quasi mai facevano tana. Tuttavia proprio in questi posti avevo notato che, anche se facendo paperino non di vedeva una pinna, una volta immerso ed arrivato sul fondo, magari per provare un aspetto, i pesci ogni tnto si vedevano.

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Vincenzo Valenti con il carniere della seconda giornata (foto C.Corrado)

Spesso arrivavano dalle alghe: corvine, anche molto grosse, e saraghi. In un punto in particolare (sempre nel campo sud dove in gara ho preso un dentice) in  preparazione sono stato circondato da un enorme volo di corvi di 1 kg, 1,5 kg, saraghi e dentici, un vero spettacolo. Pertanto in entrambi i campi gara ho segnato tutti questi posti che apparentemente sembravano insignificanti.
Inizialmente ero tutto sommato fiducioso sulla gara, ma come spesso accade,  il meteo ci ha messo lo zampino proponendo mare molto mosso che ha reso quasi del tutto impraticabile il basso e medio fondale.

Consigliandomi con il mio barcaiolo Adriano Riggio, ho deciso per la che nella prima frazione sarei partito su un segnale trovato da lui in 27 mt di acqua, in cui  vedevo  sempre una ventina di saraghi che si intanavano. Fatta la partenza ci ritrovavamo a pescare nello spot con Salvatore Natoli. Già dai primi tuffi  ci siamo subito resi conto della totale assenza di pesce e dopo circa 15 minuti ci siamo spostati entrambi senza aver catturato nulla.

A quel punto decidevo di buttarmi attorno all’isolotto di Quirra dove frangeva l’onda per pescare all’agguato. La scelta si rivelava azzeccata e quasi subito, con il 100, catturavo 2 tordi e, nella risacca, sbagliavo un barracuda di circa 7/8 etti. Dopo circa 2 ore mi spostavo su alcuni cigli che, nonostante il moto ondoso, erano pescabili (intorno ai 22-23 mt). In uno di questi, sempre con il 100, catturavo una corvina ed un altro tordo. Con questo carniere terminavo la 1a giornata guadagnando un buon 18° posto anche se con una percentuale bassa (circa 24%).

In previsione della seconda  giornata sapevo già che sarebbe stata molto dura ma dentro di me confidavo nel posto dei dentici. Decidiamo di fare la partenza su uno spacchetto trovato in preparazione in 20 mt dove c’erano  2-3 grossi sparidi: naturalmente, a causa della mareggiata, la tana era piena di posidonia morta ed i saraghi chissà dove quindi, risalito in gommone, con Adriano decidevamo di provare a catturare un dentice sul punto conosciuto. Sul posto mi accorgevo subito che, stranamente ma fortunatamente,  l’acqua era ancora discreta. Arrivato sul fondo mi poggiavo dove vedevo sempre i pesci e, come per incanto dopo pochi secondi,  vidi un dentice puntarmi deciso:  tiro senza storia e recupero nel medesimo tuffo con enorme gioia mia e del mio secondo. Un pesce a bonus sapevamo che valeva molto. Questa cattura mi ha dato la giusta tranquillità e da lì in poi ho continuato a pescare senza affanni nè ansie. Poco dopo sparavo un sarago, poi scartato per pochi grammi e, quasi al fotofinish, all’estremo del campo  verso Capo Ferrato, insagolavo un bel cefalo di quasi 1 kg!

Penso di non aver commesso errori, anzi, penso di essere stato anche molto fortunato.
Un’esperienza stupenda sebbene spero che prossimamente si faccia più attenzione nella scelta dei campi gara. Anche se alcuni (pochi) hanno preso bei pesci, non è giusto far passare ore ed ore sull’alga ad atleti e  secondi. Non è assolutamente divertente e ritengo non ci si possa esprimere al meglio delle proprie possibilità.

Diego D’Alessandro – 27° Classificato

Già dalla partenza le voci di corridoio parlavano di campi gara molto particolari ma onestamente non pensavo così “particolari”.

Nei giorni di preparazione ho vagato per ore ed ore nella posidonia senza mai vedere roccia. Sicuramente faccio parte di quel folto gruppo di concorrenti che non ha trovato una sola pietra a quote “umane” nel campo gara B. Il campo A per fortuna si prestava meglio, ma essendo la zona di roccia molto ristretta, obbligava a perlustrare fianco a fianco ad altri concorrenti, rendendo davvero difficile riuscire a tenere nascosto qualcosa. Ormai quei pochi pesci presenti ci chiamavano per nome. Riassumendo le giornate di preparazione, avevo chiaro solo il programma della prima giornata nel campo A ma ben presto, con l’aumento del moto ondoso, anche quello si mostrava un incognita. L’unica certezza era quella che mi dovevo buttare, pescare e ben sperare.

Dalessandro 1v

Diego D’Alessandro con il carniere della prima giornata (foto C.Corrado)

La prima frazione sono partito su di un segnale a 24/26 metri dove avevo trovato un lastrone abitato da una 15ina di saragoni. Ci troviamo sul punto in quattro ma, desolati, ci accorgiamo che il mare pompava all’interno del buco che risultata deserto. Ho provato a fare un paio di discese fonde ma la fortuna non mi ha assistito non facendomi trovare le grosse corvine avvistate in preparazione ai fianchi di un pietrone a 32 metri. Decido di andare a pescare intorno all’isolotto, dalla parte opposta del campo gara. Arrivato mi rendo conto che la visibilità migliorava e la risacca era più accettabile. Recupero subito una mostella al limite e scorgo delle belle salpe. Cambio il fucile, prendo il 110 e agguatando sui 19/20 metri, tra decine di concorrenti, riesco ad arpionarne tre. Solo due risulteranno in peso, la terza verrà scartata per soli 6 grammmi.

Il secondo giorno avevo poche alternative. Un mare formato ed un acqua veramente torbida rendono la mia decisione unica e sola: pescare in parete al confine sud del campo gara. Decisione che vedo presto essere stata condivisa da gran parte dei concorrenti. Mi immergo e con il 110 incomincio ad agguatare tra i massi della franata. Dopo poco porto a tiro una bella corvina da 900 grammi, che purtroppo rimane l’unico pesce di giornata e, ad eccezione di una sfuggente orata, anche l’unico avvistato. Ho variato tra agguato e aspetto facendo anche diversi tuffi dediti alla ricerca in tana sotto i massoni, ma senza risultato.

Ritengo di aver svolto una gara difficilissima e perennemente in salita. Ho cercato di raddrizzare la sorte in svariati modi ma la dose di fortuna è mancata. Ho commesso diversi errori che cercherò di non ripetere in futuro. Non sono deluso, ho fatto una bella gara in un campo ostile e decisamente troppo selettivo.

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