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Un compagno fidato: il pallone segnasub

| 8 marzo 2004 | 0 Comments

 

Un pescatore in apnea con la sua boa segnasub

All’inizio della mia carriera di pescatore in apnea, il mio rapporto con la boa segnasub è stato piuttosto travagliato. Trovavo l’obbligo di trascinarsi dietro quell’inutile orpello una vera violenza, un’intollerabile limitazione della mia libertà, un’imposizione inaccettabile. Oltretutto, negli anni ottanta il significato di quel galleggiante, per la maggioranza dei diportisti, era completamente sconosciuto. Non che al giorno d’oggi le cose siano migliorate di molto, ma quanto meno stiamo assistendo ad una crescente sensibilizzazione verso la sicurezza dell’uomo in immersione, se non dei diportisti, almeno delle Forze dell’Ordine. Sintomo di questa attenzione, stimolata principalmente da una campagna di sensibilizzazione promossa dai media che seguono la nostra disciplina, è stata la circolare del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, che ha finalmente fissato in 100 metri la distanza di rispetto dalle boe segnasub. Tornando all’obbligo di segnalazione di cui dicevo, col passare degli anni mi sono rassegnato, anche perché le Forze dell’Ordine che operano dalle mie parti sono sempre state molto ligie e poco accondiscendenti con chi pesca senza pallone. Mi sono talmente rassegnato all’uso della boa segnasub che non me ne separo mai, nemmeno quando pesco nei luoghi più isolati, in giornate in cui in mare non potrebbe esserci nessun altro, magari di Gennaio, con il mare mosso, freddo…

Dirò di più: se scendo in acqua senza boa….mi sento letteralmente nudo, mi manca qualcosa, mi sento a disagio, non pesco bene. Proprio per questo, nel corso degli anni ho cercato di adattare la boa alle mie esigenze, provando a renderla un accessorio utile non solo alla segnalazione di sicurezza, il meno ingombrante possibile, in definitiva, non più un inutile orpello ma un insostituibile alleato, un compagno fidato.

1) moschettone con chiususra di sicurezza 2) fischietto 3) spillo portapesci 4) avvolgisagola 5) raccordo elastico 6) avvolgisagola per finale

Tipologie

Non voglio soffermarmi troppo a lungo sulle diverse tipologie di galleggiante esistenti sul mercato: si va dalla classica boa sferica, al siluro, alla plancetta rigida, alla plancetta gonfiabile etc. Personalmente, poichè sono solito uscire in mare esclusivamente in gommone, e un po’ anche perché sono un tradizionalista che si affeziona a certi dettagli dell’attrezzatura (ad esempio, uso da sempre la stessa maschera…), continuo ad adoperare la classica boa sferica. Le attrezzature che vi si appendono fanno più attrito rispetto ad un siluro o ad una plancetta, ma in compenso è ben più visibile, e poi i miei percorsi a pinne non sono mai lunghissimi. Se avessi abitudini diverse, probabilmente adotterei una plancetta… La migliore visibilità di una boa sferica non solo ci rende più facilmente avvistabili dai diportisti (per i quali, oltretutto, è di sicuro il segnale di uomo immerso più conosciuto, rispetto ad esempio ad una plancetta dell’ultima generazione che, più che allontanarli, ne stimola la curiosità…) ma, oltretutto, rende più agevole il compito nel nostro eventuale barcaiolo in presenza di mare mosso, o più semplicemente facilita il nostro “ritrovamento” da parte del compagno di pesca che si è buttato un miglio a monte di corrente e, giunto al gommone da noi ancorato, deve venire a cercarci.

Allestire la boa

Il nostro galleggiante, abbiamo detto, può rivelarsi molto utile, ad esempio consentendoci di portarci dietro un po’ di attrezzature di riserva: attaccato al mio pallone non manca mai un secondo fucile corto, da tana, armato con fiocina, collegato alla boa a mezzo moschettone di sicurezza di generose dimensioni. A questo proposito, credo che sia il caso spendere qualche parola su questo accessorio fondamentale, ossia il moschettone, in quanto che se non curiamo a dovere il collegamento alla boa del secondo fucile, rischiamo di perderlo strada facendo (cosa sicuramente capitata a molti di noi).

 

Moschettone con ghiera a vite di sicurezza

Gli aspetti da tener presente sono essenzialmente due: innanzitutto il moschettone deve essere del tipo con ghiera a vite di sicurezza, in modo da evitare aperture accidentali (è piuttosto costoso ma ne vale la pena); in secondo luogo, è sempre opportuno agganciare la sagola con cui ci trasciniamo dietro il pallone ad un moschettone diverso da quello in cui agganciamo il fucile, poichè può capitare che il sagolone, compiendo nel corso della pescata delle spire attorno al moschettone, tenda ad aprirlo agevolando lo sganciamento di quanto vi si trova appeso.

Personalmente, onde non correre il minimo rischio, adotto entrambe le cautele: non si sa mai, anche perché, di norma, gli eventi negativi si verificano sempre nel momento sbagliato. Nel senso che sarebbe oltremodo disdicevole accorgersi che sotto al pallone il secondo fucile non c’è più proprio quando abbiamo sparato ad un denticione e, avendolo colpito male, vorremmo doppiarlo con un colpo risolutore….

Accanto al secondo fucile, di solito si appende anche la torcia, sebbene personalmente preferisca tenerla sempre al polso per maggiore comodità. Ma un accessorio che non può mancare tra le attrezzature che pendono dalla boa è un grosso spillo portapesci, molto comodo in caso di cattura di prede di mole oppure di pesci la cui “movimentazione” risulti pericolosa : è il caso di scorfani, murene, gronghi, rane pescatrici, tracine. Anche a proposito di questo accessorio ci sono un paio di dettagli da tenere presenti: è sempre conveniente agganciarlo ad un moschettone diverso da quello del fucile (è bene che ogni attrezzatura abbia il suo moschettone, poiché si corre sempre il rischio di aprire il moschettone per prendere una attrezzatura e sganciare inavvertitamente l’altra) ed è utile abituarsi ad agganciare bene le prede.

A tal proposito, mi viene in mente un episodio capitatomi ormai moltissimi anni addietro e che mi ha fatto capire l’importanza di fissare bene le prede alla boa. In una splendida giornata invernale ma con temperatura mite, aria di scirocchetto e acqua chiara, stavo sommozzando lungo una scogliera sommersa posta in una distesa di sabbia. Impugnando un arbalete da 60 cm. armato con fiocina, stavo esplorando le mille tane presenti a caccia di spigole, solitamente presenti in abbondanza in quel luogo, ma dopo molto tempo di pesce non ne avevo ancora visto. All’improvviso, sgattaiolando lungo i massi accatastati sul fondo, sbuco proprio a ridosso di uno spigolone che se ne stava acquattato all’ombra di un sassone: non so chi dei due fosse più sorpreso dall’apparizione dell’altro, fatto sta che istintivamente sparai, colpendolo sulla testa e fulminandolo all’istante.

Sotto la boa è buona norma tenere un fischietto

La gioia per la cattura del pescione fu immensa e, forse a causa dell’emozione, andai frettolosamente a fissare la preda al pallone segnasub, probabilmente confidando in qualche altra cattura in quella zonetta. Dopo un’altra buona oretta di tentativi infruttuosi, decisi che forse era preferibile cambiare zona e tornai al gommone, fiero della bellissima cattura effettuata e impaziente di mostrarla al mio compagno di pesca. Purtroppo, giunto al gommone e salpata la sagola del pallone, mi accorsi con rammarico che dello spigolone catturato non v’era più traccia! Evidentemente, poiché avevo fatto passare lo spillone semplicemente dalla branchia alla bocca, complice il moto ondoso la spigola si era sganciata (in effetti con quella enorme bocca c’era da aspettarselo che lo spillo potesse sfilarsi…). I tentativi di ritrovare la preda perduta furono del tutto inutili, ma un insegnamento mi era rimasto dopo quella immensa delusione: mai più avrei assicurato al pallone una preda importante con tanta superficialità. In effetti, da quell’episodio in avanti ho sempre assicurato le mie prede facendo passare lo spillo dalla branchia alla bocca ma facendolo fuoriuscire attraverso la cartilagine del labbro superiore della preda. In questo modo non ho più perso un solo pesce, comprese cernie e ricciole di mole considerevole.

Ai fini della sicurezza, infine, può rivelarsi utile tenere appeso al pallone anche un fischietto, del tipo che troviamo di solito applicato ai giubbotti di sicurezza in dotazione al nostro mezzo nautico: può richiamare l’attenzione di qualche incauto diportista diretto sulla nostra verticale ma, più semplicemente e più spesso, potrà attirare l’attenzione del nostro indolente barcaiolo, assopitosi sul prendisole invece di sorvegliare la nostra azione di pesca.

 

Dettaglio del collegamento tra l’avvolgisagola ed il raccordo in sagola elastica ca 6mm

Soluzioni

Procedendo nell’analisi del nostro fidato ed inseparabile compagno di pesca, prendiamo ora in considerazione il collegamento tra pallone e sagolone: poichè le profondità di esercizio sono estremamente mutevoli anche durante una stessa pescata, è utile adoperare un avvolgisagola in plastica dotato di tacca di fermo per la sagola, in modo da poter agevolmente e rapidamente variare la quantità di sagola in bando in relazione al fondale su cui stiamo operando. Ultimamente ne ho provato un modello dalle dimensioni più generose del solito, notando una maggiore facilità in svolgimento e riavvolgimento della sagola.

C’è chi collega il sagolone che fuoriesce dall’avvolgisagola direttamente alla boa, ma personalmente, poichè sono solito tenere l’altro capo della sagola collegato alla cintura in ogni condizione meteomarina, preferisco eseguire questo collegamento interponendo uno spezzone di robusta sagola elastica da 6 mm. di spessore, lungo circa 100 cm. Questo accorgimento mi consente di essere meno infastidito dal moto ondoso che di norma, se la trazione del pallone non è ammortizzata efficacemente, disturba non poco la nostra azione di pesca.
Ma detta soluzione trova anche altre applicazioni: risulta utile se utilizziamo il pallone per mettere in trazione una cernia arroccata oppure per lavorare una grossa ricciola che ci ha già prosciugato la sagola del mulinello e che siamo stati costretti, pertanto, ad agganciare al pallone segnasub, vero e proprio mulinello di scorta. La funzione di ammortizzatore del nostro elastico contribuirà al fiaccamento della preda ed alla salvaguardia dell’integrità delle sagole.

Galleggiante, raccordo sagola-nylon con girella e raccordo del finale

Per chi pesca prevalentemente in tana, il discorso sulla sagola del pallone potrebbe ritenersi concluso qui, ma per gli appassionati di aspetto si pone un piccolo problema: come conciliare le esigenze di silenziosità con l’evidenza del sagolone che ci collega alla boa?

Semplice: è sufficiente sostituire l’ultimo tratto di sagolone, tra i 10 ed i 15 metri in relazione alla visibilità in acqua, con del robusto monofilo di nylon, dello spessore compreso tra 0,50 e 0,70 mm. Vi garantisco che in condizioni normali è possibile portare a tiro anche i dentici più smaliziati senza separarsi mai dalla boa segnasub. Solo nei casi più disperati, in cui i dentici sembrano più indolenti del solito, sarà necessario abbandonare il pallone, pedagnando nei pressi della zona calda. Ma vediamo in dettaglio come eseguire il collegamento tra sagolone e monofilo di nylon e tra quest’ultimo ed il moschettone da fissare alla cintura. Per limitare al minimo le possibilità di incaglio nelle asperità del fondale, è raccomandabile collocare, in corrispondenza del collegamento monofilo-sagolone un galleggiante del tipo usato per i tramagli, il quale farà in modo che il monofilo resti ben steso in diagonale sulla nostra verticale, anziché seguirci parallelo al fondale.

Il collegamento vero e proprio, poi, è bene che avvenga a mezzo di una grossa girella, simile a quelle utilizzate per i calamenti dei cannisti, la quale garantirà che il monofilo non si arricci eccessivamente, provocando ingarbugliamenti indesiderati. Al capo opposto alla boa, invece, il problema da risolvere è la delicatezza del monofilo, specialmente se sottoposto a continui sfregamenti sulle rocce del fondale. Questi sfregamenti possono avvenire sia in fase di pesca che qualora decidiamo di pedagnare, abbandonando sul fondo un piombo mobile cui è collegato il nostro pallone. Per evitare che il monofilo di nylon si usuri troppo velocemente, facendoci rischiare di perdere nella migliore delle ipotesi il solo pedagno, nella peggiore tutto il pallone (ovviamente in circostanze particolari come mare grosso o forte vento di terra…), sono solito fissare il capo del monofilo ad uno spezzone di sagolino nero in treccia di nylon, lungo una sessantina di centimetri, collegato a sua volta al moschettone che lo vincola alla cintura di zavorra. In tal modo la maggior parte degli sfregamenti andranno ad interessare solo la porzione di sagolino, lasciando il monofilo integro per lungo tempo. Ovviamente, il monofilo deve necessariamente essere sostituito con maggiore frequenza, rispetto al normale sagolone, ma con tale accorgimento sarà sufficiente una sostituzione ogni anno per avere un collegamento alla boa sempre efficiente.

Un altro consiglio: poiché in inverno l’acqua è di solito più torbida e si pesca in acqua più bassa, quindi con maggiori possibilità di incaglio della sagola, è conveniente predisporre due terminali in monofilo distinti, uno con nylon dello 0,50 – 0,70 da utilizzare nella bella stagione, un altro dello spessore di 1,00 – 1,20 mm da adoperare invece in inverno. Con quest’ultimo avremo meno problemi in fase di incaglio, andrà meno soggetto all’usura perché più robusto, ed avrà una “invisibilità” sufficiente in relazione al tipo di pesca effettuato.

Avvolgisagola in compensato marino – si noti l’alloggio per il moschettone

Quando si esce in mare con il gommone e ci si sposta frequentemente da una zona all’altra, è necessario che tutte le attrezzature vengano riposte in modo ordinato ad ogni spostamento. La sagola del pallone non deve assolutamente fare eccezione, pena l’alta probabilità di realizzare ingarbugliamenti inauditi e tali da rovinarci la giornata. Poiché non trovo molto agevole riavvolgere la sagola, restando in acqua, sull’apposito avvolgisagola fissato sotto alla boa, preferisco utilizzarne un altro all’uopo predisposto e realizzato con del compensato marino, lungo una cinquantina di centimetri, largo 10 e dotato di due svasature alle estremità al fine di agevolare il riavvolgimento della sagola. Nello spessore delle due estremità, inoltre, pratico con un trapano un foro longitudinale, di dimensioni sufficienti a permettere l’inserimento del moschettone di collegamento alla cintura. Questo avvolgisagola di servizio mi permette di riavvolgere velocemente la sagola una volta risalito in gommone e di svolgerla nuovamente quando giungo nel posto in cui intendo proseguire la pescata. L’altro avvolgisagola, posto sotto alla boa, invece lo utilizzo unicamente per variare la quantità di sagolone in bando.

Problemi fastidiosi e accorgimenti

Non crediate, comunque, che pur attuando tutte queste cautele sia possibile risolvere completamente i problemi che derivano dal portarsi dietro la boa segnasub: pescare all’agguato in pochi metri d’acqua risulta in taluni casi impossibile, tanto per fare un esempio. Inoltre è assolutamente necessario ridurre al minimo le possibilità che il monofilo si impigli sulle nostre attrezzature. In primo luogo è da escludere categoricamente il coltello al polpaccio: è preferibile collocarlo in cintura o al braccio, altrimenti il monofilo vi si impiglierebbe di continuo (così come il semplice sagolone, del resto).

Finale con moschettone da collegare alla cintura di zavorra

Anche le fessure presenti in corrispondenza del collegamento tra longheroni delle pinne e pale sono fonti perenni di incaglio per il sottile monofilo di nylon. Per ovviare a tale inconveniente è necessario che questo punto nevralgico venga “stuccato” con del silicone nero, così che il monofilo non trovi più fessure in cui impigliarsi.

Poiché dunque evitare del tutto di incagliare la sagola del pallone è impossibile, è necessario poter sempre sganciarla agevolmente e velocemente ogni qual volta se ne presenti l’esigenza. Assume pertanto importanza il collegamento della nostra sagola alla cintura, che deve essere fatto in modo da garantire uno sgancio rapido. Alcuni utilizzano dei pedagni cilindrici da infilare tra muta e cintura, ma personalmente preferisco un pedagno ricavato da un piombo a sgancio rapido di quelli in commercio. Questi piombi, dotati di un sistema di sgancio rapido molto efficiente e pratico, sono da 1 kg e quindi un po’ pesanti per fungere da pedagni. Così, utilizzando una comune sega a ferro, li taglio lungo i lati, diminuendone ingombro e peso fino a raggiungere i 500 – 600 grammi, sufficienti per un buon pedagno mobile. Il lavoro viene completato inserendo una robusta asola in sagolino di nylon ricoperta con del tubicino in gomma, ove agganciare comodamente il moschettone posto all’estremità della sagola della boa segnasub.

Mi auguro che l’adozione delle indicazioni fin qui fornite possa rendere più comodo e pratico l’uso del pallone segnasub e possa quindi farci riscoprire in questo accessorio, considerato spesso e a torto solo un’inutile imposizione della Legge, un valido e fidato compagno di pesca, pronto a vegliare sulla nostra sicurezza ma anche a venirci in aiuto in mille altre occasioni.

Category: Articoli, Pesca in Apnea, Pesca in apnea: Tecniche e attrezzature

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