Home » Le impiombature e i nodi per i fucili subacquei

Le impiombature e i nodi per i fucili subacquei

| 31 marzo 2008 | 0 Comments

Questo articolo non intende sostituire il precedente e dettagliato lavoro di Corrado Natale pubblicato il 12 ottobre 2003 ma vuole svilupparne le indicazioni aggiungendo consigli per l’allestimento delle sagole presenti sui fucili subacquei, destinate ad unire l’asta al fucile o al suo mulinello, dando spazio anche ad altre soluzioni, descrivendo la loro esecuzione e la loro funzione, ed analizzando le esigenze che ne motivano la scelta.
In questo articolo parleremo delle congiunzioni tra sagola alle aste per arbalete.

Nell’uso comune tra i pescatori in apnea tali congiunzioni sono anche note con il termine impiombature.
Precisiamo subito che tale termine, mutuato dalla cultura marinaresca, è stato adottato dalla nostra categoria in modo alquanto improprio; il termine impiombatura indica infatti l’unione stabile e permanente di due corde fatta per intreccio reciproco dei loro legnoli. Nel suo significato c’è la fermezza dell’unione simile a quella dei metalli congiunti con piombo fuso.
Nella nostra accezione, il termine assume una maggiore correttezza quando viene usato per indicare le giunture della lenza mediante la realizzazione di asole fermate con l’impiego dei manicotti metallici ‘copper sleevs’ comunemente detti sleevs o sleeves, anche se viene utilizzato anche nel caso di collegamenti effettuati tramite l’utilizzo di nodi.
Nodo, ecco introdotto il termine che per eccellenza rappresenta l’intera cultura marinaresca in tutto il mondo, per l’importanza che ricopre in tutte le attività dell’uomo connesse al mare; voce generica che indica una legatura solida, rapida a farsi e a disfarsi.
Di forme diverse si adattano ognuno a particolari compiti ai quali sono destinati; ogni nodo ha un suo particolare utilizzo e serve per quel particolare compito.

Con questa premessa abbiamo già introdotto una prima suddivisione in due categorie del modo di unire l’asta al fucile: mediante l’impiombatura della lenza e mediante l’utilizzo di nodi che escludono l’uso degli sleevs.
Iniziamo a descrivere l’unione tra lenza o sagola e l’asta, a seconda dei materiali che ciascuno preferisce utilizzare.
Anche qui è presente una prima sostanziale divisione tra aste per arbaletes (ad elastico) e aste per fucili pneumatici (ad aria compressa).
La divisione è evidentemente dovuta al differente modo di armamento degli stessi; nel primo la sagola/lenza segue l’asta dal fondello per tutta la lunghezza del fusto del fucile attraversando il vivo di volata, mentre nei secondi per forza di cose la sagola è destinata a rimanerne fuori.

Arbalete e pneumatico due diverse esigenze

Cominciamo a descrivere i vari modi di collegamento delle aste per arbalete.
Solitamente le preferenze della maggior parte dei pescatori per collegare l’asta al fucile ricadono sull’utilizzo della lenza in monofilo di nylon di adeguato spessore, in virtù dalla sua leggerezza e del bassissimo attrito che oppone in acqua, caratteristiche che consentono all’asta di viaggiare con maggiore velocità, nonché della capacità di trattenere il pesce, una volta insagolato, senza tagliarne la ferita, proprio per la sua superficie liscia e sfuggente.

La lenza adottata viene venduta in matasse di varia lunghezza e di diversi colori, dal sempre valido trasparente al più specifico nero o l’evidente giallo ma in questo caso la scelta è principalmente una questione di gusto estetico.
Particolare importanza è invece ricoperta dal diametro del monofilo, le più adatte al nostro scopo vengono scelte nelle misure dal 120 (1,20 mm di diametro) fino ad arrivare al 200 (2,00 mm). Se nell’utilizzo della prima si può temere per la sua robustezza, alla seconda si rimprovera una eccessiva rigidità ed ingombro, pertanto le stesse vengono scartate ad appannaggio di misure intermedie come il 140 (1,40 mm) in luogo delle prime ed il 180 (1,80 mm) per le seconde. Come al solito ‘in medio stat virtus’ e il 160 (1,60 mm), costituisce una misura eclettica che mette d’accordo un po’ tutti gli utilizzatori.
Tuttavia è noto che il nylon, soprattutto quello di generose dimensioni, non va molto d’accordo con i nodi comunemente adottati per la sagola intrecciata; ecco quindi che entrano in campo le impiombature mediante sleeves.

Come già detto, gli sleeves sono dei manicotti o tubicini metallici, solitamente di rame, di forma cilindrica oppure quella detta a cannocchiale; una volta passato due volte il capo della lenza in modo da formare un’asola, vengono crimpati con una pinza (ve ne sono anche di specifiche) in modo da fermare lo scorrimento della lenza e rendere stabile la dimensione dell’asola formata.
La stretta degli sleeves è una manovra da fare con perizia; infatti una stretta insufficiente lascerebbe il nylon libero di scorrervi dentro, facendo stringere eccessivamente l’asola o facendolo addirittura sfilare completamente alla prima trazione; una eccessiva stretta potrebbe determinare il taglio o la lesione del nylon indebolendolo con l’alto rischio che lo stesso ceda alla prima trazione.
In entrambe i casi il risultato è il medesimo: la perdita del pesce!

I diversi sleeves, prima e dopo la crimpatura

Ne esistono di varie dimensioni e forme; i più diffusi sono quelli a cannocchiale, robusti efficienti e facili da utilizzare, sono leggermente ingombranti per l’impiego nei fucili a testata chiusa. Per il loro montaggio è sufficiente far passare la lenza al loro interno e, dopo aver formato l’asola, stringere la sua sezione con la pinza facendo attenzione a comprimerlo posto verticalmente tra le marre e non orizzontalmente come il naturale intuito consiglierebbe, la forma a cannocchiale è stata studiata proprio per agevolare la stretta in tal senso.

La giusta posizione nella pinza di uno sleeve a cannocchiale durante la crimpatura

L’intero procedimento viene ampiamente descritto nel citato articolo di Corrado Natale.

Personalmente utilizzo quelli più sottili a forma cilindrica, dall’ingombro quasi inesistente, altamente filanti, li ritengo i più idonei per l’impiego con fucili a testata chiusa; i loro difetti sono dovuti proprio alle dimensioni esigue, infatti uno solo non è sufficiente ad assicurare una salda tenuta, vanno quindi impiegati in coppia; di difficile reperimento (ormai sono praticamente introvabili) la loro efficacia si estrinseca principalmente se molto aderenti alla lenza, fatto che ne rende particolarmente difficile il montaggio.

Per quanto riguarda la dimensione dell’asola, come indicato nell’articolo di Natale, l’ampiezza deve permettere al nylon di fuoriuscire dalla scatola di scatto e non interferire con le altre componenti che concorrono alla spinta del dardo. Infatti la scelta del percorso che la lenza deve mantenere per uscire dal vivo di volata e collegarsi al fucile è, per la parte iniziale, condizionato dalla presenza del guida asta.
Se il fucile è dotato di guida asta integrale o che dalla scatola di scatto prosegue per buona parte del fusto, è scelta quasi obbligata che una parte del cappio debba scapolare l’asta dalla parte superiore per correre lungo uno dei fianchi, mentre se il fucile è privo di guida asta l’asola può uscire dalla scatola e congiungersi sulla sua parte inferiore, sempre che vi sia spazio sufficiente tra asta e fusto, avendo l’accortezza di lasciare un’asola abbastanza ampia da superare eventuali impedimenti al percorso, quali un guida asta corto posto all’inizio della corsa o eventuali fascette per il mulinello.
Con questa seconda scelta la lenza, andando a colmare lo spazio presente tra fusto e asta, può costituire per la stessa una sorta di sostegno che ne riduca la flessione.

I diversi percorsi della lenza, sopra e sotto l’asta

Se il metodo di impiombare la lenza mediante gli sleeves è riconosciuto come il migliore da numerosi pescatori, è pur vero che tanti non amano adottare tale soluzione preferendo fermare il Nylon ad uno dei fori dell’asta mediante un nodo semplice; anche per questa soluzione esistono più scelte vediamo quali sono e valutiamone le caratteristiche.

Sull’asta sono presenti due fori o tre fori: uno proprio alla fine dell’asta, uno più avanti in modo da restare fuori dalla scatola di scatto una volta che l’asta è agganciata ed un eventuale terzo posizionato addirittura davanti alle tacche per l’archetto.
La scelta tra i primi due fori è essenzialmente condizionata dal fatto che il fucile venga utilizzato in tana. Infatti, legare l’asta al foro avanzato può essere facile causa di incastramento della stessa nelle asperità del fondo al momento del recupero; tirando indietro il dardo quasi certamente il codolo tenderà ad incastrarsi agli ostacoli incontrati sul fondo e, fungendo da perno sotto la trazione della lenza, farà impennare la punta dell’asta che a sua volta si impunterà sul tetto della tana. Questa scelta è comunque consigliata quando si utilizzano fucili con scatola di scatto metallica, il cui bordo squadrato tende a danneggiare il nylon quando viene agganciata l’asta.
Il terzo foro, quello più avanzato, posto davanti alle tacche, assicura di trattenere la preda anche nel caso in cui una sua violenta reazione possa spezzare l’asta all’altezza di una delle tacche, noto punto debole delle tahitiane.

Impiombature su fori differenti per tecniche differenti, in alto per la tana, al centro per il libero a grosse prede, sotto una particolare asta da 6,5 mm a tacca unica e sagola intrecciata per la tana a prede importanti

Se invece scegliamo di bloccare la lenza tramite il nodo sul foro a fine asta, dobbiamo tener presente che il nodo tende ad insinuarsi nella scatola di scatto interferendo con esso. Pertanto, al momento di agganciare l’asta al meccanismo di scatto, dobbiamo trattenere con un dito il nodo all’esterno della scatola di scatto, ricordando che, quando tenderemo la sagola, il nodo tenderà comunque ad insinuarsi all’interno di essa.
Questo metodo, pur essendo più scomodo da gestire durante la fase di carico, assicura una migliore fuoriuscita dell’asta attraverso il vivo di volata, qualora il nodo non aderisca al foro ma segua l’asta con un minimo di stacco in modo da posizionarsi dietro al passaggio dal vivo.

Al momento di agganciare l’asta allo scatto il nodo va tenuto fuori dal castello

Una soluzione che unisce un po’ le caratteristiche delle due scelte è quella di far fermare il nodo al foro avanzato facendo poi passare la lenza nel foro posteriore prima di mandarla verso la testata come è rappresentato in foto.

Altro modo di usare il nodo semplice sulle aste da tana

Questa soluzione, che può essere adoperata anche da chi preferisce montare la sagola intrecciata in luogo della lenza in nylon, evita che il nodo si possa insinuare nella scatola di scatto creando interferenze ed elimina il rischio di incastramento in tana.

L’opzione dei fori avanzati si può sempre attuare anche scegliendo di crimpare la lenza con i copper, facendo attenzione a lasciare un’asola sufficientemente ampia per scapolare il codolo dell’asta, aggiunge il vantaggio che una volta insagolata la preda questa dibattendosi non può più ritornare sull’asta, dove la sua ferita tenderebbe ad allargarsi per via della rigidità del ferro, ma continua a dimenarsi sulla lenza che come abbiamo detto tende a rovinare meno la ferita, per cui si deduce che chi preferisce la legatura ai fori avanzati debba per forza di cose scegliere il monofilo in nylon.

In questo modo il nodo non entra nella scatola di scatto

Passiamo adesso ad esaminare quali nodi stringere al capo della lenza per bloccarla al foro.
Come dicevamo all’inizio, il monofilo in naylon è un filato che non va particolarmente d’accordo con i nodi, essi vanno quindi scelti ed eseguiti con cura al fine di evitare che la lenza strozzata dal nodo stesso possa tagliarsi o che le dimensioni del nodo costituiscano un ingombro eccessivo.

Con il fucile a testata chiusa il più idoneo è senza dubbio il nodo semplice a singolo occhiello. E’ il nodo più facile da eseguire, generalmente usato per impedire che un tirante fuoriesca da un bozzello, è anche il nodo che grazie alle minime dimensioni, purché risultino sufficienti a bloccarsi fuori dal foro dell’asta, assicura la tenuta con il minimo rischio di interferire al suo passaggio con il vivo di volata.

Il nodo semplice a singolo occhiello, esecuzione e immagine del nodo sul nailon

Se utilizziamo un fucile a testata aperta non avremo particolari problemi con le dimensioni del nodo; potremo quindi optare per un doppio nodo semplice, ottenuto effettuando due volte per poi passare l’estremità del cavo dentro ad entrambe stringendolo però con molta attenzione, in modo che le due volte restino nell’ordine fino alla stretta finale, dando origine ad un nodo compatto ma leggermente più grosso e meno stressante per il monofilo.

Il doppio nodo semplice, esecuzione e immagine del nodo sul nailon

Esistono altri due versioni del doppio nodo semplice, quello che prevede il due passaggi del capo all’interno della singola asola ed il nodo Savoia, anche detto nodo a otto, più semplici da realizzare ma che conservano le stesse qualità.

L’esecuzione di altro doppio nodo semplice e l’immagine del nodo Savoia sul nailon

 

Tags: , , , , ,

Category: Articoli, Pesca in Apnea, Pesca in apnea: Tecniche e attrezzature

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *