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Lettera aperta di Stefano Navarrini a Giorgio Dapiran

Carissimo Giorgio,

leggo con interesse le tue non poche ma comunque accettabili critiche nei confronti della nuova rivista Pesca in Apnea, con la quale collaboro. Non entro ovviamente nel merito di ciò che non mi compete, sarà eventualmente l’Editore se lo riterrà opportuno ad intervenire, vorrei però puntualizzare ciò che mi riguarda personalmente.

Leggo infatti sul tuo sito, per quanto mi riguarda:

Tra le pagine di Pesca in Apnea non figura un articolo cui si possa dare un minimo rilievo scientifico-culturale, anche quello del pur bravo Stefano Navarrini: ‘Sub Invisibile’ contiene imprecisioni madornali:
a) I pesci non sono gli unici vertebrati ad avere una visione cromatica, lo sanno anche i bambini che i gatti, gli uccelli e, scusate, anche l’uomo, vedono a colori’

b) Come si fa a scrivere che la disposizione laterale degli occhi dei pesci consente ”loro un notevole campo visivo, più concentrato nella parte anteriore”

c) L’ipermetropia, poi, non affligge i pesci il cui occhio ha un cristallino eccessivamente convesso e si dimostra invece miope, mentre sembra che solo gli elasmobranchi siano ipermetropi.

Delle tue tre critiche sulla parte “biologica” dell’articolo relativo alle mute mimtiche, accetto la prima per la poca chiarezza di quanto scritto, ma sulle altre due consentimi una precisazione. E’ sintomo della serietà professionale di un buon giornalista basare ciò che non può fare riferimento alla sua personale esperienza, su fonti di provata serietà e autorevolezza. Non potendo chiedere l’opinione dei diretti interessati, i pesci, ritenendo nel caso specifico le mie conoscenze empiriche insufficienti, mi sono affidato al lavoro di uno studioso inglese, N.B. Marshall, ed in particolare al primo volume della sua “Vita dei Pesci” da cui cito testualmente in contrapposizione alle tue affermazioni:

b)…in breve i pesci ottengono le immagini più chiare nel loro campo anteriore di visione. Poiché la struttura visiva più fine è legata alla visione anteriore, che è la meno ipermetrope, i pesci godono evidentemente della vista più dettagliata nei punti dove ne hanno più bisogno, per esempio quando catturano la preda, evitando gli ostacoli, i nemici, (avvistando un subacqueo n.d.r.), ecc…
…”Le zone della retina a struttura più grossa, associate alla loro visione laterale, che è ipermetrope, devono essere più adatte per cogliere dei movimenti intorno che per trasmettere immagini chiare”…
…” Test retinoscopici effettuati su pesci vivi in acqua, hanno rivelato che erano notevolmente ipermetropi…”

c)…”Se si confrontano gli occhi dei pesci con i nostri, appaiono subito alcune differenze strutturali. Il cristallino di un occhio di pesce è perfettamente sferico e sporge dalla pupilla. Il cristallino dell’uomo, più o meno ovale in sezione trasversale, è situato immediatamente dietro il piano della pupilla”…. Gli elasmobranchi di cui tu parli, inoltre, non si arrampicano sugli alberi e sempre pesci sono.

Mi fermo qui per amor di chi legge, ma anche perché non voglio fare di quanto sopra alcuna polemica. Resta infatti immutata la stima, che mi auguro reciproca, per la tua profonda conoscenza del mare e della pesca in apnea. Su molte delle tue convinzioni potremmo per altro discutere a lungo e costruttivamente, perché è in fondo dalla diversità di opinioni che nasce quella cultura di cui tu spesso parli. Prima di partire lancia in resta contro qualcuno, dentice o giornalista che sia, ti pregherei però di analizzare con attenzione l’argomento (questo vale anche per le altre critiche alla rivista).
Un caro saluto,

Stefano Navarrini

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