Home » La pesca dell’anguilla secondo Roberto Palazzo

La pesca dell’anguilla secondo Roberto Palazzo

| 22 gennaio 2006 | 0 Comments


Roberto Palazzo – Foto M. Sanvito

Con questa intervista inizia la collaborazione con Roberto Palazzo, responsabile nazionale Acque Interne Fipsas settore agonistico subacqueo.
Roberto Palazzo è attualmente atleta di I categoria, da moltissimi anni è ai vertici dell’agonismo Italiano, sia in mare che, naturalmente, nelle “sue” acque interne. E’ l’atleta più longevo del panorama agonistico Italiano ed è anche fortemente impegnato nella difesa e nella tutela della pesca in apnea, nonché nella sua promozione, in qualitò di Maestro di pesca in apnea e istruttore di apnea.

Roberto, è opinione comune che nelle acque interne tu sia il pescatore agonista in attività con il maggiore bagaglio di esperienza. Ci fai un breve riassunto?

Ho iniziato a pescare in apnea 40 anni fa, nelle acque di Salò, sul lago di Garda.
Ai tempi erano permesse sia la pesca di notte che con le bombole. A differenza di molti altri, io e qualche amico ci appassionammo immediatamente alla pesca in apnea. Non avevamo il bagaglio di conoscenza attuale e le tecniche di cattura erano ancora da sviluppare. Chi pescava con le bombole si dedicava principalmente all’anguilla, sorprendendola di notte in acque basse durante gli spostamenti quotidiani alla ricerca di cibo.

Malgrado al tempo fosse permesso pescare nottetempo, cercammo subito di acquisire le conoscenze per poter pescare l’anguilla efficacemente anche di giorno. Certamente di giorno insidiavamo altre specie con successo, in particolare lucci, tinche e persici. Ma dedicandoci assiduamente alla ricerca dell’anguilla durante il giorno e in tutte le stagioni, siamo riusciti a capirne spostamenti e nascondigli e, conseguentemente, a sviluppare le tecniche di cattura più appropriate.
Ulteriore sviluppo tecnico fu indotto anche dalle competizioni, dove la tensione agonistica ed il confronto hanno fatto della pesca dell’anguilla in acque interne una disciplina ad alta specializzazione.

Anguille – Foto M. Sanvito

La cattura delle anguille è fondamentale per primeggiare nel Campionato Italiano di Pesca in Apnea Acque Interne. Visto che hai citato le anguille, di cui sei certamente un pescatore espertissimo, potresti offrirci delle indicazioni su questo strano pesce? Cominciamo da una questione preliminare: da dove arrivano le anguille dei laghi?

L’anguilla dei laghi Lombardi è oggi un pesce di esclusivo ripopolamento. La costruzione di più dighe con allegate centrali idroelettriche sugli emissari impedisce ormai da tante decine di anni i normali flussi migratori di questo incredibile pesce. Le zone di riproduzione dell’anguilla tuttora non sono chiare neppure ai biologi, sappiamo che si riproducono in mare, in aree remote dell’oceano, dopo estenuanti migrazioni.
Le larve, trasportate dalle correnti, raggiungono le foci dei nostri fiumi, da cui risalgono fino a raggiungere i nostri laghi, mutandosi in anguille ed iniziando la crescita che le porterà fino alla maturazione sessuale e all’irresistibile richiamo del ciclo riproduttivo.

Come dicevo, questo oggi non può più avvenire in modo naturale, almeno sui grandi laghi Lombardi, a causa degli sbarramenti delle centrali idroelettriche e per le briglie dei canali. Le anguille ancora sotto forma di anguilline vengono immesse artificialmente a spese delle Province. Anche i pescatori in apnea partecipano alle spese di ripopolamento tramite le Sezioni Provinciali Fipsas. Attualmente le anguilline di ripopolamento provengono dalla regione Francese della Camargue, precedentemente provenivano dalla foce del Po e dell’Ombrone.
Le anguille che raggiungono la maturità sessuale e iniziano la migrazione verso l’oceano, purtroppo, non sopravvivono. Inevitabilmente finiscono nelle turbine di qualche centrale idroelettrica e vengono tritate dalle pale. Anche le scale di monta non servirebbero a nulla: le scale sono progettate per la risalita dei pesci, non la discesa.

Questo ripopolamento forzoso, però, porta ad avere più ceppi di anguille nelle nostre acque: le ceche) vengono pescate negli estuari di differenti fiumi europei, dove sono presenti molte sottospecie caratteristiche.

Lago di Como, Malgrate – Foto M. Sanvito

Nel lago di Garda, oltre la tradizionale differenza tra maschio e femmina (la femmina può perfino arrivare a quasi 5 kg di peso, mentre il maschio non raggiunge mai il kg) sono presenti tre ceppi differenti di anguilla.

Dove si trovano le anguille a seconda della stagione?

L’anguilla è un pesce molto mobile, nell’arco della giornata ha una migrazione verticale marcata. Va distinta nel comportamento l’anguilla che vive nel fango e l’anguilla che vive in roccia. L’anguilla che vive in roccia è legata stabilmente alla propria tana, mentre quella che vive nel fango risulta molto più mobile.
Comunque, l’anguilla nei laghi è rinvenibile a qualsiasi profondità, vive indistintamente in pochi centimetri d’acqua come nei fondali più bui a 145 metri di profondità (come verificato da Picard). Tipica è la migrazione di primavera, quando dalle profondità l’anguilla si porta tra i sassi in pochissimi metri d’acqua.

Poi, da maggio fino ai primi di giugno si trasferisce in massa nel ‘ranino’, un’alga tipica che forma una sorta di cuscini cotonosi. All’inizio dell’estate, di giorno l’anguilla vive nelle fasce di fango morbido, in cui si nasconde nei caratteristici ‘forami’ oppure nelle crepe da essa stessa provocate, uscendone di notte per nutrirsi in poco fondo. In autunno l’anguilla la si ritroverà a profondità limite per il pescatore in apnea, sempre oltre i 20 metri, mentre in inverno si porta a profondità inaccessibili. Da notare che nel pieno dell’inverno il predatore si sposta repentinamente dalle profondità a pochi centimetri d’acqua, all’inseguimento delle freghe dei coregoni. Altrettanto rapidamente sparisce a festa finita.

Cosa mangiano le anguille?

Crostacei, molluschi, insetti e larve di insetti (chironomi), pesci. Preda voracemente piccoli pesci, si comporta da spazzino. Ma il vero piatto forte dell’anguilla sono le uova di pesce, infatti le migrazioni verticali e orizzontali del nostro predone sono innescate dalle migrazioni delle altre specie.
Le anguille inseguono gli altri pesci nelle fasi riproduttive, e non mancano mai l’appuntamento nuziale, approfittandone per banchettare lautamente. Se trovi una zona di frega di qualche specie, le anguille sono nei paraggi, basta guardare sotto al primo sasso utile.

Pesca in tana, Rocca di Manerba – Foto E.Cinelli

Veniamo a ciò che più attendono i nostri lettori, come peschi l’anguilla? Iniziamo dalle attrezzature.

Da quanto ho già avuto modo di spiegare sui suoi movimenti, si può già comprendere come l’anguilla sia un pesce che va cercato nelle varie profondità a seconda della stagione. Di giorno abita le acque fonde, e qui spesso saremo costretti a raggiungerla. Nel lago il termoclino è sempre violento, anche in piena estate potremmo trovarci ad operare in acqua fredda, sotto i 10 C° di temperatura. Certo, questo avverrà in prossimità di cadute importanti, non di certo nel ranino (tipico del bassofondo), ma nella scelta dell’attrezzatura dovremo essere pronti ad affrontare il freddo. Sottomuta e giacca pesante saranno quasi obbligatorie anche d’estate, se si sceglie di pescare in parete o sulle cadute ghiaiose. Specie sulle cadute, troveremo l’anguilla nei buchi su fango e limo, sempre in profondità, quindi sarà facile dover affrontare acque fredde.

Anche sul fango l’acqua fredda ha la sua importanza, spesso il taglio freddo coincide con acque più limpide. Il fango e il limo nel lago interferiscono con la visibilità anche in funzione della temperatura dell’acqua, sono fenomeni dipendenti. Quindi: muta pesante.

Per quanto riguarda il fucile opto per un corto pneumatico armato con fiocina a 4 o 5 punte di tipo mustad, che soddisfa l’esigenza di avere le punte ravvicinate. Preferisco una maschera a volume ridotto e con lenti chiare, visto che le acque dolci spesso sono buie a causa della bassa visibilità degli stati superiori. Le pinne devono essere reattive, ma ciò che più conta è una perfetta pesata della zavorra, assolutamente necessaria nella pesca in lago. Nella ricerca dell’anguilla dovremmo muoverci sempre a distanza ravvicinata dal fondo, ispezionandolo accuratamente da circa 1 metro di altezza, ma non dovremo mai avvicinare le pinne al fondo per staccarci e tenere la quota: così facendo finiremmo per sollevare il finissimo limo del fondo, che azzererebbe la visibilità sul fondo rovinando la zona di pesca. Quindi la pesata dovrà sempre essere perfettamente neutra o perfino leggermente positiva, a 1 metro dal fondale.

Come trovi le anguille nel fango?

L’anguilla si sposta di giorno, muovendosi da profondità minori fino alle zone stanziali, dove si nasconde infangandosi.
Le fasce migliori sono quelle dove il fango duro cede il posto al fango morbido, ma mai eccessivamente limoso.
Non troveremo mai anguille dove ci sono ghiaia o sassi piccoli spaccati se non di passaggio; soffre anche i sassi sparsi sul fango. Le possiamo trovare al libero su fango morbido, in movimento, o anche appoggiate. Quando restano appoggiate sul fondo le anguille possono sfoggiare un eccellente mimetismo: spesso ci troveremo di fronte la caratteristica nuvoletta di polvere lasciata dall’anguilla fuggita prima ancora di essere avvistata.

Poi ci sono i casi in cui si nasconde nel fango. Possiamo trovarla increpata, in pratica vedremo delle caratteristiche crepe con i bordi rialzati, in cui si cela l’anguilla.

Talvolta dalla crepa sporgono la punta del muso e la coda, talvolta non si vede nulla. Spareremo direttamente alla crepa, poi dovremo accompagnare con le mani il pesce per evitare che si possa sfilare.
Altro luogo d’incontro sono i forami, che a volte possono essere piccoli, con un reticolo di buchi. Non si spara al buco, ma tra i buchi, cercando di capire quali sono quelli abitati. In questi casi l’anguilla ha un buco di entrata e uno di uscita, ed è disposta nel mezzo. Ci sono poi i buchi delle cadute, che possono raggiungere notevoli dimensioni, in cui si scorgerà l’anguilla in arretramento.

Alghe alte, zona isola S. Biagio – Foto E. Cinelli

Nelle alghe?

Caratteristica è l’anguilla di tarda primavera celata nel ranino.
Il ranino è un’alga di consistenza cotonosa, color verde chiaro, che diventa scura quando si ispessisce o invecchia. Cresce in zone molto luminose e quindi tipicamente in bassofondo. Il ranino costituisce dei materassini flottanti di spessore variabile da pochi centimetri a parecchi decimetri di spessore, che restano sospesi sul fango duro. L’anguilla si nasconde sotto, nelle zone di maggior spessore, più scure, ma in buona parte dei casi la copertura di alga non la occulterà del tutto, permettendone l’individuazione da parte del pescatore. Anche dove ci sono chiazze di alga marcia, potremo dedicarci alla ricerca, così come in presenza di alghe alte del lago, che possono giungere a un paio di metri e risultare quasi impenetrabili alla vista. E’ la condizione più difficile, il fucile va tenuto già in posizione di mira davanti agli occhi.

Crepa verticale – Foto E. Cinelli

Riguardo la roccia?

Roccia nel lago può essere nei primi metri sotto forma di massoni, oppure possono essere pareti verticali frastagliate da un numero incredibile di spaccature.
Le pareti che in alcune località si gettano verticali nei laghi subalpini sono di origine sedimentaria.
Osservandole esternamente queste rocce appaiano lisce con le tipiche linee della sedimentazione. Spesso queste linee sono disposte in verticale, effetto causato dal sollevamento di antichi fondali marini a seguito dell’orogenesi alpina.
Le rocce si gettano nei laghi in pareti dal taglio verticale come conseguenza dell’erosione causata dai ghiacciai, che tagliavano le valli con la caratteristica forma a U.

Appena sott’acqua la parete apparentemente liscia diviene un dedalo inestricabile di crepe e fratture. E’ la conseguenza dell’azione dell’acqua dolce, che scioglie con facilità i depositi di carbonato di calcio, lasciando più intatti i silicati.
Le anguille si nascondono ben in profondità in questi dedali scuri, per capire dove sono occorre spirito di osservazione. Infatti i serpentoni amano frequentare le zone ben abitate dalle altre specie di pesci: dove troveremo persici nascosti, ci saranno anche anguille.
Sotto i massi del sottoriva, invece, la ricerca dove essere più certosina. Di avvistare la testa dell’anguilla intanata capita ovunque, ma in particolare nei punti più oscuri e meno accessibili.

Dove colpisci l’anguilla con la fiocina?

Da dietro la testa fino al centro corpo, se la vedo. Nei buchi può capitare di colpirla male, in roccia per necessità può essere sparata anche in coda, ma solo in caso di esemplari di grande mole.
Capita di trovarsi faccia a faccia con l’anguilla anche mentre si è all’aspetto o si effettua un agguato su altro pesce.
Se la si colpisce con la thaitiana si dovrà avere l’accortezza di non mandarla in sagola, pena l’inevitabile groviglio con possibili danni al naylon.

Foto E. Cinelli

E quando l’hai presa?

Sul gommone le metto in un apposito bidone con coperchio in legno ad apertura, al fine di non farle scappare. Infatti l’anguilla è molto vivace, e quasi impossibile da uccidere in tempi brevi. Buttata nel gommone con il suo moto serpentiforme fuggirebbe ovunque, sporcando tutto con il suo muco. Se invece metto le anguille in boa, è indispensabile utilizzare un apposito archetto in acciaio armonico. Il punto di miglior tenuta è il centro del corpo, vanno passate dall’ano verso la schiena.
Se fissate per la testa, fuggirebbero facilmente. Sono molto forti e vivaci.

E in cucina, come vanno degustate?

L’anguilla è un ottimo pesce a carne grassa. Quindi solo le piccole si addicono a preparazioni in umido. Le grosse vanno rigorosamente sgrassate, quindi griglia o fritte a trance.

In particolare, l’anguilla fritta è un piatto veramente squisito: nell’olio bollente i grassi si sciolgono e resta la parte più saporita della polpa. La spina centrale si toglie con facilità, le piccole non infastidiscono, la pelle è molto spessa e non va mangiata.

Da utilizzare precauzione in fase di pulizia: il sangue è tossico e non va assolutamente consumato crudo. E’ pericoloso anche il contatto con eventuali piccole ferite. Da cotto non ci sono problemi, comunque va tolto completamente per permettere una migliore conservazione.

I posti migliori di pesca?

Nel Garda a fine primavera ed inizio estate nel basso lago, facendo attenzione al periodo di divieto nella zona di Desenzano che va da fine maggio a fine giugno.
L’anguilla del Garda ha una taglia media di circa 6/7 etti, ma Mauro, sai benissimo che le anguille più grosse le hai vicino a casa tua sul lago di Como. In particolare nel ramo di Como puoi trovare anguille di peso superiore ai 3 kilogrammi.

Grazie Roberto, a risentirci per le schede didattiche sugli altri pesci di lago.

Rivoltella, lago di Garda – Foto M. Sanvito

La pesca dell’anguilla da riva sul lago

Questa nota finale si rivolge a tutti quei pescatori a lenza desiderosi di capire come il pesce si sposti su un lago. Spesso chi pesca a canna è costretto ad attendere ore prima di effettuare la prima cattura. Quante volte si sente dire la fatidica affermazione sulle rive di un fiume o di un lago: Oggi il pesce non mangia? Non è così, il più delle volte il pesce non mangia perché non c’è, oppure c’è ma si sta alimentando in strati d’acqua differenti. Bene, il pescatore in apnea vede ciò che da riva si può solo immaginare.

Per chi ama pescare da riva in un grande lago, l’anguilla non è un pesce sempre accessibile con facilità. In funzione della stagione, fondamentale resta la scelta del posto, dell’orario di pesca e della profondità. Per le esche l’anguilla non ha grossi problemi, è un pesce vorace, che non richiede lenze particolarmente raffinate, in quanto si alimenta esclusivamente a stretto contatto del fondo. Un grosso lombrico di terra, oppure un pesciolino morto, potranno tramutarsi in cattura certa di fronte ad una anguilla. Quello che conta è dove andare a pescarle.
Come risaputo, il pesce ha abitudini alimentari notturne, durante cui effettua autentiche migrazioni verticali alla ricerca di cibo. Andrà quindi insidiato preferibilmente dopo l’imbrunire fino alle primissime ore di luce; a sole alto la cattura dell’anguilla non è impossibile ma le zone di pesca dovranno essere a profondità ben maggiori rispetto a quelle notturne.
La stagione dell’anguilla inizia con i primi scampoli di primavera, stagione in cui andrà cercata nelle zone con roccette in pochissimi metri d’acqua. Con il mese di maggio avviene la seconda migrazione alimentare. Le zone di fango duro con ranino (alga verde filiforme da fondale piano) divengono aree di caccia, ove il serpentiforme cerca piccoli pesci. Bisognerà posizionare le esche nelle zone libere dal ranino, per evitare di sporcare l’amo con le alghe.
Con giugno l’anguilla cambia abitudini, passa ad una alimentazione a base di uova di pesce.
Quindi andranno bene tutte quei fondali ove i pesci depongono le uova su ghiaia; ottime le zone prospicienti le freghe di cavedani e alborelle.
Nel seguito della stagione, fino al periodo autunnale, l’anguilla inizierà progressivamente a portarsi a profondità maggiori, passando dai 14 metri di luglio fino ai 25 metri circa di ottobre.
Diventa il momento della pesca su fango e limo. Attenzione alle esche, non devono sprofondare nel limo morbido, quindi lenze a bandiera saranno preferibili alle tipiche lenze a finale scorrevole.
In pieno inverno l’anguilla si alimenta di chironomi in profondità, ne diviene praticamente impossibile la pesca a lenza, escluso un brave periodo a fine dicembre in concomitanza con le freghe dei coregoni, ove di notte risale in modo repentino fino a pochissimi metri d’acqua.

Tags: , ,

Category: Acqua dolce, Articoli, Pesca in Apnea

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *