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SPIROTIGER®, L'ALLENAMENTO RESPIRATORIO

Autore: Alessandro Chiappe

Data di pubblicazione: 21-11-2005

 

SpiroTiger®
Questo strumento che consente di allenare la muscolatura respiratoria sta destando grande interesse e curiosità. Ecco dunque le notizie forniteci dal Dott. Andrea Vivian, laureato in scienze motorie, preparatore atletico della Società Busto Nuoto, preparatore atletico di Gianluca Genoni e componente del Comitato Scientifico di EMSC, Euro Medical Sport Center, Legnano (www.emsc.it).

SpiroTiger® e un record mondiale

Il primo ad utilizzare lo SpiroTiger® nella preparazione a secco di un evento apneistico è stato il pluriprimatista di apnea profonda Gianluca Genoni. Gianluca ha affiancato questo strumento ai soliti metodi di allenamento respiratorio in vista del suo tentativo di record in ‘variabile regolamentato’ a -133mt, realizzato con successo il 2 ottobre del 2004.
Lo SpiroTiger® è stato studiato e realizzato dall’ Equipe del Politecnico Federale dell’ Università di Zurigo (ETHZ), guidata dal Professor Urs Boutellier, uno dei massimi esperti mondiali di fisiologia della respirazione. Gli studi effettuati dai ricercatori svizzeri hanno appurato che durante una qualsiasi prestazione sportiva, il 12% circa della produzione del lattato ematico è a carico della muscolatura respiratoria e che la performance può altresì essere migliorata del 2-4% attraverso un opportuno allenamento respiratorio.




Gianluca Genoni durante una sessione di allenamento con lo SpiroTiger®
L'importanza dell'efficienza della muscolatura respiratoria

E’ evidente, quindi, quanto sia importante l’efficienza della muscolatura deputata alla respirazione: oltre ad un ulteriore miglioramento dell’elasticità della cassa toracica, su Genoni si è lavorato in direzione di un miglioramento qualitativo della muscolatura respiratoria, in modo da ridurre gli effetti negativi di un accumulo dei metaboliti prodotti nella respirazione durante la preparazione del tuffo record, accumulo che nel bilancio delle ‘spese’ dell’ organismo avrebbe influito sulla quota da raggiungere. Infatti, come è stato dimostrato, in profondità si ha già a riposo un accumulo di lattato ematico pari a circa 6mM che, unito a quello prodotto dal gesto atletico nella fase di risalita dai 133 mt di profondità, si sarebbe sommato a quello derivato dal lavoro respiratorio.
Infatti, nei minuti che precedono l’ ultimo atto inspiratorio Gianluca effettua una serie di respirazioni massimali sempre al limite del proprio Volume di Riserva inspiratoria ed espiratoria (Capacità Vitale di 9,6lt) con un estenuante lavoro a carico del diaframma, dei muscoli intercostali, del tronco del collo e di tutta la muscolatura ausiliaria di supporto. Per questo motivo, una respirazione più economica e potente era l’obiettivo da raggiungere in previsione della performance programmata.





Gianluca Genoni, al via per il record
Tecnologia di una macchina per il respiro

Come ogni atleta si avvale di poliercoline, latmachine, legextencion, cyclette e quanto altro la tecnologia ha messo a disposizione per sviluppare in forza e resistenza la propria muscolatura, così il moderno apneista ha oggi a disposizione una macchina per migliorare le proprie capacità respiratorie. Questa ‘macchina per il respiro’ è costituita da un corpo elettronico che, grazie ad una valvola sospesa in un campo magnetico, ha la funzione di monitorare ed indicare la frequenza respiratoria e la profondità di ventilazione alle quali l’ atleta ha previsto di allenarsi. Un sacco polmone - di misure adeguate alla capacità polmonare dell’ utilizzatore – elimina la possibilità di iperventilare. L’atleta, non dovrà far altro che respirarci dentro seguendo le indicazioni della macchina per quanto riguarda ritmo e ampiezza.

Meccanismi respiratori

Guardando l’ atto respiratorio in sé, vediamo che l’ inspirazione è un processo attivo a carico dei muscoli respiratori (diaframma ed intercostali). La funzione principale del muscolo diaframma è quella di sollevare ritmicamente la gabbia toracica sulla quale trova inserzione.
Questa indispensabile muscolatura laminare e fibrosa, a forma di cupola convessa, separa la cavità toracica da quella addominale. La parte superiore del diaframma è a contatto con i polmoni attraverso un rivestimento pleurico (pleura frenica). Durante la contrazione , con il proprio appiattimento, la cupola diaframmatica aumenta la pressione negativa intrapleurica esercitando una trazione sulla base dei polmoni trascinandoli con sé, con la conseguente espansione polmonare. Per quanto riguarda la espirazione a riposo, essa avviene senza bisogno di intervento muscolare ma, a regimi ventilatori elevati, si ha invece l’intervento della muscolatura espiratoria (intercostali, retto dell’addome, ecc…).


Schema della meccanica di contrazione




Movimenti del diaframma durante la respirazione addominale utile per la respirazione circolare
Elasticità e respirazione trifasica

Per l’apneista che deve sfruttare appieno la propria Capacità Vitale è indispensabile riuscire a sfruttare la base della ‘piramide polmonare’ in quanto porzione più estesa e capiente. Attraverso dimostrazioni radiologiche in immersione, si è appurato che il Volume Polmonare si riduce oltre il Volume Residuo a causa di una deformazione dell’addome data dall’introflessione del diaframma nella cassa toracica, con notevole afflusso di sangue dalla periferia verso i polmoni e il cuore (blood shift). Da non sottovalutare, inoltre, la capacità di sfruttare la parte superiore dei polmoni, quella fissata allo scheletro (clavicola e prima costa) per mezzo dei legamenti fibrosi e muscolari. Durante l’inspirazione forzata e massimale, l’atleta dovrà riuscire ad elevare la gabbia toracica e la clavicola per permettere una estensione totalitaria dei polmoni. Riassumendo, per sfruttare pienamente la Capacità Vitale, l’apneista deve riuscire ad eseguire una respirazione trifasica: diaframmatica, toracica e clavicolare. E’ perciò facilmente comprensibile l’ importanza che può avere per l’apneista avere a disposizione un mezzo che alleni l’escursione, l’elasticità e la resistenza della muscolatura respiratoria ritardandone quindi l’affaticamento.


Tabella riassuntiva dei muscoli impegnati nella respirazione


Sperimentazione e tests

Genoni ha svolto tre mesi di preparazione eseguendo con le tabelle fornite dal Dott. Andrea Vivian (suo preparatore atletico) tre sedute settimanali di 30’ ciascuna utilizzando lo SpiroTiger®. Le sensazioni di affaticamento provate durante i giorni di training sono state inaspettate. Anche il miglior atleta del Mondo nelle prime sedute, in soli 10’ di lavoro a frequenze respiratorie relativamente basse, ha accusato fatica ai muscoli respiratori. Il ‘Vivian Test’ si è dimostrato fondamentale nella corretta programmazione delle sedute: Genoni con il trascorrere del tempo, ha provato delle sensazioni sempre migliori ed un ottimo riscontro negli abituali allenamenti di apnea. Il Dott. Vivian, ritiene che l’ affaticamento provato da Gianluca sia dovuto alla scarsa abitudine a ventilare a frequenze respiratorie così elevate per periodi lunghi. L’apneista allo scopo di non incorrere durante la risalita nelle problematiche provocate dalla completa eliminazione di CO2 dai polmoni e quindi dai tessuti, limita il più possibile l’iperventilazione, eseguendo la respirazione che precede l’ apnea in maniera lenta e profonda. Proprio per questo motivo gli atleti di questo sport hanno una ridotta abitudine a respirare a FEV (Volume espirato nel primo secondo di una manovra espiratoria forzata massimale) elevati per diversi minuti rispetto la tipologia di respirazione della maggior parte degli sport. In seguito a sperimentazioni fatte su un gran numero di atleti di diverse discipline si è notato che la capacità di mantenere FEV elevato per tutto il training respiratorio è parametro di fondamentale importanza per eseguire correttamente l’ allenamento con lo SpiroTiger®”.


Grafico
Un allenamento per la pesca in apnea?

Visti i risultati ottenuti da Gianluca Genoni e dagli altri atleti di élite di varie discipline sportive che hanno usufruito dello SpiroTiger® nella loro preparazione, sarà interessante prossimamente valutare i risultati che potrebbero esserci anche per i praticanti di pesca in apnea. Al momento, possiamo solo riferire l'impressione positiva di un ex nazionale di pesca in apnea come Giacomo Gravina, che da mesi utilizza con soddisfazione l' apparecchio.
L’ apneista impegnato nell’ azione di pesca esegue numerosissimi tuffi e di conseguenza numerosissimi atti respiratori, con il conseguente affaticamento, come abbiamo visto, a carico della muscolatura preposta alla respirazione. Questo affaticamento si assomma così a quello a carico della muscolatura degli arti inferiori impegnati negli spostamenti di superficie, nella discesa sul fondo alla ricerca della preda e alla successiva risalita. Di fronte ad uno scenario sempre più difficile come quello delle gare di pesca, anche l’allenamento respiratorio sarà un dettaglio da curare: sarà lo SpiroTiger® il nuovo strumento presente nel borsone dei nostri più forti rappresentanti del settore agonistico?

www.spirotiger.it





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