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Angelo D’Onofrio: grotto, mon amour

| 15 giugno 2010
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Un bel primo piano di Angelo D’Onofrio (foto A.Balbi)

Il grotto laziale sarà il protagonista indiscusso dell’imminente Semifinale A che si disputerà a Civitavecchia, abbiamo quindi chiesto ad Angelo D’Onofrio, che a Civitavecchia ci è nato, di raccontarci come si pesca su questo tipo di fondale: ecco la sua scheda anagrafica e le sue risposte.

Angelo D’Onofrio nasce a Civitavecchia (Roma) il 22/04/1976.
E’ alto 190 cm. e pesa 85 kg.
La sua capacità polmonare è di circa 5.5 litri.
I suoi maestri di pesca sono stati Fabio Antonini e Flavio Magliani dai quali ha imparato moltissime cose soprattutto sulla pesca nel grotto.
In questa intervista questo simpatico atleta ci rivela le sue conoscenze e le sue malizie per avere successo in questa particolare tecnica di pesca che, tra i pescatori in apnea, è considerata una vera e propria arte.

Allora Angelo, cos’è che ti affascina della pesca nel grotto?

Sono cresciuto pescando nel Lazio dove gran parte del territorio subacqueo è costituito da agglomerati di coralligeno (comunemente chiamato grotto) sparpagliato su fondali di sabbia e fango.
Uscivo spesso a pesca con Antonini e Magliani, esperti sub e raffinati interpreti di questa tecnica, ed ho imparato veramente molto dalle loro gesta e dai loro preziosissimi consigli
In verità nel Lazio ci sono anche altri tipi di fondale come il granito, le secche, lastre sulla posidonia, ma per fare carniere, per imparare ad essere intuitivi ed acuire il fiuto per il pesce bisogna pescare nel grotto.
Le porzioni di coralligeno non sono tutte uguali e sopratutto non tutte nascondono il pesce.
In questo particolare tipo di terreno tutto traforato e spesso torbido il pesce ha vita facile e riesce a nascondersi o dileguarsi con una certa tranquillità.
Saperci pescare con successo è davvero un arte.
Bisogna essere ben allenati, prestare ancor più attenzione ai particolari e non trascurare mai le piccole intuizioni che spesso, all’apparenza insignificanti, alla fine diventano un bagaglio d’esperienza fondamentale in questo tipo di pesca.

Un bel sarago catturato nel grotto (foto R.Deiana)

Tu come individui la zona migliore in un posto che non hai mai visitato?

Quando osservi dalla superficie una zona di grotto ti sembra che sia tutto uguale. La conformazione, lo spessore, i tagli eccetera. Apparentemente è disarmante. Ma con tenacia e perseveranza, piano piano si comincia ad intuire dove conviene cercare il pesce. Qual’è la zona migliore dove trovarlo.
Nel corso degli anni ho capito che, nelle infinite variabili dei casi, almeno due elementi riescono a farmi intendere che zona visitare e quale scartare.
I punti dove guardare con cura sono nelle zone in cui il coralligeno tende a stringersi ed a compattarsi, creando diversi spacchi verticali su zone di sabbia e nei punti dove vedi entrare ed uscire dalle tane le occhiate.
Nel primo caso più in generale e nel secondo con certezza avremo la possibilità di incontrare parecchi pinnuti nascosti in zona.
Ripeto: bisogna prestare molta attenzione alle occhiate. Non so quale sia la ragione ma, dopo che mi è stato riferito questo particolare, ho notato che dove girano questi pesci la zona va scandagliata palmo a palmo con grandi probabilità di successo.

Quali sono le condizioni ideali per questo tipo di pesca?

Le condizioni ideali sono acqua calda, grande visibilità e soprattutto assenza di termoclino.
Da noi è piuttosto difficile che queste cose coincidano, ma quando succede si assiste a spettacoli di altri tempi.
Il termoclino è importantissimo: si deve pescare sempre sopra ad esso nella fascia più calda perché è lì che troveremo il pesce.
Se la presenza del taglio freddo è a 16 metri, noi dovremmo pescare appena sopra: a 15 metri o a 14 metri.
Il pesce sarà in quella fascia. Nel freddo non troveremo pressoché nulla.
Riguardo invece all’orario io ritengo che non ci sia bisogno di pescare all’alba o al tramonto, ma bensì nelle ore centrali specie quando il sole è alto e caldo. Direi che l’orario migliore sia tra le 11 del mattino e le 15 del pomeriggio. In quel momento noto sempre maggior movimento e incremento delle catture.

Qual è la batimetria migliore se davvero ce ne fosse una?

Sicuramente quella tra i 15 ed i 20 metri. E’ la zona più ricca di vita. Lo vedi anche a contatto col fondale che il punto brulica di microrganismi, di pescetti, di tutta quella flora e fauna che dà vita alla importantissima catena alimentare.
Non so quale siano le reali ragioni: suppongo che ci sia la quantità di luce migliore per rendere il punto più ricco di vita, le condizioni più adatte al pesce per vivere e proliferare. Sì, insomma, credo proprio che sia la batimetria ideale per pescare nel grotto.
E’ chiaro che poi ci sono tante altre componenti che si valutano al momento che ti fanno propendere poi per una pescata redditizia anche a 5 o a 25 metri, ma i 15/20 metri di fondo restano il vero punto di riferimento senza ombra di dubbio.

Un soddisfatto D’Onofrio a fine gara (foto Apnea Magazine)

A che arma t’affidi per pescare con successo nel grotto?

Se pesco tra gli 8 ed i 15 metri alterno un ministen con fiocina mustad a 5 punte ed un arbalete da 55 con un 4 punte.
Oltre, pesco solo con arbaletes da 75 o da 90 centimetri.
Mi spiego meglio: tra gli 8/15 metri il pesce stà più a contato col fondo e le tane, quindi i primi tuffi esplorativi li faccio con un arbalete da 55 che mi permette tiri in caduta e nei pressi delle tane con un buon margine di successo.
Una volta che il pesce non gira più perché impaurito ed intanato allora un ministen è insuperabile.
Lo infili in posti inarrivabili e blocca il pesce senza appello. L’asta da 8mm e la fiocina a 5 punte non dà scampo al pesce bianco ed ogni tanto a qualche altro pesce che magari non t’aspettavi.
Uso due passate di sagola e lo carico poco, tanto i tiri sono sempre ravvicinati. Poi si ricarica in un attimo.
Più a fondo, a venti e passa metri, il pesce gira di più al libero e dunque un’arma di 75/90 centimetri diventa imprescindibile.
Posso pescare all’agguato, all’aspetto e, se capita, fare anche qualche tiro in tana.
Poi più a fondo l’incontro importante è sempre in agguato.
Da qui le mie scelte.

Che tipo di fiocina usi?

Per la 4 punte uso quella della Omer con la base nera e non verde. Ha gli ardiglioni più pronunciati e tiene meglio il pesce. Quella verde l’ho usata fino ad un anno fa ma non mi ha mai soddisfatto pienamente.
Come 5 punte uso fiocine di diverse marche ma come caratteristica imprescindibile devono essere con punte mustad e doppio ardiglione centrale.
Sono più elastiche ed hanno una tenuta ferrea.
Ogni tanto ti puoi permettere di sparare anche una occasionale cernia di 4-5 e perfino 10 chili.
Gli spari in testa da vicino e non corri il rischio che si strappi.

Quali sono le prede tipiche di questi posti?

Saraghi e corvine in primis. I primi ovunque, le seconde più concentrate in determinate zone.
Poi ci sono labridi di ottima taglia (che io sparo solo in gara), i cefali, le mostelle, ed i grossi scorfani.
Infine le sorprese non mancano di certo: ti puoi imbattere nell’orata, nella cernia, nel dentice e in alcuni periodi anche in qualche bella spigola.
Poi murene e gronghi sono di casa.

Quali sono i pesci più grossi che hai preso nelle tane del coralligeno?

Sarago: 1,5 kg.
Corvina. 2,8 kg.
Cefalo: 2,5 kg.
Orata: 3 Kg.
Mostella: 1,5 kg.
Cernia: 8 kg.
Cappone: 1,5 kg.
Marvizzo: 1,3 kg.

Una cattura curiosa? Una leccia di 6 chili che ho fulminato col ministen e la fiocina

Chi è o chi è stato secondo te il più forte pescatore nel grotto?

Faccio due nomi: Fabio Antonini e Roberto Praiola.
Il primo una vera macchina per capacità di resa e fiuto del pesce.
Gli ho visto fare cose incredibili.

Angelo all’Assoluto 2009 (foto A.Balbi)

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Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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