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AMP all’Eudi: la telenovela continua

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Il manifesto di presentazione

Non mi è facile mettere insieme i pezzi per ricomporre un quadro accurato del fenomeno AMP.
Sono approdato all’apnea e alla pesca dopo un lungo percorso fatto di immersioni con le bombole (che ancora prediligo), e per questo nelle AMP avevo riposto una buona dose di aspettative. A distanza di molti anni dalla nascita delle prime aree protette mi sono dovuto ricredere e, soprattutto dopo avere preso visione delle modalità di gestione utilizzate in altri paesi europei, mi sono convinto che l’attuale formula “all’italiana” non funziona: non funziona per i diving center, non funziona per i semplici appassionati di immersioni e, soprattutto, non funziona per i pescatori subacquei, categoria discriminata in modo assurdo.
Si era pensato alle AMP come oasi di vita protette, senza fare i conti con i pescatori locali. Sin dalla loro nascita, i professionisti si sono compattati per opporsi al divieto di esercitare la pesca professionale nelle zone B e C, hanno fatto la voce grossa, facendo pesare il proprio potenziale politico ed economico e hanno vinto. A loro è stato concesso di continuare a guadagnarsi da vivere pescando nei parchi. Si pensava che i diving potessero usufruire di queste aree di tutela per proporre immersioni ad un prezzo doppio rispetto a quello corrente, ma anche qui il gioco è durato poco, la spremitura dei limoni ha fatto il suo corso e il settore è andato in crisi.

I relatori del convegno

Ciò detto, devo dire di aver seguito con molto interesse il convegno AMP dell’Eudishow, in primis perché con Enzo Incontro c’e una amicizia consolidata negli anni, e poi per la curiosità di non perdere un eventuale intervento ufficiale della nostra Federazione (Fipsas) che però, di fatto, non c’e stato. Con Enzo ci siamo ripromessi un’intervista a breve, anche se i nostri impegni pressanti ci porteranno sicuramente a completarla chissà quando, magari fra mesi. Per quanto riguarda la posizione della FIPSAS, ho chiesto a Mauro Sanvito di collaborare con me alla stesura di questo articolo proprio per avere un quadro ancora piu completo e preciso.
In ultimo, vorrei aggiungere una mia personalissima considerazione “ad alta voce”: visto l’andamento delle AMP e la “riuscita” di certi modelli economici e di tutela proposti, non è che c’è da aspettarsi un collasso del sistema con conseguente necessità di ricominciare tutto da capo?

Torniamo al convegno sulle AMP dell’Eudishow, che ha visto alternarsi nell’esposizione i seguenti relatori:

Enzo Incontro: direttore AMP isola di Ustica
Angelo Messina: Vicepresidente Federparchi
Sebastiano Venneri: responsabile Nazionale settore mare Legambiente
Donatella Bianchi: Giornalista e conduttrice di Lineablu-Rai uno
Roberto Sequi – Direttore Area Marina Protetta Ventotene

Il pubblico presente

AMP all’Eudi: luci, ombre… ed eclissi
di Mauro Sanvito

Sabato mattina gruppi compatti di pescatori in apnea raggiungono di buon ora la Fiera di Genova.
Tema di giornata è la nostra mostra di settore, novità e incontri con gli amici sono gli obbiettivi di tutto il mondo della subacquea. Nelle attese comuni, è una bella giornata passata a parlare di pesca con amici di sempre o appena conosciuti, magari tramite contatti su mezzi mediatici (il popolo dei forum).

Enzo Incontro, presidente AMP di Ustica, ha organizzato un convegno a tema sullo stato attuale delle tantissime Aree Marine Protette, nate come funghi su tutti i promontori e isole Italiane.
Argomento principale: accesso e fruizione di queste aree di tutela da parte dei disabili.

Come sanno bene tutti i pescasub, purtroppo in queste aree caratterizzate da una divisione in zone A, B e C cui corrispondono 3 distinti gradi di protezione, l’unica categoria del mare respinta tout court da ogni area è quella dei pescatori in apnea.
In pratica, nelle zone C (le più vaste) è ammessa la pesca professionale con i suoi mezzi micidiali, è ammessa la pesca amatoriale a lenza con i suoi (talvolta) eccessi, è ammessa la navigazione e i suoi effetti di disturbo, è vietata ingiustamente la pesca più selettiva, sportiva e corretta per definizione: la pesca in apnea.

Il pubblico, come solitamente accade, non riempie la sala. Nonostante la presenza degli addetti ai lavori e degli ospiti disabili, il disinteresse per l’argomento è evidente.
Alcuni pescatori in apnea, atleti e amatoriali, sono presenti tra il pubblico: proprio per l’ingiusto ostracismo subito dalla categoria, l’allergia all’argomento AMP è tanta, ma alcuni coraggiosi sono disposti a “masticare fiele” per la propria passione.

Mauro Sanvito Chiede ad Azzali se farà un intervento

Gli interventi dei relatori si susseguono, quando tra il pubblico compare il Presidente del settore AS FIPSAS Azzali..

Mi avvicino fiducioso, che il Presidente voglia intervenire? Forse il convegno non è quello giusto, ma la piazza sì. Qualche centinaio (se non migliaio) di pescatori in apnea sta gironzolando a poche decine di metri, il Presidente che dovrebbe rappresentare tutti (atleti, tesserati amatoriali e, indirettamente, tutta la categoria) avrebbe sicuramente l’appoggio del pubblico, non solo morale. E che pubblico!

Alla mia richiesta, segue la delusione: Azzali mi dichiara che non interverrà, “Tanto non mi ascolta nessuno”.
Si allontana, promettendomi colloquio privato su argomenti vari (parchi regionali, la nuova ghettizzazione). Pare una ritirata.

Ecco però che convegno si anima: l’Ing. Pier Carrera, pescatore in apnea, ha preso la parola e sta smontando i soliti luoghi comuni utilizzati per ghettizzarci. Gli organizzatori del convegno sono costernati, visibilmente impreparati.
Al termine del suo intervento prende la parola Donatella Bianchi (Rai,Linea-blu), altra sorpresa: parla di correttezza dei pescatori in apnea, di stragi sui pescherecci, di prelievo dei pescatori con fucile praticamente inesistente.

Piero Carrera

Tocca al Sig. Sequi rispondere. E’ adirato, abbozza i soliti pregiudizi: la festa è finita.

Con una generalizzazione inaccettabile, accusa la categoria di bracconaggio (FALSO, sono sempre i singoli a violare le norme, ed il bracconaggio è un fenomeno che riguarda tutte le categorie di fruitori del mare: professionisti, cannisti, diving e non solo).

Accusa i pescatori in apnea di spaventare i pesci, che forse preferisce vedere trasformati in cagnolini, magari a suon di cibo introdotto impunemente in aree ove sarebbe vietatissimo.

Accusa di ferire 10 pesci per prenderne uno, summa di tutte le falsità. La pesca in apnea è selettiva ed il numero di pesci feriti e non catturati è senz’altro ridicolo a fronte delle “casualties” di professionisti e cannisti, vera pesca indiscriminata.

Accusa i pescatori in apnea di essere arretrati perchè gli Altri praticano il no-kill. Una banale frottola: in mare gli altri ributtano solo ciò che non è commestibile o commerciabile e quasi sempre lo ributtano rigorosamente ferito a morte.

Pier Carrera replica con questi argomenti, ma non gli viene dato il microfono. E’ chiaro il tentativo, scorretto, di censura.

Il convegno riprende, i relatori sono indispettiti, si aggiunge l’intervento del rappresentante diving Elbani, un pescatore in apnea, che chiede la pesca in apnea in zona C all’Elba nell’istituenda AMP Isole di Toscana.

L’impressione è che a furia di vedere lo sterminio della pesca professionale la signora Bianchi abbia metabolizzato l’importanza della pesca selettiva, il suo grande valore sportivo e etico (prelevare un pesce adulto in ambiente naturale per uso alimentare privato). Inoltre, pare che anche fra i diving ci sia chi inizia a guardare i pescatori in apnea con un occhio diverso (che sia l’aria di crisi? La parchizzazione ha arricchito solo i primi operatori, avvantaggiati da un’ offerta nuova e limitata, man mano che l’offerta è cresciuta a dismisura gli affari sono andati sempre peggio).

Ma la Federazione dov’è?

Il nostro presidente Azzali è demoralizzato, si ritira e non contrasta, non si attiva neppure con il totale favore della piazza.
Qualsiasi leader non avrebbe sprecato un’occasione così ghiotta, però bisogna credere nel proprio lavoro e incarico.

Nel colloquio privato, Azzali mi illustra l’iniziativa della federazione (il pieghevole, ma sai cosa gliene frega ai gestori Amp o ai ministeri). Gli faccio notare che dovrebbe essere il Presidente a compattare le fila e prendere iniziative, ma ribatte che sono i pescasub a dover dare l’input ai circoli rivolgendosi al Pres. Matteoli che, se vuole, dà poi mandato al presidente del settore. Se la prende con i circoli che all’assemblea hanno votato in 30 (incluse molte deleghe, voti per procura) al posto dei 289 circoli attesi, spera nei tesserini obbligatori come salvezza ma dimentica che, comunque, bisogna essere appetibili per avere affiliazioni.

Non sembra rendersi conto che la protesta nei confronti dell’inazione è ormai ai limiti della delegittimazione totale, nessuna iniziativa degna e, peggio ancora, nessuna informazione di strategie e azioni.

Perfino la nomina della Federazione ad Agenzia di Protezione Ambientale non è suffragata da programmi di gestione, per la parchizzazione regionale futura non ci sono input, né informazioni, né programmi.

Forse i nostri vertici federali non hanno capito che nell’epoca “moderna” le notizie corrono e i fatti si accavallano, i vecchi ritmi e la tranquilla ruotine federale è morta e sepolta.

Donatella Bianchi

Di seguito uno stralcio del dibattito registrato dai nostri microfoni:

Dopo l’intervento di Piero Carrera che chiedeva il perché dell’esclusione dei pescatori subacquei dalle zone delle AMP, i relatori hanno così replicato:

Donatella Bianchi: ‘Mi si accusa molto spesso di essere contro i pescatori subacquei e di accusare sempre la categoria, ma permettetemi di dissentire da questa etichetta che mi avete appiccicato. Io ho molti amici pescatori, primo fra tutti Renzo Mazzarri, tre volte campione del mondo di pesca subacquea, ma non solo: giudico il pescatore subacqueo molto selettivo nelle sue catture e, soprattutto, tutt’altro che distruttore della fauna marina. Purtroppo, non riesco a portare immagini in televisione, in quanto le catture fatte con il fucile vengono giudicate troppo violente. Personalmente, penso che molte volte la pesca professionale mostri immagini peggiori, ma il telespettatore è piu abituato. Molto spesso ho portato immagini di pesca al vaglio della redazione di Linea Blu, ma puntualmente mi sono state contestate e tagliate dalla produzione. Penso che la figura del pescatore in apnea vada rivista e che i promotori delle AMP debbano tenerne conto nell’immediato futuro per una visione allargata delle AMP. Certamente, bisogna prevedere anche controlli piu severi, perché ricordiamoci che chi vorrà continuare a sparare in zone proibite continuerà a farlo indipendentemente dall’apertura o meno. Il fenomeno del bracconaggio si combatte solamente intensificando i controlli. Sono contenta di riaprire questo discorso e vorrei che alla sua domanda rispondesse in modo più tecnico Roberto Sequi.

Roberto Sequi

Roberto Sequi: Una serie di fattori non ci permettono di aprire ai pescatori in apnea. Uno è l’immagine: le AMP non possono ospitare un’ attività che riguarda la caccia. Non è una questione di prelievo, perché il prelievo è assolutamente ininfluente, c’è pero un fattore che invece è molto importante: nell’area in cui il pesce è in qualche modo cacciato ha un atteggiamento assolutamente diverso rispetto alla presenza dell’uomo, e questo si può vedere in tutte le aree protette o nei luoghi in cui è vietato pescare per altri motivi. Il pesce è molto piu tranquillo e ha molta piu confidenza, pensate che a Ustica dove in zona A era possibile fare visite guidate in apnea la gente aveva paura perché i branchi di occhiate venivano a mordicchiare le dita. Era uno spettacolo a cui la gente non era abituata, un rapporto quasi carnale con il pesce.
Il secondo fattore è questo: a Ustica, unica riserva dove la pesca era consentita per decreto in zona c [affermazione falsa, le AMP in cui il decreto originario consentiva la regolamentazione della pesca in apnea in zona C sono, in ordine cronologico: Ustica 1986, Isole Tremiti 1989, Isole Ciclopi 1989, Cinque Terre, Punta Campanella, Isole Egadi, Punta Campanella e Penisola del Sinis Isola Mal di Ventre nel 1997], è stata chiusa per volere degli stessi residenti e pescatori professionali in prima persona, perché c’era una grossa difficoltà nel controllo del pescato ed un grande abuso per quanto riguarda il commercio illegale del pescato [è incredibile come si possa pensare di imporre regole più stringenti a chi già non le rispetta!].

(‘)Quindi ci sono una serie di fattori economici e di immagine che ci inducono ad abbandonare il discorso pescatore subacqueo, dobbiamo arrenderci al fatto che il tipo di turismo a protezione dell’ambiente sta cambiando. Io stesso, nato come pescatore, sono passato alla fotografia, quindi c’e una evoluzione. Il fatto, come dicevi tu, di stare tre ore in acqua nell’ambiente marino, lo puoi fare altrettanto bene, anziché con il fucile, con la macchina fotografica. Non dovrebbe cambiarti nulla, anzi, in qualche modo avrai la possibilità di una piu accurata osservazione dell’ambiente.
Per concludere ti dico che il danno che fa un pescatore subacqueo in rapporto al prelievo è scompensato. Mi spiego, tu per prendere un pesce ne ferisci 10 che andranno a morire , Pier Carrera reagisce ‘ non tutti sono pescatori bravi come te, ci sono tanti che vanno ancora con la cinque o sei punte e sai benissimo che non pescano, ma fanno solo danno! Per quanto riguarda la pesca di superficie, non è escluso che … io, perlomeno, nel regolamento che sto facendo ho iniziato ad includere il rilascio del pesce, perché se un pescatore lo fa solo per divertimento, per l’ebbrezza della cattura, come si fa in tanti altri paesi civili, il pesce si può rilasciare. Rilasciare un pesce sparato è impossibile!

Un pescatore subacqueo in azione

Purtroppo, come spesso accade, si cerca di non fare replicare Pier Carrera, lasciandolo senza microfono. Anche noi abbiamo avuto qualche difficoltà con la registrazione per il frastuono dell’ EUDISHOW: questo è ciò che abbiamo potuto sbobinare del suo intervento.

Pier Carrera:‘(‘)..Intanto lo sappiamo tutti che la maggior parte dei pesci rilasciati muoiono ed è solo un’escamotage per far vedere all’opinione pubblica un buonismo che non esiste. (‘) Un’altra cosa assurda è l’equiparare il pescatore subacqueo con il bracconiere: i bracconieri continueranno a pescare nei vostri parchi sempre e comunque, come lo stanno facendo gia oggi [….] Sappiamo benissimo che è quasi impossibile anche andare senza fucile nelle aree marine protette senza essere trattati come delinquenti dalle forze dell’ordine. E’ vero, all’interno delle AMP c’e una maggiore presenza di pesce, ma molte volte a questo pesce viene anche dato da mangiare, e sappiamo tutti quanto questa pratica sia nociva e dannosa per il pesce stesso, facendo diventare il luogo dove spesso viene dato il cibo un ritrovo per il pesce e meta preferita per i bracconieri…

Alla fine della replica di Carrera si fa finta di niente, solo la Bianchi lo ringrazia per l’intervento, mentre altri interlocutori fingono di non aver sentito parola.

C’e poco da aggiungere a questo punto, se non aspettare la prossima puntata di questa telenovela, che certamente non tarderà ad arrivare!

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Category: Articoli, Pesca in Apnea, The Box

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