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Ambiente marino: appello per la tutela dei Banchi

| 26 novembre 2009 | 0 Comments
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La Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia propone un appello per la tutela dei banchi e dei bassifondi dello stretto di Sicilia, chiedendo interventi tempestivi al fine di sottrarre alla distruzione e preservare per future generazioni uno degli ultimi lembi di Mediterraneo, dove si conservano livelli di naturalità comparabili a quelli che avrebbero potuto osservare – migliaia di anni fa – i primi navigatori di questo mare e che, ancora oggi, giocano un ruolo determinante nell’economia dell’intero mediterraneo centrale.

Per sottoscrivere l’appello, inviare una mail all’indirizzo: sopmare.area@regione.sicilia.it avente come oggetto SOTTOSCRIZIONE APPELLO BANCHI STRETTO DI SICILIA e indicando COGNOME, NOME, CITTA’ E MAIL.
Successivamente la Soprintendenza trasmetterà alle autorità competenti l’appello con tutte le sottoscrizioni ricevute.

Il testo dell’appello


Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente della Regione Sicilia
Al Ministro delle Infrastrutture
Al Ministro dell’Ambiente
Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Al Ministro per gli Affari Esteri
All’Assessore all’Ambiente della Regione Sicilia
All’Assessore per i Beni Culturali, Ambientali e P.I. della Regione Sicilia
All’Assessore all’Industria della Regione Sicilia

APPELLO PER LA TUTELA DEI BANCHI E DEI BASSIFONDI DELLO STRETTO DI SICILIA

Eccellenza e Spett.li Autorità
Lo Stretto di Sicilia rappresenta un settore del bacino Mediterraneo elevata rilevanza sociale, economica ed ambientale. I popoli che abitano in questa regione possono vantare grandi tradizioni storiche e culturali di diversa origine (araba, berbera e latina-occidentale) che, nel corso dei secoli, hanno convissuto e raggiunto insieme grandi traguardi, testimoniati dalle tradizioni culturali e marinare che permangono ancora ai nostri giorni.
Lo Stretto di Sicilia é oggi unanimemente considerato il principale hotspot della biodiversità mediterranea. In questo tratto di mare tra Sicilia, Malta, Libia e Tunisia sono presenti tutte le specie marine protette del Mediterraneo capodogli, balene, tursiopi, stenelle, delfini, globicefali, grampi, squalo bianco, cetorino, mobula, tartaruga comune, tartaruga liuto, foca monaca, Posidonia oceanica, Pinna nobilis, Lithophaga spp., laminarie, maerl, corallo rosso, ecc.
Lo Stretto di Sicilia rappresenta attualmente anche la più importante zona di pesca di specie maggiori e minori di grandi pelagici, di specie demersali e sono presenti nell’area anche stock di piccoli pelagici come le acciughe, gli sgombri e le sardine che hanno consentito, sin dall’antichità, l’insediamento dell’uomo sulla costa.

Un ruolo essenziale, unico e irreplicabile per la biodiversità e la produttività dello Stretto di Sicilia, e giocato dai banchi o bassifondi (Graham, Skerchi, Avventura, Talbot, Terribile, Alluffo, banco di Pantelleria, ecc.) che rappresentano ambienti fragili ma indispensabili alla diversità biologica ed alla produttività dell’intera area.
La rilevanza ecologica e naturalistica di questi peculiari biotopi ha indotto gli stati costieri che si affacciano nello Stretto di Sicilia di valutare la possibilità di realizzare nell’area dei banchi una zona protetta transnazionale che rappresenti un santuario della biodiversità per tutelare le specie protette e gli ecosistemi sensibili ed impedire la pesca illegale.
Lo Stretto di Sicilia conserva uno dei fondali più importanti al mondo poiché conserva le testimonianze della vita dell’uomo preistorico (dal paleolitico inferiore al neolitico) in una delle aree più interessanti di contatto tra continenti essendo stato in gran parte emerso fino alla fine del Pleistocene.

I fondali dello Stretto di Sicilia conservano, inoltre, un patrimonio immenso di civiltà rappresentato dagli innumerevoli relitti di ogni epoca e origine che sono l’emblema del forte carattere interculturale di quest’area.
L’interesse culturale, ambientale ed economico di proteggere, con il coinvolgimento insieme all’Italia dei paesi sia ‘transfrontalieri’ (Malta) che di ‘prossimità’ (Libia, Tunisia) lo Stretto di Sicilia ha nella tutela dei banchi un’importanza preminente.

In particolare, i banchi del Canale di Sicilia rappresentano un ecosistema di incredibile rilevanza ecologica per precisi motivi scientifici:

− creano una discontinuità naturale sulla monotonia di fondali mobili esercitando attrazione da corpo solido (tigmotropismo positivo) per molte specie per le quali diventano un ‘meeting point’ in mare aperto.

− realizzano una discontinuità batimetrica e di substrato accogliendo fauna e flora non insediabile sui fondali in cui il banco sorge; la biodiversità dei banchi risulta essere estremamente alta e mostra una elevata variabilità rispetto alla sua natura, alla profondità ed all’esposizione.

− giocano un ruolo ecologicamente rilevante poiché gli ecosistemi di basso fondo del largo sono molto diversi dagli analoghi costieri essendo sottoposti a minore impatto antropico (overfishing, inquinamento, turismo) e naturale (apporto terrigeno e di nutrienti da parte di corsi d’acqua, sedimentazione costiera).

− offrono rifugio ad adulti di molte specie marine diventando così aree di riproduzione in grado di sostenere gli stock ittici e il sistema ambientale ed economico dello Stretto di Sicilia nel suo complesso. A tale riguardo basti sottolineare che le attività di pesca di Mazara del Vallo, incentrate prevalentemente nello stretto di Sicilia, fatturano annualmente circa 200 milioni di euro. Una riduzione significativa delle aree di nursery, come conseguenza della realizzazione degli impianti eolici off-shore nei banchi, determinerebbe una contrazione degli stock ittici ed un rilevante danno economico agli operatori del settore.

− rappresentano aree di nursery per molti organismi marini naturalmente difese dalla pesca indiscriminata.

− sviluppano un livello trofico aggiuntivo in ambiente pelagico offrendo risorse alimentari addizionali a specie di grandi predatori quali mammiferi marini e squali.

− ospitano biocenosi sensibili e fragili come posidonieti, coralligeno del largo, merl (alghe calcaree), oggi protette dalle convenzioni internazionali ed integre solo in ambiente di banco, essendo state seriamente compromesse in ambiente costiero.

− favoriscono la costruzione di un micro-sistema completo, sviluppando rapporti ecosistemici ed una biodiversità unica e non replicabile.

− consentono la fissazione dell’energia ed il suo trasferimento trofico creando biomassa che viene esportata nelle aree vicine.

Inoltre, la fruizione ricreativa e culturale dei banchi dello Stretto di Sicilia può rappresentare una prospettiva rilevante di didattica ambientale, di offerta sostenibile del paesaggio sommerso fruibile sia dal turismo subacqueo che, attraverso sistemi di visione remota, da una utenza diffusa.
Questi sono solo alcuni tra i motivi che rendono i banchi dello Stretto di Sicilia degli ecosistemi di estrema importanza ecologica ed ambientale per il Mare Mediterraneo la cui tutela è necessaria sia nel rispetto della conservazione della diversità biologica raccomandata da numerosi strumenti internazionali (Countdown 2010, Convention on Biological Diversity, Mediterranean Action Plan, Convenzione di Barcellona, Direttiva Habitat, ACCOBAMS, Convenzione di Bonn, ecc.) sia al mantenimento del loro ruolo produttivo a livello di bacino (Precutionary approach to fishery (FAO), Code of Conduct for a Responsible Fishery (FAO), Reikjavich declaration ecc.), sia in virtù del patrimonio culturale presente in ottemperanza alla Carta di Siracusa del 2000 che della Convenzione UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale sommerso del 2001 entrata in vigore il 2 gennaio del 2009.

A dispetto della loro importanza i banchi dello Stretto di Sicilia sono oggi oggetto di iniziative incompatibili con la loro tutela e la conservazione del loro ruolo ecologico, paradossalmente giustificate e addirittura motivate da presunte quanto inverosimili attenzioni per l’ambiente. Sono infatti in fase avanzata di definizione progetti per la realizzazione nei banchi dello Stretto di Sicilia di parchi eolici che precedono la realizzazione di centinai di piloni, alti ognuno circa 60 metri e fissati su basamenti di cemento, difesi da imponenti opere di protezione e interconnessi tra loro e con la cabina a terra mediante centinaia di chilometri di cavi interrati.
La realizzazione di queste opere, non solo deturperebbe irrimediabilmente la naturalità dei luoghi ma distruggerebbe attraverso i lavori di scavo, posa, messa in uso e attività l’ambiente dei banchi dello stretto di Sicilia interessati compromettendo irreversibilmente la loro biodiversità, la loro funzione ecologica e le specie e gli ecosistemi protetti che essi ospitano.

La realizzazione dei parchi eolici nei banchi infliggerebbe altresì una profonda ferita alla sensibilità ed all’intelligenza di quanti ancora pensano sia possibile coniugare sviluppo ed ambiente. Si auspicano, pertanto, interventi tempestivi al fine di sottrarre alla distruzione e preservare per future generazioni uno degli ultimi lembi di Mediterraneo dove si conservano livelli di naturalità comparabili a quelli che avrebbero potuto osservare, migliaia di anni fa, i primi navigatori di questo mare e che ancora oggi giocano un ruolo determinante nell’economia dell’intero mediterraneo centrale.

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