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Aldo Calcagno: costanza e praticità

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Aldo Calcagno fa il pescasub di professione

Aldo Calcagno vive a Siracusa, è alto 1 metro e 81 cm e pesa 71 chilogrammi.
E’ uno dei pescatori nazionali più forti (sicuramente il più costante) ed anche uno dei pochissimi, tra gli agonisti Italiani, ad esercitare la pesca in apnea come professione.
La carriera di Calcagno è costellata di diversi ed importanti successi, ma quello che più colpisce nella sua avventura agonistica è senz’altro il fatto che da anni è costantemente ai vertici dell’agonismo nazionale.
Nel 1992 retrocesse all’Assoluto di Vada (Cecina, in provincia di Livorno) vinto da Zito, ma l’anno seguente vinse il Campionato di Seconda Categoria e rientrò prepotentemente nella massima serie.
Nel 1994, in uno degli assoluti più belli e ricchi di pesce di sempre, a solo tre giorni dall’inizio della preparazione si ruppe un timpano e dovette rinunciare forzatamente. Presentando il certificato medico, venne direttamente riammesso al campionato di prima del 1995 (dove nella seconda frazione vinse con un carniere che ancor oggi tanti ricordano) e da allora vi è sempre rimasto. Anzi, diciamo di più: negli anni successivi ha vinto 3 Assoluti consecutivi (Leuca 1997, Porto Palo 1998 e Trapani 1999) ed inanellato una serie di piazzamenti sbalorditivi, tanto che non è mai sceso oltre il decimo posto.
Nel suo palmares ci sono pure un titolo Mondiale a squadre nel 1998 e, nello stesso anno, pure una prova individuale di Coppa Europa a Cagliari.
Campione nato con la pesca in tana nel sangue (tecnica che ritiene tutt’ora la più divertente), Aldo Calcagno è un pescatore poliedrico che riesce ad adeguarsi ad ogni situazione. Per dare un’idea della sua ecletticità, basta analizzare le vittorie negli assoluti: A Leuca ha vinto pescando prevalentemente cefali all’aspetto, a Porto Palo ha vinto pescando praticamente sempre in tana ed infine a Trapani ha vinto pescando al razzolo, alternando l’agguato alle salpe.
Deciso e pratico, può apparire sbruffone quando afferma che… ” il mimetismo? non è importante, io i pesci li prendo anche con la muta nera… o rossa!”, oppure… “quando faccio l’aspetto non bado a dove sta il sole e mi butto nel primo nascondiglio che trovo!”, o anche ” a me vanno bene i fucili così come escono dalla fabbrica, per il catturare il pesce non trovo importante più di tanto modificare l’arma!”. Chi conosce la sua classe, però, sa bene che non fa lo smargiasso, ma dice solo quello che pensa … e che fa.
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Il bel carniere della prima frazione – Foto: Alberto Balbi

Aldo, ci vuoi raccontare la prima giornata del tuo ultimo Assoluto in Puglia?

Avevamo tre giorni di preparazione e dopo il primo avevo già chiaro cosa dovevo fare: si trattava di cercare una tana per campo gara che mi garantisse in partenza 3 o 4 pesci, per poi caricarmi e pescare a gran ritmo sul grotto.
Era mia intenzione trovare anche zone in cui poter variare il mio tipo di pesca per cercare di arricchire il carniere con prede di diverse specie, soluzione determinante per l’esito finale del Campionato.
Per la cronaca, nella prima frazione ho fatto la partenza su una lastra sui 20 metri di profondità trovata in preparazione dal mio secondo Pietro Cascione, dove, col Magnum 70 e fiocina, ho catturato 4 bei saraghi.

A quel punto ho cominciato a pescare con ritmo, scorrendo le fessure più interessanti del grotto e così, un pesce qua ed uno là, sono riuscito a catturare altri 6 saraghi e a raggiungere il limite di prede per la specie [n.d.a: il limite previsto dal regolamente è di 10 pesci per ciascuna classe di specie eccetto la corvina, che ha un limite dimezzato di 5 pesci]. A quel punto ho cambiato arma, ed impugnato un arbalete da 75 cm con la tahitiana ho cominciato a fare delle planate che, nelle zone più interessanti, si trasformavano in veri e propri aspetti. Con questa tecnica sono riuscito a catturare un bel tordo ed una salpa (scartata per 5 grammi e risultata decisiva nel punteggio finale dell’Assoluto). A fine giornata ero contento perché avevo 11 pesci validi ed ero a pochi punti da Mancia, primo nella classifica parziale.

Un Calcagno rilssato a fine gara – Foto: Alberto Balbi

E la seconda frazione?

Partenza decisa su una pietra in 22 metri d’acqua dove avevo marcato 2 bei saraghi ed una grossa corvina. Dopo un’attenta ispezione ho catturato i due saraghi, ma della corvina non c’era più nemmeno l’ombra. Ho insistito ancora un po’ lì intorno per vedere se riscivo a ritrovarla, ma senza risultato.

Allora, come nella frazione precedente, ho iniziato a pescare a ritmo sostenuto, catturando altri quattro saraghi -di cui solo tre validi- in alcune piccole fenditure. Dopo un po’ di tempo trascorso senza riuscire a prendere nulla, sono poi riuscito a sbloccare la situazione con un tordo nero che non voleva venire all’aspetto e che perciò mi ha costretto ad un’attento e lungo agguato.

Sul finale, razzolando intorno a piccole porzioni di grotto, sono riuscito a fiocinare due murene ed ho terminato la gara con 7 pesci validi. Tutto il resto è storia nota, con Sandro Mancia che si è aggiudicato meritatamente il titolo ed io che l’ho perso per un’inezia, anzi, per una salpa.

Un bel carniere variegato – Foto: Alberto Balbi

Che cosa hai provato a perdere per un pesce? Rabbia, delusione oppure non hai nulla da recriminare?

Assolutamente nulla da recriminare! Se dovessi ripetere la gara la farei esattamente allo stesso modo. Sono contento della mia prestazione, ho preso 18 pesci validi in due giornate e la differenza tra un primo ed un secondo posto,in certi casi, è questione anche di fortuna.

Sei un’ottimo razzolatore, i fondali Pugliesi s’adattavano alle tue caratteristiche tecniche? Ti sono piaciuti?

Il fondale non era certo il massimo, anzi sul mio personalissimo taqquino lo metterei quasi in ultima posizione, soprattutto per la monotonia morfologica. Tuttavia, ormai mi viene naturale pescare su questo tipo di grotto, dove rimanere concentrati è tutt’altro che semplice.

Dopo quest’ultimo risultato, in molti sperano e credono in un tuo rientro in Nazionale: ti senti pronto? Ci credi?

Devo confidarvi che, prima del Campionato, il nuovo C.T. Maurizio Ramacciotti mi aveva invitato a partecipare ad una riunione del Club azzurro inserendomi in via ufficiosa nella rosa degli atleti a sua disposizione. Dopo il Campionato, in via del tutto privata, mi ha detto di tenermi pronto per il Campionato Individuale Europeo che si disputerà in Francia ad Ottobre. E’ chiaro che per quella data sarò pronto ed al massimo di forma e determinazione.

Guardndo le sue catture… Aldo sorride! – Foto: Alberto Balbi

Cambiamo argomento e parliamo di pesci: mi dici le catture più grosse che hai fatto dei principali pesci del Mediterraneo?

Certo:
Sarago 1,4 kg;
Corvina 3,8 kg;
Orata 5 kg;
Dentice 7 kg;
Spigola 7,5 kg;
Cernia 20 kg;
Ricciola 45 kg;
Grongo 11 kg.

Il pesce più strano che hai mai catturato?

Uno dei pesci più curiosi che abbia mai catturato, non per il peso ma per la specie, è stato senz’altro un pinnuto davvero singolare che sembrava un incrocio tra un dentice ed un’occhione, catturato sul cappello di una secca a 19 metri con un arbalete da 75cm, all’imboccatura di una tana. Una volta rientrato in porto è stato l’attrazione dei vecchi pescatori in banchina che non riuscivano a comprendere che razza di pesce fosse. Un’altra volta, invece, ho catturato un palombo di oltre 20 kg.

Qual è l’episodio più strano che ti è capitato in gara?

Nella mia carriera sono diversi gli episodi particolari che mi sono capitati, ma quello che mi viene in mente si riferisce al passato recente, più precisamente all’Assoluto di Marsala 2004, ricordato per la penuria di prede e per le numerose retrocessioni eccellenti. Ebbene, in quella gara presi 2 pesci a giornata di 7/8 etti al massimo, ma durante la competizione vidi moltissime cernie di peso superiore ai 5 Kg, prede ovviamente non valide. Insomma, in preparazione contai più cernie che pesci validi per la gara.

Calcagno con la Nazionale a Tahiti. Bentornato!

Qual è tra i tuoi successi quello che ti è rimasto più nel cuore?

Chiaramente, la più grande competizione che mai io abbia disputato, ossia il Campionato del Mondo del 1998 in Croazia. Feci la gara e terminai quarto finale dopo aver fatto un’ottimo terzo posto nella prima frazione. Comunque, la mia prestazione influì sulla vittoria a squadre. Ricordo come fosse ieri la cerimonia finale in una Croazia appena uscita dalla guerra, fu davvero emozionante.

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Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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