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10 domande alla Omersub S.p.a.

| 1 maggio 2002 | 0 Comments
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La Omersub non ha certo bisogno di presentazioni: azienda di spicco del settore della subacquea, da sempre è uno dei principali protagonisti del mercato della pesca in apnea, per la quale sviluppa e commercializza ogni anno numerosi prodotti specifici di alta qualità.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Marco Ciceri, consigliere delegato e rappresentante dell’azienda e a Marco Bardi, responsabile tecnico e coordinatore del Team Omer, la squadra di atleti di apnea, pesca subacquea e tiro bersaglio sub sponsorizzata dalla ditta di Carate Brianza.

1) La Omersub è una delle principali ditte del settore della subacquea: che posto ha la pesca in apnea nell’economia complessiva dell’azienda e che significato/valore ha per Omer occuparsi di pesca in apnea?

MARCO CICERI: La passione per la pesca sub di mio fratello Roberto è stata, insieme ovviamente a valide ragioni industriali, la molla iniziale che ci ha spinti ad entrare in questo settore.

La linea apnea e pesca sub era, è e sarà sempre la nostra principale occupazione a cui dedicare buona parte delle risorse aziendali. I numeri d’altra parte lo confermano: più del 50 % del fatturato dell’ azienda è fatto con prodotti da pesca in apnea.

MARCO BARDI: Le valutazioni implicate dalla risposta non appartengono al mio ruolo, ma posso garantire d’ aver sempre respirato un’ aria di grande interesse verso l’apnea e la pesca in apnea all’interno dell’azienda.

2) Nelle polemiche degli ultimi tempi si sono tirate in ballo più volte le aziende, colpevoli secondo alcuni di aver “abbandonato” al proprio destino la pesca subacquea. Invece di sostenere e difendere la categoria dei pescasub, alle prime difficoltà alcune aziende non avrebbero esitato ad “evitare guai” e a voltare le spalle per rivolgersi al mercato ARA, economicamente più allettante. Cosa risponde la Omer a questo tipo di accuse?

Marco Ciceri nel suo ufficio

MARCO CICERI: Evito di esprimere giudizi nei confronti dei miei colleghi. Per quanto ci riguarda, rigetto completamente questa “accusa”.

Ritengo che il ruolo principale di un’azienda sia quello di dedicarsi allo sviluppo e alla qualità dei prodotti che produce e i fatti dimostrano che la Omer non ha mai disatteso tale funzione.

Più del 70 % dei prodotti sviluppati da Omer negli ultimi anni sono dedicati alla pesca sub. Il fatto di aver introdotto, sempre negli ultimi anni, una linea di prodotti dedicati all’immersione con auto respiratore non vedo come possa essere interpretato come un segno di abbandono da parte nostra della pesca sub. Nell’ultimo decennio, la nostra azienda ha più che decuplicato i propri fatturati e questo grazie soprattutto alla pesca, considerando anche i mercati Esteri dove siamo molto introdotti. Sarebbe quindi folle da parte nostra non continuare a credere in questo settore.

MARCO BARDI: Collaboro con la Omer dal 1993 ed ho vissuto i passaggi più delicati del “momento storico” evocato dalla domanda. E’ evidente che dopo trascorsi esclusivamente dedicati alla pesca, l’avvento di alcuni prodotti per altri mercati ha lasciato perplessi alcuni appassionati e addetti ai lavori, ma nel tempo mi sembra che mai vi siano stati i presupposti per accusare la Omer di aver cambiato politica. Casomai, è anche grazie alla sua continua presenza che Omer sta raccogliendo i frutti del forte legame con il settore.

3) Si fa un gran parlare di organizzarsi in difesa della Pesca sub. Nelle varie ipotesi che vengono prospettate e nei discorsi che si sentono fare quanto c’è – secondo voi – di fattibile o comunque interessante?

MARCO CICERI: La tutela della pesca subacquea spetta ai pescatori ed in particolare agli organi che devono rappresentarla. La Federazione, quindi, ha questo scopo. D’altra parte, il “peso”politico d’ una federazione sportiva è direttamente proporzionale al numero dei suoi iscritti; se tutti coloro che praticano questo sport fossero regolarmente iscritti, ritengo che la Federazione potrebbe far valere le ragioni della pesca in modo certamente più efficace di quanto non faccia oggi.

Il nostro è un settore sportivo decisamente più piccolo rispetto alla maggioranza delle varie discipine sportive: se ci mettiamo a creare numerose organizzazioni parallele non facciamo altro che disperdere energie preziose.

Marco Bardi in azione

MARCO BARDI: Spesso mi capita di sentire dati inconsapevolmente “sparati ” da appassionati del settore, apparentemente dotati di convinzioni che nemmeno i più esperti hanno. Quando poi si va a vedere la reale affidabilità di chi propina certe informazioni, è semplice concludere che in questo ambiente c’è poco professionismo e molta fantasia; i più creduloni ed i meno esperti potrebbero restare condizionati da certe parole.

Ad esempio, le idee sono tante ma di queste pochissime risultano effettivamente realizzabili.

Un esempio per tutti: il censimento.

Sicuramente contarsi è importante, ma ricordiamoci che essere 1000, 10.000 o 100.000 non cambierebbe poi così tanto il dato di fondo: siamo una percentuale della popolazione nazionale nell’ordine dello zero virgola qualcosa [n.d.r. se fossimo 200.000 rappresenteremmo grossomodo lo 0,3 %].

Insomma, più che la quantità degli appassionati, sbandierata da qualcuno come un punto di forza quando in realtà è il nostro principale punto debole, contano la qualità delle idee e l’impegno delle persone. Quanti appassionati hanno la pazienza e la costanza di informarsi sulle complesse questioni della sicurezza, dell’impatto ambientale, dei regolamenti gare e quanti si attivano in prima persona? Pochi, pochissimi, mentre troppi sono pronti a sparare a zero e a criticare chi con sacrificio si impegna in prima persona, magari da anni.

Io mi chiedo: prima di gettarsi a capofitto in un’improbabile “politica fai da te” con il rischio di fare danni e raccontare inesattezze, non converrebbe mantenere la calma e cominciare ad ascoltare e valutare con attenzione le proposte delle persone più esperte, con ruoli ben definiti? Personalmente non ho dubbi: sarebbe preferibile ascoltare attentamente le indicazioni degli addetti ai lavori, ma molti non hanno l’umiltà, la pazienza e a volte neanche l’intelligenza per farlo. Siamo in pochi e disperdiamo energie per lo spiccato individualismo, bravi fin troppo a lamentarci e ad accusare altri per i propri problemi.

Questa è la triste verità: si piange e si accusa troppo, peccando poi in volontà quando si tratta di lavorare per crescere.

Il settore, purtroppo, è afflitto da questo male e sono anni che ci facciamo conoscere per quello che non siamo o non dovremmo essere. Siamo diventati famosi per essere quelli che sott’acqua stanno zitti e poi, una volta fuori, recuperano in fretta il tempo perduto, parlando troppo e spesso a sproposito.

Per fortuna non tutti sono così, ma purtroppo si deve riscontrare che molti sembrano studiarci la notte per far del male a questo sport.

Se si ascoltano i commenti sui pescatori subacquei fatti da chi è estraneo al nostro ambiente, la locuzione più utilizzata per descriverci è “tanti cani sciolti, mai contenti”.

A me dispiace che l’intero settore venga affondato a causa di pochi esaltati che sparano a zero su tutto e su tutti, pronti poi a giustificarsi come angioletti alla prima occasione, condizionando molti innocenti che li seguono. Servirebbe una linea guida alla quale attenersi e cercare, per quanto possibile, di parlare tutti la stessa lingua. Per gli individualisti, avrei un consiglio: prima di parlare, mettiamo in moto il cervello e pensiamo a ciò che si dice, non sempre quello che ad una persona può sembrare giusto sarà utile al nostro ambiente, anzi alle volte è dannoso.

Quindi confrontiamoci su un terreno aperto composto da altri appassionati, cercando di analizzare con intelligenza ogni parere. Se il sole sorge ad est, non possiamo pensare di farlo sorgere per forza a nord.

Marco Ciceri

4) Quali scenari si configurano, a vostro avviso, nel futuro della Pesca Subacquea?

MARCO BARDI: Come tutti i settori più limitati, anche questo ha bisogno di crescere ed uniformarsi alle mutate condizioni. Se la società ed i costumi di oggi portano verso certe direzioni, è la che si deve andare. A fronte dei cambiamenti che si sono verificati, il settore non ha saputo reagire e adattarsi alle nuove necessità, ma è bene tener presente che contro corrente si fatica di più e si va poco lontano.

Con un po’ di volontà i risultati si possono ottenere sempre, anche nel nostro campo: tutto sta all’intelligenza media dei praticanti, alla loro capacità di capire cosa si può ottenere e come farlo, senza strafare ma cercando di imparare ed attenersi alle regole. Altrimenti è tempo perso e distruzione sicura. Una corretta informazione sarà sempre alla base del progresso, in ogni sport, in ogni settore.

MARCO CICERI: Concordo perfettamente con quanto detto da Marco.

Posso soltanto aggiungere che negli ultimi anni non abbiamo mai avuto l’impressione che ci fosse un calo di popolarità della pesca nei paesi storicamente a forte tradizione nelsettore (Italia, Spagna, Francia in primis). In Italia, in particolare, l’interesse che l’apnea ha riscontrato negli ultimi anni ed i numerosi corsi che di conseguenza oggi vengono proposti, costituiscono un ottimo bacino per creare in futuro nuovi pescatori. Inoltre, alcuni paesi d’oltre oceano,Stati Uniti in testa,stanno vivendo un periodo di forte sviluppo e crescente interesse per la pesca e l’apnea e questo non può che farci ben sperare per il futuro.

5) Quali sono i vostri progetti a breve e medio termine nel settore della Pesca in Apnea? Potete fornire qualche anticipazione sulle vostre novità?

MARCO BARDI: Per quanto mi compete e per le mie responsabilità in Omer, posso dire che mi occupo di numerose iniziative finalizzate a migliorare i rapporti tra Azienda e

pubblico, nonché tra Azienda e Ambiente Sportivo; il resto non è di mia competenza anche se mi adopero continuamente per suggerire quello che posso.

Marco Bardi

MARCO CICERI: Bardi, come al solito, fa troppo il modesto. Con lui, infatti, stiamo lavorando da alcuni mesi ad una linea di prodotti dedicati alla pesca nel basso fondale che porterà la sua firma. In particolare, questa linea sarà composta da due arbalete, una muta, un bermuda ed un sottomuta, uno schienalino, una maschera, una pinna, un boccaglio ed infine un mulinello.

Una parte di questi prodotti uscirà in anteprima a Giugno di quest’ anno insieme ad altre novità particolarmente interessanti. Saranno infatti disponibili presso i nostri punti vendita a partire da Giugno tre nuovi mulinelli in alluminio, un boccaglio innovativo, un nuovo fucile, due nuove maschere, una boa ed una torcia. Preferisco non entrare nei dettagli. Tutti gli appassionati avranno comunque la possibilita’ tra poco tempo di poter trovare tutte le informazioni tecniche di questi prodotti nel sito di Marco e tramite un pieghevole di 8 pagine che verra’ allegato alla rivista Pesca sub del mese di Giugno che riceveranno tutti gli abbonati.

6) Quale sarà il futuro delle attrezzature nei prossimi anni?

MARCO CICERI: L’utilizzo di nuovi materiali e lo sviluppo di prodotti sempre piu specializzati per i diversi tipi di pesca sono, a mio parere, il futuro delle attrezzature.

MARCO BARDI: L’utilizzatore ha intrapreso un certo percorso da anni e pare che non lo molli. Imparare a capire meglio le attrezzature e a liberarsi da luoghi comuni e pregiudizi lo ha portato a fare grandi passi avanti ed è successo l’imprevedibile: attrezzature che sembravano di scarsa qualità ai più, oggi sono al primo posto nelle vendite.

Vedi fucili ad elastici e mute in spaccato, ad esempio. Hanno faticato ad imporsi, ma alla fine qualità ed efficacia hanno prevalso. La didattica, le fonti di informazione e la voglia di crescere hanno fatto migliorare il livello qualitativo del settore delle attrezzature come mai in precedenza. Al contrario, sono pochi oggi quelli che acquistano un prodotto convinti che risolverà tutti i loro problemi, mentre sono sempre di più, per fortuna, quelli che capiscono che l’attrezzatura, se valida, è un aiuto importante….. ma non è tutto.

Grazie a questa maggiore consapevolezza degli utilizzatori, credo che il futuro si prospetti all’insegna dell’attrezzo sempre più tecnico e che anche il principiante, che prima arrivava a prodotti di qualità superiore molto gradualmente, utilizzerà attrezzature di alta qualità sin da subito, proprio perché potrà capire le differenze e sfruttare le peculiarità di ogni prodotto.

Il livello medio è molto cresciuto ed ha portato ad evidenziare ancor di più le necessità tecniche. Prevedo quindi una sempre maggiore ricerca del dettaglio e della qualità con meno “specchietti per le allodole”. Un conto, infatti, è sbagliare in buona fede, cosa che inevitabilmente può accadere, cosa ben diversa è prendere in giro l’acquirente raccontandogli vere e proprie frottole: solo i migliori produttori e quelli che sapranno offrire maggiori garanzie riusciranno a crescere.

7) Il primo consiglio che dareste a chi si avvicina alla pesca in apnea?

MARCO BARDI: In primo luogo gli consiglierei di farsi una buona cultura sullo sport che pratica. Una buona informazione sulla sicurezza, sull’etica, sulle leggi e sulle regole vigenti ha la precedenza sull’approfondimento di altri argomenti, che spesso portano solo a fare confusione.

Marco Ciceri in Azienda

MARCO CICERI: Oltre a quanto detto da Marco, aggiungerei: trovarsi un buon “maestro” o, meglio ancora, iniziare con un corso.

8) Potete raccontarci un episodio particolarmente significativo o simpatico della vostra carriera professionale?

MARCO CICERI: L’esperienza delle pinne ice è stata certamente quella più significativa degli ultimi anni. Mi ha dimostrato per l’ennesima volta l’importanza di essere pazienti prima di uscire con un nuovo prodotto, soprattutto se non lo si è prima testato accuratamente.

La voglia di uscire velocemente con un articolo che avrebbe costituito indubbiamente un notevole passo avanti nel mercato delle pinne, stimolata dalla continua richiesta dei negozianti – divenuti impazienti non appena avuto notizia delle ICE -, ci ha spinto ad anticipare i tempi di consegna.

Oltretutto, il materiale “plastico” utilizzato per la pala era per certi versi simile a quello utilizzato per le pale “normali”, di conseguenza una “rottura” non ci sembrava un elemento da prendere in cosiderazione; inoltre, quelle poche che avevamo testato prima della produzione non avevano dato alcun problema. La fretta ed alcune esperienze in fase di stampo di questo nuovo materiale, ci hanno giocato veramente un brutto scherzo. Al contrario, i fatti hanno dimostrato che non esiste oggi prodotto più difficile da produrre. Oltre un anno di test in acqua e a secco con centinaia di pale, due diversi tipi di stampi con innumerevoli modifiche e sistemi di stampaggio, non meno di 5 diversi tipi di materiale provati: credo che questi elementi possano dare un’ idea precisa di che cosa intendo per “complicato”.

Ci teniamo a concludere positivamente i collaudi, vista l’esperienza acquisita ed i notevoli sacrifici attuati. Siamo sicuri che presto si parlerà di nuovo delle pinne Ice, ma con un entusiasmo diverso. E’ stata una esperienza molto significativa che ci aiuterà a crescere. Come si dice, sbagliando s’impara!!

MARCO BARDI: A me piacerebbe raccontare di come a noi pescatori subacquei piaccia….prenderci in giro da soli con convinzioni fantasiose. Molte volte si ascoltano critiche e commenti verso le attrezzature e alcune volte ci sono episodi che ti fanno riflettere. Come quella volta in cui, per motivi di necessità, furono acquistate delle gomme dallo stesso fornitore di un’ azienda concorrente. Solo gli addetti ai lavori sapevano che erano esattamente le stesse – come dimostravano anche i test effettuati in Azienda – cambiavano solo il marchio e le boccole di nylon. Fuori, invece, si trovavano spesso i famosi “super esperti” che dichiaravano a voce grossa che tali gomme non erano buone ma che quelle dell’altra azienda erano più progressive, più potenti, più, più’..

La verità incontestabile è che praticamente le due gomme erano identiche, cambiava solo il marchio di chi le commercializzava!!

Quante volte ho sorriso pensando a come ci sarebbero rimasti a saperlo……

Fatti di questo tipo se ne sono visti abbastanza per capire che in questo settore devi essere attento alle mille situazioni che, più o meno paradossalmente, si verificano, non solo tecniche ma anche “caratteriali” e di trend.

Se realizzi un prodotto efficace e semplice, non piace, proprio perché è semplice; se lo realizzi meno efficace ma con particolari fantasiosi allora è convincente, proprio perché il sogno dell’articolo speciale ha sempre il sopravvento. Infine, mi sorprendono alcune persone che scrivono consigliando ricette tecniche e commerciali miracolose con convinzioni incredibili, senza tenere conto che ci sono esigenze commerciali, industriali, produttive e che esistono mercati paralleli importanti, come la Spagna, la Francia, gli Stati Uniti o l’Australia. Ad esempio, non si può consigliare ad un principiante un prodotto altamente tecnico. Si rischia di allontanare la persona dalla comprensione dei concetti di base: sarà come dare una macchina da corsa ad un ragazzo che ha appena preso la patente.

Se fosse così semplice fare bene, perché non si attivano in prima persona invece di criticare pesantemente?? E’ difficilissimo capire ed interpretare il pubblico ed io mi sono sempre impegnato per cercare di capire il linguaggio, le necessità, il punto di arrivo. Posso dire che è una bellissima esperienza che ha un valore più importante di quanto non si creda.

Da sx: Marco Bardi, Bruno De Silvestri, Fabio Antonini e Daniele Petrollini, tutti atleti del Team Omer

9) Che ruolo svolge l’agonismo e cosa ne pensate?

MARCO BARDI: Se si parla di quanto sia valido o meno, vorrei ricordare un episodio che forse rende bene l’idea. Durante gli anni 70-80 gli atleti che gareggiavano erano supportati da numerose aziende, che a loro volta davano seguito e sviluppo alla comunicazione ed alla pubblicità per ovvi interessi.

Erano gli anni in cui la pesca sub non aveva problemi. Nel volgere di un breve lasso di tempo, l’assenteismo di alcune aziende e la convinzione che solo l’immersione con autorespiratore portasse benefici ha segnato lo slancio verso nuovi interessi e si è assistito a grandi abbandoni. Quando le aziende hanno abbandonato gli atleti e gli investimenti, lo sport ne ha risentito e, come in una reazione a catena, molti negozianti e club subacquei hanno a loro volta investito sull’Ara, impoverendo il mondo dell’apnea che davano per spacciato.Si

respirava un’aria di sconfitta e di estinzione. Pian piano è cresciuto il malumore, fino a che si sono di nuovo visti investimenti ed interessi grazie anche ad aziende coraggiose come appunto la Omer. La pesca in apnea ha preso nuovo ossigeno e gli addetti ai lavori hanno dovuto prendere atto del fatto che anche l’Ara era stato un “momento d’ euforia” e che la vecchia pesca in apnea continuava a dare il suo importante contributo. Grazie all’agonismo è stato più semplice coinvolgere di nuovo circoli subacquei e associazioni, negozi e aziende. Sono convinto che senza agonismo pochi sport riuscirebbero a vivere. Consiglio a tutti coloro che non fanno agonismo ma amano la pesca in apnea di non schierarsi contro, altrimenti continuiamo a dividerci e a farci del male. L’agonismo, in fondo, è l’espressione di quanto fanno gli altri per hobby, la natura dell’attività è sostanzialmente la stessa: una notazione apparentemente banale ma che spesso sfugge a chi crede che il sacrificio dell’agonismo potrebbe giovare alla pescasub hobbistica placando gli animi di un certo tipo di ambientalisti. Molti, poi, sono contrari alle gare solo perché invidiano chi con i risultati dimostra qualcosa, senza il bisogno di tante parole….

MARCO CICERI: Perfettamente d’accordo con quanto già espresso da Marco. Non credo che serva a nessuno che ami questo sport metterne in dubbio l’aspetto agonistico. Una modernizzazione delle competizioni con regole nuove attente sia alla selezione delle prede che ancor di più alla tutela della salute degli atleti sono invece passi importanti che, ad oggi, solo in parte mi pare siano stati presi in considerazione.

10) Che rapporto c’è tra la Omer e gli atleti del Team che sponsorizza?

MARCO CICERI: Un rapporto di amicizia reciproca e di forte collaborazione.

Capita molto raramente di commettere errori su nuovi prodotti quando questi sono stati testati a lungo dai nostri atleti. La stragrande maggioranza delle novità nasce sempre da loro indicazioni, il nostro ruolo è solo quello di renderle concrete e producibili a livello industriale.

MARCO BARDI: Direi ottimo, c’è sempre stata la volontà di collaborare e cercare nuove figure interessanti per migliorare conoscenze e sviluppare nuove prospettive.

Il Team Omer viaggia in tale direzione e da anni dimostra di essere la squadra più organizzata ed efficace, non solo dal punto di vista dei risultati agonistici, ma anche sotto il profilo di ricerca e studio dei materiali e del contributo dato alla ricerca scientifica e allo sviluppo dellla sicurezza dell’immersione, grazie specialmente alla Omer che finanzia le ricerche. Credo che anche la gestione complessiva della squadra sia vincente: lo riprova il fatto che il gruppo risulta molto affiatato e ben organizzato. Dispiace vedere l’abbandono di altri Team. Probabilmente la verità è che siamo una delle poche aziende che garantisce certe attenzioni e quindi accade che molti atleti giovani e meno giovani si rivolgano continuamente al nostro Team: ovviamente non possiamo gestire tutti quelli che fanno richiesta, quindi siamo costretti nostro malgrado a limitare gli investimenti. Se vi fosse più interesse da parte della concorrenza sarebbe un vantaggio per tutto il settore e l’ambiente della pesca in apnea. Più interesse, più slancio, più investimenti= più immagine = meno problemi.

Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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